CAPITOLO I – Io sono Rosa Silvia
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Non so se ho iniziato a scrivere questo diario per ricordare o per dimenticare. Forse per non dimenticare. Forse per non impazzire. O forse perché certe cose, se non le metti su carta, ti si incrostano dentro e non ti lasciano più respirare.
Non aspettatevi ordine, né costanza.
Ci sono pagine scritte di getto e poi vuoti lunghi anni. Ci sono giorni in cui le parole mi scivolavano fuori come lacrime e altri in cui non riuscivo nemmeno a tenere una penna in mano. Non è un diario come quelli che si leggono da adolescenti, con le date precise e i pensieri ordinati. È un mosaico di frammenti, di momenti che mi hanno attraversata. A volte ho scritto per rabbia, a volte per amore, a volte solo per non sentirmi sola.
Alcuni anni sono saltati.
Non perché non siano esistiti, ma perché non ho avuto la forza di raccontarli. O perché non c’era nulla da dire, o troppo da dire. E quando il dolore è troppo grande, le parole si nascondono.
Questo diario è la mia voce, anche quando tace. È la mia memoria, anche quando dimentico. È il mio rifugio, anche quando non ci torno per molto tempo.
Se lo state leggendo, vi chiedo solo una cosa: non giudicate i vuoti. Sono parte di me, quanto le parole.
Dunque, cominciamo.