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Il ritorno non è nel paesaggio

La sera delle lanterne

1 min di lettura

Capitolo 8 – La sera delle lanterne

La festa si era quietata, lasciando dietro di sé una scia di cori, di sorrisi e di briciole di sbrisolona. La piazza, ora silenziosa, brillava di piccole lanterne appese tra i vicoli, come sogni in attesa di essere raccontati.

Mi sedetti sul muretto vicino alla chiesa, dove il vento portava ancora l’eco di una fisarmonica. Angelo mi raggiunse con una lanterna rossa tra le mani.

«La lascio volare tra poco» disse. «Dicono che puoi scrivere un desiderio, e lei lo porta in alto.»

«E tu cosa ci scrivi?»

«Forse niente. Forse il silenzio è già un desiderio, e lei capirà lo stesso.» Mi porse un foglietto e una matita. «Capirà anche il tuo.»

Scrissi poche parole. Non una richiesta, ma una promessa.

«Porterò ogni ricordo con gratitudine, ma camminerò con lo sguardo aperto sul presente.»

Quando alzai gli occhi, Angelo non era più solo. Dietro di lui, nella luce delle lanterne, c’era la donna del tamburello. Mi bastò guardarla un istante perché il suo nome tornasse da solo, intero, come se non se ne fosse mai andato.

Lina.

Angelo sorrise come chi ha capito più di quanto lascia credere, mi mise la lanterna tra le mani e si allontanò verso la musica.

Lina si sedette accanto a me, sul muretto. Per un po’ non dicemmo niente.

«Mia madre dice che sei rimasto sulla soglia, come allora» disse alla fine.

«Questa volta sono entrato.»

Sorrise e guardò il foglietto piegato tra le mie dita. «Posso?»

Annuii. Non lo lesse: lo legò alla lanterna con un nodo piccolo e sicuro.

La lasciammo salire insieme. Salì lentamente, tremando leggera, e poi si perse nel cielo.

In quel momento non cercavo più niente. Avevo trovato abbastanza. Dentro, fuori, tra le risate, le parole e quella lanterna rossa che brillava come una piccola verità sospesa.


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