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Identità

Atto III

1 min di lettura

“È così che è andata…”

Di nuovo questo cazzo di pensiero non mio…

Senza rendermene conto ho preso la testa tra le mani, lo sguardo al suolo, l’acqua che gocciola dalla punta del naso.


Questa volta però ci sono due stivali in pelle nera, con le cuciture bianche a decorarli che stanno fermi di fronte a me, coperti in parte da jeans chiari, un po’ larghi in fondo. Resto incantato a guardare la punta degli stivali, mentre un tremore insistente scuote la mia schiena.

So cosa vedrò alzando lo sguardo, so che non è possibile ma so cosa vedrò.


I jeans chiari sono stretti in vita da una cintura di cuoio, con una fibbia in ferro grezzo, su cui spiccano piccoli punti di ruggine.

Il chiodo nero e una maglietta nera vestono la parte superiore.

La catenella dell’orologio da taschino, fissata alla cinghia in pelle del giubbotto luccica, argento su nero.

Le mani in tasca, i braccialetti ai polsi.


Alzo lo sguardo per incontrare i suoi occhi, i miei occhi di venticinque anni fa. 

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