Nulla da temere
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Erano passati due anni dall'incidente.
La Fornili aveva avuto ragione:le prove che avevo contro di lei servivano solo a dimostrare che fosse una parente di sangue della bambina, non che fosse dietro a tutte quelle morti.
Sempre nel caso in cui le prove le avevo.
Le radici di un albero partono da un punto comune, il tronco, e possono prendere mille direzioni diverse:alcune si intrecciano tra loro, alcune sbucano fuori dal terreno, altre muoiono e altre ancora scendono sempre più in profondità. Qualsiasi cosa facciano la fanno a vantaggio del tronco, anche se non ne sono consapevoli.
Vittoria era stata il tronco, i Moreschini, Tavella, i Tavassi, la Di Maggio, Perrotta e la Diotti le sue radici.
Il mio primo caso fallito.
Il più intricato che fossi mai riuscita a risolvere, ma l'unico che non potevo dimostrare.
Mi veniva quasi da ridere.
Ero al parco divertimenti con i miei due figli e li sorvegliavo mentre erano sul carosello.
Persa nei miei pensieri, mi girai verso la ruota panoramica e vidi una sagoma familiare. Cercai di mettere a fuoco, ma la cabina era troppo in alto, così aspettai che scendesse.
Mentre si avvicinava, vidi che si sdoppiava e, appena arrivò raso terra, riconobbi la sagoma come la Fornili e l'altra come Susanna.
La donna era felice, spensierata, innocente.
Come se non avesse nulla da temere.
A quel punto scoppiai a ridere nervosamente.
Scossi la testa e tornai a sorvegliare i miei figli.