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I giardini del sogno

Semi della veglia

2 min di lettura

L’incanto del siero in una

Mente di segni, lucida realtà

È acuta coscienza del canto

Di un occhio ingannato.

 

Morbido fluire di profumo

Intenso, su per le narici, sino

A perdere di senso per le vie

Della comprensione.

 

Vivido accenno di onde

Cromate che, leggere, si infrangono

In muraglie celate, sconosciuta

Rimane la musica delle sfere.

 

Sinuosa superficie che vacilla

Sotto il perno di agili colonne

Che riflettono, come specchio,

Intima passione preclusa.

 

Incauta la favella che racconta

L’illusione di un cielo stellato,

Di un petto senza cuore, a

Cui mai umana gente ambirà.

 

L’inganno dei sensi








Dentro le sue vene fonte di

vita scorre attraverso l'essenza.

 

Dentro i suoi occhi solo la

luce più forte viene catturata nelle sue braccia.

 

Dentro la sua mente un mondo intero da scoprire, e il

primo incontro diventa un circolo inarrestabile.

 

Dentro i suoi piedi la caduta finale

e un nuovo inizio segue ciascuna fine.

Analisi di una foglia



Bardi ed aedi ricordano ancora

Di un uomo che fece dell’Ade dimora,

Alto e magnifico era il suo scopo.

 

Cantano i saggi di un prode ragazzo,

Per alcuni perduto, per altri scomparso

Nei meandri dell’insanità.

 

Decise in un dì di pallida primavera

Di raccogliere tutti i suoi poveri averi

E partire per terre violate.

 

Tutto è uno, esplode sincera

La sentenza del giovane pio.

Voglio conoscere l’essenza vera

Del mondo e dei suoi malanni.

 

Vide il dolore, la fame, l’orrore,

Il suo sguardo dimesso non

Conobbe caduta. Diceva in pena

Il creato è rotondo, i mali in

cerchio raggiungono tutti.

 

Si beò ad osservare la carità,

Il bene nel cuore, le gioie della vita,

Che danno ragione dell’umanità.

 

Confuso da tanti sconvolgimenti

Non capiva di preciso ogni tappa,

I momenti, che cambiano gioia e paura.

 

Morì donando il suo misero pasto

Ad un mendicante che scattò e

In un balzo lo colpì per derubarlo.

 

Il suo ultimo fiato rivolto al

Disgraziato fu di affetto, un amore

Frustrato, tentò di spiegare al nemico

Il suo sguardo.

 

Muoio con gli occhi lucidi e aperti,

Credo nell’uomo, i suoi ragionamenti

Lo conducono lontano a casa.

Non amo il male ma chi lo opera

Non si accorge davvero della grande ruota,

Piccoli topi vi corrono dentro.

 

Siamo sottili, ridicoli quasi,

Equilibrio è parola, comando,

Sentimento, in ciò che noi

Siamo troviamo nutrimento.

 

Apologia del colore.

 


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