Il ritorno non è nel paesaggio
Il nome sulla soglia
di Alberto
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Capitolo 3 – Il nome sulla soglia
Si asciugò le mani nel grembiule, lentamente, come per darsi il tempo di essere certa.
«Alberto» disse. «Il ragazzo che aspettava Lina qui davanti, con la bicicletta senza campanello.»
Sorrisi, e sentii il viso scaldarsi come allora. Non mi aveva riconosciuto dal volto: mi aveva riconosciuto dal modo in cui ero rimasto fermo sulla soglia, senza sapere se entrare.
Ora ricordavo anch’io. Il banco di marmo, il profumo che usciva dal retro, quella donna che da ragazzo mi sembrava non invecchiare mai. Era la madre di Lina.
«Il forno non va in pensione» disse, e mi porse un panino ancora caldo senza chiedermi niente.
«Lina?» domandai, e mi pentii di quanto in fretta fosse uscito quel nome.
«È rimasta, abita a due passi. Oggi è fuori, ma torna per la festa del pane. Viene sempre.»
Non aggiunse altro. Aveva lo sguardo di chi sa più di quanto dice.
Uscii con il panino in mano e il nome di Lina in gola, come una briciola. Il paese era lo stesso di prima, eppure c’era una differenza: adesso mi aspettava.