Da gomitolo a matassa
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Successivamente ero passata ai due nuovi elementi:il membro di un partito politico locale, Dante Perrotta, e il Questore Ginevra Di Maggio.
Le cimici che si trovavano solo sui loro cappotti riportano varie conversazioni tra i due, dalle quali si deduce che prima del 2014 avevano fatto un accordo segreto:l'uomo si impegnava per farle scalare i vertici della Magistratura e lei, in cambio, gli garantiva immunità giudiziaria per qualsiasi crimine, in modo da renderlo inattaccabile.
L'accordo stava proseguendo bene:la Di Maggio era diventata Questore in pochi mesi e Perrotta, esperto nel falsificare documenti, era libero di manipolare tutte le carte che gli erano utili, tra cui quelle riguardanti le elezioni del 2015 per il nuovo sindaco.
Le elezioni erano state precedenti agli scandali della Ferrari, per cui la sua reputazione pulita le aveva permesso di vincere con il 76% dei voti, ma per Perrotta era più conveniente che perdesse:così modificò la percentuale dei voti favorevoli e il cognome del vincitore, facendo eleggere Enrico Ferraro, appartenente al suo stesso partito.
La testimonianza di un altro documento falsificato si trova in una registrazione dle 25 Luglio 2015, nella quale Perrotta disse al Questore che per eliminare la possibilità che il loro accordo venisse scoperto, dovevano concentrare l'attenzione su uno scandalo, ovvero quello dei debiti del marito della Ferrari, i cui documenti erano appena entrati in suo possesso. Inoltre, il fatto che lei fosse di un partito opposto al suo era ancora più vantaggioso.
Secondo lui, però, un solo scandalo non era abbastanza efficace, così la donna suggerisce di crearne anche lei uno, ma di tipo giudiziario.
Il loro piano inizia:una settimana dopo questa conversazione, Perrotta diffonde i documenti in forma anonima e la Di Maggio gli fa falsificare il documento relativo agli accordi tra gli spacciatori, come riporta una registrazione del 4 Agosto, due giorni prima del blitz della polizia. Per mettere la droga, appartenente ad un carico sequestrato a una delle due bande, nel garage della coppia, paga due addetti ai traslochi che, con la scusa di prendere i mobili dal garage di una vicina, entrano in quello dei Moreschini. L'uomo, poi, fa la soffiata anonima e la donna firma il mandato di perquisizione che si era procurata prima.
Nessuno sospetta del loro accordo per altri due anni, ma Perrotta diventa sempre più paranoico sul voler mantenere il segreto.
Lo scorso 13 Gennaio le sue ansie vengono confermate:un gruppo di uomini, appartenenti al suo partito, viene arrestato per essere coinvolto in affari con la criminalità organizzata e, per scoprire se altri politici hanno fatto accordi simili, partono una serie di indagini.
Così prende una decisione estrema:consapevole che rischierà di essere scoperto, distrugge tutte le prove che portano a lui e uccide la sua complice.
Il delitto avviene intorno alle due del mattino del 28 Febbraio.
Non c'erano segni d'effrazione, per cui Perrotta entrò in casa con una copia delle chiavi della donna, che probabilmente si era procurato con la sua abilità di falsario. Sul corpo della donna, ritrovato nel bagno, erano presenti tre ferite d'arma da fuoco, uno alla spalla destra e due all'addome, mentre sul corpo dell'uomo, ritrovato in camera da letto, c'era una sola ferita al cuore.
Secondo la ricostruzione degli eventi, la donna era andata in bagno al momento dell'intrusione, come testimoniavano il gabinetto sporco e la luce della stanza rimasta accesa fino al giorno dopo, e a causa dei rumori era tornata in camera.
Lì trovò Perrotta, che cominciò a spararle, ma lei lo uccise con un colpo solo.
Dal sangue trovato sul kit di pronto soccorso e sul cellulare, oltre al fatto che l'ultimo numero chiamato è il 118, si deduce che fosse tornata in bagno nel tentativo di medicarsi e chiamare un'ambulanza.
Purtroppo, i soccorsi non arrivarono in tempo e la donna morì per l'emoraggia.