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Il ritorno non è nel paesaggio

L’eredità del presente

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Capitolo 5 – L’eredità del presente

Camminavo lungo il viale che costeggia il fiume quando sentii una voce alle mie spalle.

«Scusi, sa se da qui si arriva al ponte vecchio?»

Mi voltai. Aveva forse diciassette anni, lo zaino in spalla e negli occhi quella fame di mondo che si ha appena usciti dal nido.

«Al ponte vecchio? Sì, è poco più avanti. Ma non è più come una volta: il legno è stato sostituito, la pietra restaurata.» Esitai. «Eppure è sempre lui.»

«Va bene anche se è diverso» sorrise. «Cerco il posto dove mio nonno diceva di aver trovato l’amore. Lì ha incontrato mia nonna.»

Su quel parapetto, una sera d’estate, Lina aveva scritto col gesso le nostre iniziali. La pioggia del mattino dopo le aveva cancellate. . Quel ponte, per me, era qualcosa di più di un passaggio.

«E tu pensi di trovarci qualcosa?»

«Non lo so. Ma mi piace ascoltare le storie, anche se non sono mie. Magari un giorno lo diventano.»

Restammo in silenzio, mentre il vento sfiorava il fiume.

«Io sono tornato per cercare qualcosa che credevo perduto» dissi alla fine.

Il ragazzo annuì, come se non avesse bisogno di sapere altro. «Allora il ponte serve anche a questo. Fa passare il tempo, ma anche le persone.»

Ci incamminammo insieme«Io sono Angelo» disse, tendendomi la mano.
«Alberto.» , lui un passo avanti, io un passo più lento. E per un tratto, nessuno dei due fu più un estraneo.


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