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Il ritorno non è nel paesaggio

Il ritorno

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Il ritorno non è nel paesaggio

Un attimo eterno, una luce breve che ha incendiato tutto il mio cielo.

Dopo tanti anni di assenza sono tornato là dove pensavo di ritrovare me stesso.
Le strade avevano lo stesso nome, ma un passo diverso. I colori erano più spenti, o forse solo più silenziosi.
Cercavo l’eco dei pomeriggi in cui ridevamo senza pensieri,
il profumo dei tigli che scaldava le promesse,
la musica che scivolava da un jukebox come verità adolescente.

Ho camminato, ascoltato, cercato.
Mi ero illuso di trovare fuori ciò che avevo lasciato dentro: tante cose erano cambiate.
Solo i volti degli anziani, testimoni silenziosi, mi hanno offerto uno sguardo gentile che diceva: “Tu sei tornato, e noi siamo ancora qui.”

E allora l’ho sentito.
Quel battito antico.
Quel sentimento.
Non nel paese, ma dentro di me, dove non ha mai smesso di esistere.

A volte torniamo per riabbracciare ciò che non è più, e nel farlo scopriamo che i luoghi si sono mossi, cambiati, come tutto nel tempo.
Ma il cuore, se ha amato davvero, custodisce intatto il sentimento.

Così ho smesso di cercare fuori e ho camminato dentro di me. Lì ho incontrato:

La nostalgia, che mi ha chiesto di smettere di cercare il passato nei volti di oggi.
La gioia fugace, che mi ha raccontato che anche i sogni brevi possono avere senso.
La solitudine, che mi ha insegnato a parlare con me stesso senza giudizio.
Il sentimento, quello vero, che non è più un nome o una presenza, ma un modo di guardare il mondo.

Alla fine del sentiero non ho trovato risposte.
Ma ho capito che il sentimento che mi ha reso felice una volta mi rende vero ogni giorno.
E questo basta.

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