IL CRONISTORICO - 15
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I Lincèi (1622)
Quando arrivò al cospetto delle Altezze Granducali il confessore di corte accennò un inchino e si pose sorridente in atteggiamento di servile attesa.
In quell'orario pomeridiano, quando il religioso avrebbe tanto voluto schiacciare un pisolino, c'era una specie di riunione di famiglia: sul pavimento il Granduca Ferdinando giocava col gatto Tommasello mentre la mamma Maria Maddalena e la nonna Cristina erano compunte e indispettite.
"Padre" chiese la giunonica Granduchessa Madre, "volete darmi il vostro parere su questa?"
Quello accennò un altro inchino e prese la lettera in oggetto leggendo:
"A Sua Signoria l'Eccellentissimo e munifico..."
"Vi dispiace saltare ogni formula ampollosa di ossequio verso le nostre persone?" lo interruppe donna Cristina.
"Sennò facciamo notte, signor prete" aggiunse il Granduca, giustificato nella sua impertinenza dalla tenera età. "Vi dico io come stanno le cose. Il principe Cesi, cosiddetto Cerìvago, Stelluti, detto Tardìgrado, l'Heckio, ossia l'Illuminato e tutti gli altri dell'Accademia dei Lincei chiedono di poter pubblicare uno scritto del loro consociato, ser Galileo de' Galilei; questo plico qui, vedete? Voi dovete dare l'approvazione ecclesiastica, va bene?"
"No, voi l'approvazione non la darete!" ingiunse la mamma. "E su questo anche la mia signora suocera è d'accordo."
"Sì sì" dichiarò l'anziana donna. "Voi, Ferdinando, coi vostri dodici anni che ne capite di ciò che va fatto?"
"Ditemi perchè" insistè il ragazzino "e vi lascerò fare. Ser Galileo era protetto dal mio babbo, il Granduca buonanima e mi ha dato lezioni di matematica e di scienze. È un grand'uomo."
"Voi finchè siete sotto tutela pensate a giocare col gatto" intervenne la mamma "e lasciate fare a noi che ne sappiamo di più. La signora nonna non vi deve nessuna spiegazione."
"E come potrebbe con tutte le sue credenze superstiziose e magiche? All'Accademia si studiano e si verificano le cose prima di divulgarle per verità."
Il prete poneva attenzione ora all'uno e ora all'altro dei suoi illustri patroni.
"Signor Granduca, Eccellenza" si intromise, umile e untuoso, "cercherò di venire incontro ai desideri vostri. Lasciate che mi legga per bene questo ... 'Il Saggiatore'. Datemi cinque giorni, va bene? e vi dirò quel che io modestamente possa pensarne."
Quando il prete si fu allontanato procedendo all'indietro con tanti inchini il ragazzino scattò:
"Quel coleottero crede che non l'abbia visto ammiccare a dirvi: 'State tranquille che non lo faccio passare questo scritto'?
Siete adulte con la gestione del Granducato ma non capite nulla! Se togliamo di mezzo anche quelli che osservano e approfondiscono gli aspetti della natura 'con gli occhi delle linci', come dicono appropriatamente loro, che ci resta, signore mie? Le verità false con cui la Chiesa spadroneggia?"
"Oh oh, buono, signorino, Granduca linguacciuto!" vociò, allibita, donna Maria Maddalena. "Chi vi ha messo in testa l'ardire di prendervi libertà contro la religione? Ci volete scomunicati e Firenze interdetta ai sacramenti di Nostro Signore? Pentitevi, sapete!"
"Voi, signora madre, ci tenete agli aiuti militari che diamo all'imperatore Federico II d'Austria, vostro fratello? Io posso fare in modo che vengano sospesi, prima o poi.
E voi, signora nonna, mi avete sorpreso in un atteggiamento che avete considerato 'riprovevole'. Voi sapete che non gioco solo con i gatti." Donna Cristina sussultò e in un attimo rivide il nipote prono a subire un'affettuosità mùliebre da parte del conte della Molara. Scioccata e desiderosa di rimuovere quella visione, aveva redarguito il giovane e promesso che non avrebbe detto niente a nessuno. "Parlatene pure alla vostra signora nuora e ditele che tali 'riprovevolezze' diventeranno pubbliche e frequenti a corte."
"Basta basta" ansimò la vecchia sopraffatta dal ricatto di quel tremendo discendente. "Messer Galilei ha già subito una reprimenda da parte della Santa Sede. Di questo passo lui finirà sul rogo e la reprimenda ce la beccheremo noi.
Comunque, sia come volete, Granduca, e anche la mia signora nuora ne converrà: quel 'Saggiatore' avrà l'imprimatur."
(Ringrazio chi legge e gradisce. Appuntamento al prossimo sabato, 16 giugno, con un altro racconto)
Marco Marchetta