Semi del crepuscolo
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Il cielo si innalza per
Raggiungere il vento, soffia
Da Sud chiamando il tramonto;
Le nuvole solitarie si arrampicano
In alto
Per dire addio al giorno.
È un ballo lento, allegro, festoso;
Caduco un uomo chiede timoroso
Un ultimo ballo di sogno.
La mano esile che si allunga
In inchino riceve gioiosa
Le dita del mattino che si
stringono dolci nelle sue;
Un’aria sincera lo solleva nella luce
Cantando leggera promesse di pace.
La danza riprende: il vecchio
Esitante stringe le mani
Abbracciando il niente; un ballo
Sicuro esplode nel suo cuore.
Vorticoso nel cielo, accompagnato
Dal sole, il vecchio si arrende ora
Al freddo, al tepore;
Su e giù il firmamento accenna
Una canzone: si ferma, poi va,
Si spegne e mai muore.
Le montagne bisbigliano al sole
Che scende: è tempo di andare,
Il vecchio comprende che il suo
Sarà un lungo cammino.
L’allegria lo accende: luminoso,
Dirompente, si lancia nel suo desiderio.
Si guarda intorno: solo cielo
E vuoto circondano sfuggenti pensieri.
Il suo sguardo si ferma nel blu
Profondo, il tramonto lontano saluta
Il ricordo: oramai il buon vecchio
Va danzando col mondo.
La danza del mondo.
Lontana, sfuggente, un’ombra
Abbagliante si stanzia danzante
Di là dall’orizzonte. Chi sei
O penosa creatura affranta?
Chiede una voce che nasce silente
E muore ai confini del vento.
Nessuno è il mio nome, dolore
È mio padre, amore è mia
Madre, vita la mia stirpe,
Sono chiunque tu vuoi io sia.
Continua la voce, dimmi orsù
Dunque, perché stai lì inerme,
Al gelo, tra la gente, invisibile
Agli occhi e alle orecchie?
Nessuno mi ascolta, nessuno si perde
Nelle mie riflessioni, nella mia vana
Mente che raccoglie solo ciò che non serve.
Non disperare, figlio del fiume,
Scorrerai lontano, senza remi né aiuti
Giungerai alla fonte della sete.
Lì non troverai consiglio o persone
La tua voce preziosa, il tuo canto di
Sorte, sarà espulso dal mondo e dal cuore;
A nessuno il veleno che conservi.
Il tuo petto pesante, lontano dal sole
Troverà riparò, sollievo e calore
Nel mio intimo abbraccio che
Come sale, tizzone, manterrà
Inalterato e vivente il tuo richiamo
Senza tempo, fino a che il mondo vedrà
Albe e buon umore.
La scia dell’esule
Oversleeping in a
Day-dream I saw a distant place,
there where the angels fall.
It breaks my heart to see
how causes and consequences
come, time after time, streaming
our lives in their own destinies;
Here nothing like that might ever happen;
Here, where the angels fall time
and space swallow each other
in a never ending circle of grace
and peace.
Here, where the angels fall,
no master and no slave
take place in life,
no father and no child
may choose about their tasks,
their burdens and their home,
for gravity is a non-sense.
Here, where the angels fall,
each violence turns in a sigh,
the only earthquake you can sense
is the growing sun that hit the ground
to sacrifice for its fragile sons
the beauty of light and shades,
the mark of the world.
Our shining eyes can only contemplate
the skies, filled with a thousand feathers,
that slowly dance in the air to please the trees,
the foundations of the temple there,
where the angels fall.
The night approaches, promising
feeble songs of rising wishes.
Nature perfumes dull our minds
fulfilling their end.
Each creature claims heaven there,
where the angels fall.
Where the angels fall
Frutto terreno dai tratti ignoti,
Matrice di velo per gli animi assolti
Da ricerca e cammino tortuoso.
Cibo maledetto dal veleno di Dio,
Continuo monito di alto peccato,
Placebo della strega che nel suo martirio
Avverte il pulsare del mondo.
Raccogli e doni, come cuore mistico:
Sorriso d’incanto, piacere assassino,
Panacea e sacralità per il servo.
Sguardo di dolce, sinuosa bellezza,
Anima di luce, l’astro è l’essenza
Della tua primordiale beltà.
Conoscenza ai seguaci dell’equilibrio,
Riverenza dei saggi al prodotto
Divino che come morte vien
Fatto apparire.
Nettare e mezzo di unicità,
Sopravvissuto alle persecuzioni,
Il tuo piede leggero ammira il cielo;
Crescita e armonia senza fine.
La mela
Irti boschi ospitano silenti lamenti,
suoni latenti che ricordano ancora
gli antichi canti di dominio e forza.
Tra le sue fronde nodose, lucenti e corrose,
profondi i sogni riecheggiano come palpito cieco,
figli e custodi del lento fluire del vento.
Le solide rocce, dimora di vita, conservano
sospese solchi e colori, indelebili tracce del
cammino e della resa, consiglieri di mutamento e virtù.
