Il ritorno non è nel paesaggio
La voce del paese
di Alberto
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Capitolo 4 – La voce del paese
Mi sedetti sotto il vecchio ippocastano, vicino alla fontana che aveva smesso da tempo di cantare. Il sole filtrava tra le foglie e l’aria portava con sé il profumo di terra e di pane, che ormai sembrava seguirmi ovunque. Spezzai il panino ancora tiepido e lo mangiai lentamente.
Non mi accorsi dell’uomo anziano finché non mi fu accanto: una giacca consumata, uno sguardo che pareva aver visto tutte le stagioni.
«Tu sei Alberto, vero?» disse. «Ti riconosco dagli occhi. Sei tornato.»
«Sì» risposi. «Pensavo di ritrovare il passato. Invece mi sembra tutto diverso.»
Sorrise, guardando la fontana muta. «E cosa ti aspettavi? Che il tempo ci obbedisca? Lui cammina. Noi possiamo solo accompagnarlo.»
Non dissi nulla. Non sapevo più nemmeno se avessi fatto bene a tornare.
«Il passato non è una stanza chiusa, figliolo» riprese lui. «È un libro che rileggi, e lo capisci solo se hai vissuto abbastanza.» Fece una pausa. «Hai visto la madre di Lina?»
«Poco fa, al forno.»
«Allora sai che è rimasta. Ma è cambiata anche lei, come tutti. Non aspettarti la ragazza di allora.»
Si alzò con fatica, si sistemò la giacca e si allontanò senza aggiungere altro.
Restai ancora un po’ sotto l’ippocastano, con le briciole sulle ginocchia. Non sapevo se quelle parole fossero un avvertimento o un augurio. Sentivo solo un nodo in gola, e non avrei saputo dire se fosse nostalgia o timore.