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FRA STORIA E RACCONTO

IL CRONISTORICO - 13

3 min di lettura

UNA GARA A MORTE  

(1130 / 1138)                             

 

La manovra fu concertata di nascosto dai cardinali controllati dai Frangipane.

La maggioranza dei prelati in conclave, presi alla sprovvista da quel colpo di stato, all'annuncio dell'elezione del nuovo papa si scambiavano sguardi di stupefazione.

Il neoeletto nel discorso iniziale del suo pontificato non potè esimersi dal gongolare:

"Signori miei, considerate la mia elezione un pareggiare quella del mio predecessore: i Pierleoni lo portarono al Soglio Pontificio apparentemente rispettando le norme procedurali sancite da Niccolò Secondo. Essi comprarono l'elezione e lo dico certo di non essere smentito perchè anche a me fu offerto un lauto compenso.

La vittoria questa volta sfuggirà loro perchè il pontefice sono io, Innocenzo Secondo."

Forse i pronunciamenti si richiamano l'un l'altro come gli sbadigli perchè quasi subito il cardinale Pietro Pierleoni prese la parola per smentirlo:

"Voi resterete cardinale, eminenza, perchè il successore del nostro beneamato papa Onorio sono io. Inginocchiatevi con gli altri e appellatemi Anacleto Secondo!

Voi avete quattordici nomine, io ventiquattro; contate pure.

Sono dolente per voi, cardinale Papareschi, ma sono io che vinco."

 

Alcuni mesi dopo i due papi si confrontarono singolarmente in un colloquio privato e, lontano da orecchie indiscrete, si soffiavano addosso l'odio reciproco:

"Pietro" ringhiava il mancato papa Innocenzo, " cedimi la tiara! Anche Bernardo di Chiaravalle è del parere che essendo stato eletto prima di te sia io il vero pontefice. Le norme procedurali le abbiamo violate entrambi."

"Caro Gregorio" grugniva Anacleto, "te lo sogni. Qui non stiamo facendo una corsa."

"Ho gli appoggi di Luigi di Francia e di Enrico d'Inghilterra. La predicazione di Bernardo sta portando a me anche la Chiesa di Spagna. A te che resta?"

"Il duca Ruggero di Sicilia. Appena i suoi Normanni giungeranno qui lo incoronerò re. Se non vuoi fare una brutta fine ti consiglio di lasciare Roma.

Gregorio, hai perso ancora."

 

L'anno dopo Innocenzo riceveva un'altra delusione.

Anche Norberto, arcivescovo di Magdeburgo, riteneva lui il vero papa e accompagnò Lotario di Germania sceso a Roma con esigue truppe.

Innocenzo incoronò quegli imperatore, poi lo fece re dei Romani e, se ciò non fosse sembrato sufficiente, gli concesse in feudo i beni matildini; tutto ciò in cambio della restituzione del trono di San Pietro, ovviamente, sul quale il posteriore di Pietro Pierleoni continuava a soffermarsi più che comodamente.

Il popolo di Roma con armi proprie e improprie (sassi e forconi), fece fare una figuraccia al suo novello re, ostacolato nella fuga verso casa anche dai milanesi e da Guglielmo d'Aquitania.

Anacleto vinceva un'altra volta.

 

Neanche negli anni successivi Lotario riuscì a rendere il papato a Innocenzo. Le buscò anche da re Ruggero e, da specialista in ritirate, ne compì un'altra.

A otto anni dalla sua elezione papa Anacleto, sul letto di morte, ha convocato il suo eterno antagonista per passargli le consegne. Fra i rantoli cerca di farsi capire:

"Gregorio, mi pare di non essermi portato male in questa vita pur essendo il bisnipote di Barach l'ebreo che prestava a strozzo.

In questa gara fra noi due ho sempre cantato vittoria ma alla fine, come vedi, il vincitore resti tu. Hai trovato, finalmente, un alleato capace di mettermi fuori gioco.

Riconoscimi, se credi, di essere stato io il vero eletto a Vicario di Cristo in quel conclave."

"Questo sognatelo tu" infierisce l'altro invelenito "come io ho sognato la tiara fino adesso. Appena sarò papa, riconosciuto da tutti, tu non sarai stato altro che un antipapa, un usurpatore illegittimamente eletto."

Contento e fiero di questo gesto agognato da tempo si allontana dal moribondo con la solennità di un pontefice.

 

(Ringrazio chi legge e gradisce. Appuntamento al prossimo sabato, 2 giugno, con un altro racconto)

 

Marco Marchetta


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