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BURGARIA - La maledizione del castello

CAPITOLO XII – Confronto

2 min di lettura

La luce del mattino filtrava con fatica dalle alte finestre della biblioteca, tracciando sottili lame d’argento sui legni scuri degli scaffali. Vittoria, ancora percorsa dall’adrenalina del rito notturno, trascinò sul tavolo una cassa di noce antica, rinvenuta tra volumi coperti di polvere. All’interno, ordinati con cura, giacevano rotoli di pergamena vergati con una calligrafia minuta e fitta, che pareva vibrare sulla superficie ingiallita: la mano di Bartholomeus.

Quando sciolse i nastri e aprì i fogli, un odore di muschio e cera fusa si diffuse nella stanza.

— Qui… — mormorò, indicando alcune pagine sfrangiate ai margini — ha annotato le profezie… e il motivo per cui fu chiamato in questo castello. 

Leonardo si chinò accanto a lei, la fronte contratta in un’attenzione silenziosa. Sul foglio, la scrittura recitava:

“Quando la gran pestilenza cadrà sopra la terra de la cità, l’ultima discendente, in cerca di scampo, troverà ricovero infra queste torri, che mute fan guardia al destino. Allora, se in sé terrà uniti lo sangue dell’offerta pura e lo lume del pellegrino, potrà recidere lo legame che non ha fine. E quando lo patto sarà temprato nel foco de la misericordia, dalle fondamenta de Corbetta nascerà arbor novo.

Vittoria lesse a voce alta. Le parole sembravano vibrare tra le pareti, come se la pietra stessa le custodisse.

— Un nuovo albero… — ripeté piano. — È il segno della rinascita della nostra stirpe.

Le giunse all’orecchio un bisbiglio noto, portato da un soffio lieve: il suono rarefatto di Bartholomeus. Una tenue aureola di luce si formò vicino alla finestra, delineando appena il suo volto.

— Avete compiuto la profezia, Vittoria — disse con voce bassa. — Portate questa conoscenza a chi verrà dopo di voi. Custodite la verità che avete liberato.

Leonardo le posò una mano sul braccio.

— Questi fogli non sono più soltanto memoria di un passato oscuro, ma la mappa per il vostro futuro.

Vittoria chiuse lentamente la cassa, gli occhi lucidi di commozione e speranza. Con quelle pagine nel cuore, comprese che il patto infranto non segnava una fine, ma l’inizio di un nuovo capitolo per il casato.

Con la maledizione dissolta, il castello di Corbetta era pronto ad accogliere il germogliare della vita tra le sue pietre secolari.

Si sedette alla scrivania, pronta a scrivere. Poco dopo, Leonardo entrò, un sorriso appena accennato sulle labbra.

— State scrivendo il prologo? — chiese, gettando un’occhiata al taccuino.

Vittoria lo invitò ad avvicinarsi.

— Voglio che chi verrà dopo di noi sappia che questo castello non è solo pietra, ma un crocevia di anime.

Con mano ferma, tracciò il racconto del rito: dalla richiesta del conte, all’aiuto invisibile di Bartholomeus, fino al sacrificio innocente e alla liberazione di Luna. Ogni frase era scelta per rendere omaggio alle voci che avevano abitato quelle mura per secoli. Leonardo sfogliò le pagine, sfiorandole con delicatezza.

— Avete incluso anche le profezie?

Vittoria annuì, aggiungendo il passo dell’albero destinato a crescere nel cortile.

— Così, chi leggerà saprà che il vincolo è stato spezzato, ma che il domani resta da plasmare.

Scrisse l’ultima frase: “Dalle fondamenta di Corbetta, purificate dal pentimento, rifiorirà la vita.”

Un soffio leggero increspò le tende; un lampo di luce attraversò la stanza, come un tacito segno di consenso.

Vittoria chiuse con cura il taccuino, certa di aver restituito voce a ogni memoria. Depose poi il volume su uno scaffale riservato, accanto agli antichi diari di famiglia.


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