BURGARIA - La maledizione del castello
ANTEFATTO – Bartholomeus
1 min di lettura
Dal diario del Pellegrino Bartholomeus da Trecate, Anno Domini 1427, addì 16 ottobre.
“Adunque avvenne ch’io giunsi nella contrada appellata Burgaria, ch’alcuni m’han narrato esser terra di brughiere e di tacimenti. E pur m’accorsi che non opprimean silenzi, ma voci sussurranti e vaghe memorie d’età remote, smarrite ne’ recessi del tempo. In quelle contrade, ove l’aere si vela d’incanto nebbioso, il vapor s’insinua con liete carezze, quasi danza lieve sulle guance dell’alba. Corbetta m’accolse nel calar del sole et m’apparve ch’ogni finestra s’affrettasse a serrarsi innanzi il mio giungere. Il castello, ch’i paesani chiamano Sancti Ambrosii, si mostrò grave e severo: torri quadrate, cortile di pietra bruna et maculata, portone che gemeva al tocco del tempo che tutto consuma. Un veglio, forse custode o pur curioso di natura, mormorò ch’ivi stanziavan gli Sambonifacio, nobil schiatta d’ombre e di calme, or prossima a disfarsi qual cenere dispersa dal vento del settentrione.
Scrivo coteste parole al lume traballante d’una candela, mentre il vento batte alla porta come un fantasma impaziente. Et bench’io foss’uomo d’orazione, stanotte varcar non oso la soglia della cappella, ché si favella che colà dimorin ricordi che l’alma peregrina non debba risvegliare.”