BURGARIA - La maledizione del castello
CAPITOLO VI – Corbetta e il suo castello
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La mattina seguente al suo arrivo, Vittoria trovò il maggiordomo ad attenderla nella loggia interna. La luce filtrava dalle vetrate istoriate, proiettando sul pavimento disegni di luce rossa e oro.
— Come vi avevo promesso, mia signora, — disse con un inchino lento, — oggi vi racconterò ciò che queste mura hanno visto nei secoli. Voi, se non sbaglio, non foste mai venuta qui prima d’ora.
Procedettero lungo un corridoio che conduceva alla torre orientale. Gli arazzi alle pareti raffiguravano scene di battaglie e solenni processioni, e il rumore dei passi si propagava sulle lastre di pietra come un’eco lontana.
— Le origini di questo luogo — iniziò il maggiordomo, — risalgono a tempi antichi, quando qui vivevano i Celti.
Corbetta, infatti, era uno dei pagi della popolazione gallica, con insediamenti fortificati già nel VII secolo avanti Cristo. Le tombe “alla cappuccina” ritrovate sotto il suolo ne sono la prova.
Vittoria sfiorò con la mano un bassorilievo incassato nella muratura.
— E poi arrivarono i Romani? — domandò.
— Esatto. Lo chiamarono Curia Picta. Allora era un piccolo centro commerciale della pianura, con una curtis e un foro. Nel V secolo giunse il cristianesimo e fu eretta una pieve paleocristiana: i resti si trovano ancora sotto la Collegiata.
Attraversarono un’arcata che si apriva sul cortile interno, dove un pozzo rifletteva il cielo lattiginoso.
— Dopo la caduta di Roma — proseguì il maggiordomo, — queste terre passarono di mano più volte. Nel IX secolo l’arcivescovo Ariberto d’Intimiano le fece proprie, trasformando Corbetta in un presidio militare e in un centro religioso di rilievo. Ma la guerra non tardò a giungere: nel 1154 Federico Barbarossa pose d’assedio il castello e lo rase al suolo.
Si fermarono davanti a una porta di quercia intagliata.
— Nel 1037— continuò, abbassando il tono, — durante l’assedio dell’imperatore Corrado II, un temporale improvviso disperse le truppe. I più anziani giurano che fu Sant’Ambrogio, apparso a cavallo, a intimare all’imperatore di ritirarsi.
Vittoria lo fissò con un misto di dubbio e curiosità.
— E voi… ci credete?
Un sorriso appena accennato increspò le labbra del maggiordomo.
— In questo castello, mia signora, ci sono verità che non hanno bisogno di prove.
Proseguirono verso la sala delle armi, dove lance e alabarde scintillavano alla luce tremolante delle torce.
— Altri assalti seguirono — riprese, — come quello di Federico II nel 1239. Nei secoli successivi, durante le guerre del Monferrato, le difese furono potenziate. Con l’attuale dominio spagnolo, le strategie militari sono mutate, ma la fortezza è ancora in piedi, come potete vedere.
Si affacciarono da una loggia che dominava i giardini. Sotto di loro, il parco si stendeva ordinato, con siepi scolpite e fontane zampillanti.
— Oltre quegli alberi — disse il maggiordomo indicando un punto lontano, — si trovano i resti del castrum romano di Curia Picta, tombe e reperti di epoche remote. Gli alberi secolari celano ancora tracce delle fortificazioni più antiche… e nelle notti di vento, qualcuno giura di udire il passo di cavalieri invisibili.
…
Ai giorni nostri, il castello non appare più come lo vide Vittoria. I secoli, le guerre e le mani degli uomini ne hanno mutato la forma. Delle mura possenti restano solo frammenti, e una torre solitaria veglia ancora sulle memorie di pietra, ultimo testimone del tempo che fu