CAPITOLO VI – L’attesa tradita
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29 giugno 1913
Oggi mi sono svegliata presto.
Ho scelto con cura la veste più chiara, l’ho stirata come se fosse festa. Il cuore mi batteva forte: era la domenica che avevamo promesso.
— Vai da qualche parte? — mi ha chiesto mia madre.
— Forse — ho risposto e ho sorriso senza aggiungere altro.
Sono rimasta al fiume in attesa. All’inizio guardavo ogni figura che passava, convinta che fosse lui.
— Forse è in ritardo — mi sono detta.
Poi il sole ha cominciato a scendere, e l’acqua a scurirsi. Ho contato i minuti, poi le ore. Alla fine, solo il vento mi ha fatto compagnia.
È notte ormai.
Di lui nessuna traccia.
Non una parola, non un segno.
Solo un’assenza, che si è seduta accanto a me come un ospite indesiderato.
15 luglio 1913
Sono passate due settimane. Nessuna lettera, nessun passo sulle scale.
Il suo vuoto cresce ogni giorno, e divora più delle parole dure. A volte mi chiedo se l’ho solo sognato, se davvero ci siamo incontrati al fiume.
Ma poi ricordo i suoi occhi e so che era realtà.