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Macro-Onde

Ucronia o la cura - arrangiamento poetico

1 min di lettura

In un tempo camminavo per

Le vie dell’uomo. Lì mi ritrovai, per

Uno strano caso, in un miraggio:

il mondo danzava dinanzi ai miei

occhi, leggero fluiva senza ancoraggio,

privo di esseri che natura

accomuna.

 

Profondo dolore segnava il mio cuore,

sola compagna, madama Morte, pressava

nell’ombra i mie stanchi passi.

Follia ero tutto ciò che scorgevo,

una realtà infelice, senza uomo né tempo,

la mia mente vacillava

nell’eco.

 

Una voce suadente, monito quiescente,

arricchiva i miei sogni, che come

sorgente bagnavano copiosi i

miei giorni.

 

Volta dopo volta la voce si accresce,

madre felice, signore imperante,

portando sollievo e agonia

nella mente.

 

Ebbi invero prova effettiva che la

Nostra vita ha essenza e sostanza,

linfa comune fin dove ormeggia

quel mondo di specchi, il regno

di Oniri.

 

Mondo e realtà furono sogno, braccavano

uno gli spazi dell’altro, niente disordine né

confusione, solo una presenza che da sola

voce divenne compagno e compagna

di spazi

 

Vagammo mai stanchi per ogniddove,

cercavo risposte, cercavo calore,

ignaro di ciò che il mio protettore

poteva elargirmi: saggezza,

dolore?

 

Vidi ciò che sempre mi sfugge, sotto

I miei occhi, invisibile eppure: bellezza,

natura, fratelli, adorazione; tutti li vidi,

il mio confessore strappava le ombre

dal buio.

 

Non so davvero cosa compresi; ero me stesso,

nessuno, i viventi tutti; ero chiunque in nessun

luogo; pura visione eran sguardo

e suono.

 

Chiesi allora con rabbia, premura:

Chi diavolo sei o perversa creatura,

che uccidi così il mio equilibrio?

 

Rispose paziente, senza rancore,

dolcemente: le tue parole offendono

il vento.

 

Scaccia da ora in avanti le turbe,

vivi raggiante senza colpa né peso;

Abbandona da ora ogni tua paura:

né Dio, né demonio, io sono

la cura.


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