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FRA STORIA E RACCONTO

IL CRONISTORICO - 14

3 min di lettura

I PIAGNISTEI  (756)  (racconto storico di Simone Delizioso)                                                             

                                

Berta si era sistemata su un seggiolone nel reparto tessitura per dirigere, da brava regina coscienziosa, il lavoro delle schiave frisie e teneva poggiato il piedone, gottoso e dolente, su un vello di montone.

Un frigno infantile e insistente la innervosì. Senza transigere urlò:

"Carlomanno, qua subito!"

Il bimbo, non ancora seienne, sospese il pianto lamentoso, spaventato e presàgo delle busse in arrivo.

"Vai" consigliò Carlo, adolescente. “Se fai presto te la cavi con un solo sganassone."

Quando il figlio le si appressò la mamma lo posizionò nella maniera migliore per assestargli uno schiaffo sonoro. Poi, mentre la piccola guancia si arrossava con l'impronta delle dita Berta, gli disse implacabile:

"E non piangere! Ti do il resto."

Per un po' nessuno fiatò nè si permise di emettere lacrime; poi lei chiamò i figli vicino e li tenne stretti ai fianchi corpulenti.

"Spiega ancora a tuo fratello" comandò al primogenito "perchè qui nessuno piange. Diglielo che essere un franco da conto significa saper soffrire e anche morire senza lamentarsi."

Carlo accennava a parlare ma temporeggiava ben sapendo che la madre gli avrebbe spezzato comunque il discorso. Infatti, lei riprese:

"Tu, Carlo, ricorderai papa Stefano quando venne per implorare l'aiuto contro Astolfo, re dei Longobardi: 'Re Pipino, fallo per la Santa Croce' " e accompagnò il racconto con vocalizzi di singulti ed esagerati piagnistei. I ragazzi, a questo, si divertivano tanto e lei, teatralmente, calcava la mano: "E prima di quello, papa Zaccaria, uguale, ginocchioni" singhiozzi e uggiolii, divertentissimi per i due principotti. "Queste scene pietose, sempre con richiami a quel povero Cristo in croce, Zaccaria le aveva cominciate contro Liutprando, un altro re, appellandosi a vostro nonno. Carlo Martello ricambiò le benedizioni, si prese le regalie e non si mosse.

Vostro padre invece l'aiutava. Fu così che, una volta, mentre quello frignava, Pipino in cambio del soccorso gli chiese di essere consacrato al posto di Childerico."

"Fratellino" si inserì Carlo, "pure quello era buono solo a piagnucolare, è vero, madre? E allora nostro padre l'ha fatto chiudere in convento e si è preso il regno."

"E ha fatto male, secondo voi?" si piccò la regina. "Questi ultimi nostri re non valevano neanche la merda che facevano: piagnoni e merdosi. Non erano buoni a nulla e a governare al posto loro avevano delegato i maggiordomi. Pensavano così di essere al sicuro da colpi di mano da parte di nobili guerrieri.

Una volta i maggiordomi erano i governatori della casa reale ma, fannulloni come erano diventati i re merovingi, il maggiordomo con carica ereditaria divenne il governatore dell'intero paese. Se è lui che decide su tutto, se è quello che dà comandi a chiunque, colui che difende i possedimenti dei Franchi contro i nemici, allora è giusto che sia lui il re."

"Come successe al nonno Carlo Martello che sconfisse tutti, è vero madre?"

"No, lui non era stato consacrato. Però, morto Teodorico il Quarto, lasciò che il trono rimanesse vacante."

"E lo ha occupato nostro padre."

"Carlo" fece la madre, seccata, "porgimi la guancia."

Lo schiaffone fu ancora più sonoro e arrossì il giovane in faccia parecchio più di come era successo al piccolino.

"Madre!" protestò il malcapitato; "non stavo piangendo."

"No, ma stavi mostrando la tua ignoranza. Il precettore non lo ascolti? E me che vi parlo sempre di queste cose?

Sappiate, ragazzi, che combattere e saper andare a cavallo e a donne non è tutto per un principe franco. Deve imparare tante altre cose come fanno i comandanti di Roma, quelli che leggono e scrivono, capito?

Quando avevi un anno, Carlo, vostro padre rimise sul trono Childerico che, come i suoi predecessori, continuò a non far nulla mentre Pipino, facendo il maggiordomo come i suoi ascendenti, provvedeva a rafforzargli il regno piegando gli Alamanni e la Baviera.

Cinque anni fa pensammo fosse meglio che Childerico facesse il chierico e andasse a lamentarsi in convento e che sul trono si mettesse direttamente vostro padre. Lo fece ungere re dei Franchi quell'altro piagnone di..."

I ragazzi ci pensarono un attimo a scanso di altri schiaffi e poi gridarono all'unisono:

"...papa Zaccaria!"

"...E vostro padre adesso sta combattendo contro i Longobardi di Astolfo per aiutare un altro piagnone. Chi?"

"Papa Stefano!" risposero insieme.

"Bravi, ragazzi" si congratulò la mamma strizzandoli forte sui lombi. "Lo vedete che un po' di botte fa sempre bene?"

 

(Ringrazio chi legge e gradisce. Appuntamento al prossimo sabato, 9 giugno, con un altro racconto)

 

Marco Marchetta


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