BURGARIA - La maledizione del castello
CAPITOLO X– Rito di liberazione
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Al risveglio, Vittoria e Leonardo si trovarono nella piccola biblioteca segreta, rischiarata soltanto da una lanterna che pendeva dal soffitto. Sul tavolo centrale erano sparsi pergamene e calamai; sul leggio, il diario di suo padre era aperto alla pagina con la chiave del sigillo, l’inchiostro brunastro ancora visibile lungo il margine sottile.
— Qui… — mormorò Vittoria, seguendo con un dito le linee geometriche accanto al testo latino. — Non è solo un’invocazione: qui sono scritti gli ordini esatti del rito.
Leonardo, con il mento appoggiato alla mano, osservò l’alone dorato delle lettere.
— Leggete — disse piano. — Dobbiamo ricostruire la sequenza corretta.
Vittoria prese un respiro profondo e cominciò a dare voce alla traduzione:
— Con voce pura recitate: “In nodis sanguinis veritas perpetua, libera anima clausarum…”
Leonardo scorse le righe più minute, dove un glifo raffigurava una serpe avvolta attorno a un cuore stilizzato.
— Questo segno — spiegò — indica il momento in cui le anime vincolate devono fondersi con il vostro spirito.
Vittoria trascrisse rapidamente la sequenza su un foglio pulito. La lanterna oscillò leggermente, e un sussurro parve scivolare tra gli scaffali: la voce di Bartholomeus, come un monito che il tempo stava per esaurirsi.
— Domattina — concluse piegando il foglio con cura — senza fretta, o il rito fallirà.
Leonardo annuì, riponendo il diario con attenzione.
— Vi sarò accanto. La notte sarà lunga, ma l’alba porterà la nostra prova.
Un silenzio denso calò nella stanza. Vittoria posò una mano sul petto, consapevole di aver decifrato non solo parole antiche, ma il destino stesso della stirpe Sambonifacio.
La porta segreta si chiuse con un lieve scatto, rivelando un ambiente stretto e semicircolare. Le pareti, scandite da nicchie, custodivano calici, piccoli scrigni e frammenti di pietra nera. Al centro, un grande tavolo di pietra levigata fungeva da altare improvvisato; sul bordo, il diario aperto mostrava i passaggi del rito, tracciati con rigore antico.
Vittoria prese il candelabro più alto e lo posò accanto a un calice d’argento. Un tremito impercettibile percorse il tavolo. Nel silenzio, un bagliore azzurro si accese nella nicchia più remota. Vittoria serrò il diario al petto.
— Tutto è pronto. All’alba, il sigillo reclamerà l’ultima parola.
Si rimboccò le maniche: il volto segnato dalla stanchezza, ma illuminato dalla determinazione.
— Domani spezzeremo il patto. E Luna, finalmente, potrà riposare.
Per un istante, una fiamma guizzò viva. Il rito di liberazione era ormai imminente.