Profumo di notte accompagna la terra lì dove per sè
un altare creò;
la grande madre non chiede per prosperare: l'attesa,
il controllo, l'istinto e lo scarto ricordano vita
lì dove un cerchio sacro riposa le sue membra,
l'insonne creato rifugio vi trova.
Le stelle resistono al vento e al dolore
lì dove il tramonto risveglia il mondo.
La luna ricorda maree e sapore
lì dove il suo palmo madre terra posò.
Noto antica
La folla esplode nel sentiero
Del mito: orrore, paura, un
Presagio divino confessa la
Fine imminente.
Musiche roboanti, ritmo
Senza velo, confonde le menti
Fino alle luci del mattino,
Quando l’eroe scalza il delirio.
Frenetico il mondo durante
La notte: il piacere del vino,
Del corpo, della morte sono
Oblio senza colpa né onore.
Le danze dei folli di spirito
Informe inneggiano piene
A colore, calore: nessuna
Pietà, gioia o dolore.
Il tempo non si ferma, non
Attende ma è rigore:
chi rimane indietro non ha
sosta, né parole; permane
In essi solo angoscia e rancore
Per un vero che non vuole ragione.
Non avremo torto, non avremo timore,
La fuga è salvezza per i deboli di cuore.
La tribù della solitudine
Il desiderio più grande, l’istinto
Più puro è acqua, vento,
Il percorso più duro con
Cui il sentimento inganna la
Realtà.
In un canto sottile di labbra
Suadenti pagàno è il giudice
Che accusa i perdenti di
Pendere ciechi dal cielo.
La fulgida vita di un candido
Fiore, mangiatore di uomini,
Sogni ed amore risplende sul
Mondo che è tempo e col sole
Maledice e consacra un nuovo
Dolore: manifesto e mai vero
Appare il prodotto dell’astro
Mesto che fu.
Mani di sogno sfiorano leste
Pensieri di fuoco: teste contorte
Da un sorriso terrestre che ogni cosa
Trasforma in eliseo, celeste.
Magnifico, possente, incontrollato,
Presente; il viso più puro in ogni dove,
Nella mente.
L’amore di Medea o il cuore altrove.
Sono una casa nello spazio per il tempo,
non manco di nulla, fluire e permanere sono il mio comando.
Sono una casa con lo spazio per un tempo,
le ali del sole si nascondono nelle ombre più profonde.
Sono una casa fatta di spazio nel tempo,
l'equilibrio è arte dentro le mie mura.
Sono una casa per lo spazio con il tempo,
i miei tesori vivranno in un sogno.
Una volta sognai di un mondo che viveva in una casa.
Aveva dimenticato lo spazio ed il tempo e, privo di ancore,
navigava leggero e senza impedimento tra cielo e terra.
Agli artisti senza riserve
In cerca dell'estate,
del mare e dell'infinito delle distese
dinanzi ai nostri increduli occhi.
Voler essere sempre dove non siamo
e non accontentarsi mai, si tratti
di uno specchio o di un granello di
sabbia, non ne avremo mai abbastanza.
E chiedere al cielo per un attimo di misericordia,
un respiro di sollievo tra le
fronde del male e domandarsi sempre di una fine.
Assaporare il gusto del dolore, inclini
a motivare colpe e virtù,
a giustificare terra e cielo,
a dotare di parola esistenze che non hanno risposte
per noi.
Ergersi sulla vetta più alta per rendersi
conto di essere sprofondati nelle nebbie,
cercare un'uscita, un salvacondotto,
il soffio che solleva la piuma
e il cielo che la rapisce.
Solipsismo
Il cielo è povero di vita per il fronte,
Un velo separa quiete e disastro,
L’incertezza avvolge il sottile ponte
Che collega gli uomini e il tempo.
Dal tetto del mondo giunge un richiamo,
Non è più possibile il pentimento,
L’energia che viene e si dilegua,
In ciclo eterno, è stanca di specchi,
Colline e maree.
Si sgretolano sordi gli antichi
Giganti, dalle terre del mito
Che non guardano avanti i
Troni in galee si trasformano.
Giunge estranea la sorte dinanzi,
Nessuno conosce il nostro destino,
Sempre mancante il diritto, gli avanzi,
Del regno che da qui in poi verrà.
Il pretesto.
Il mondo si divide, mai
Sarà lo stesso: uno non è
Due, un solo sguardo, spesso,
Ha il potere di lenire tutti.
Tra le alte colline, desolate
E spente, risplende come cielo
Un ricordo latente, lo spirito
Vi trova ristoro.
Dea libertà mai conobbe tale sfregio:
I fumi, i gas, un suono viene ucciso.
È il canto di mille innocenti, rotti,
Soppressi da carri potenti che fanno
Della vita eterno sonno.
Il padre accusa il figlio, il figlio
Risponde a tono, il cugino non è
Da meno: parlava troppo, ora è
morto, la famiglia gli fu culla e
Patrimonio.
Ad ognuno le sue ricchezze, non
Sazieranno gli appetiti, daranno
Vita a resistenze, a colpe, a
Sacrifici, che il nipote, presto
O tardi, scorderà.
La storia non insegna all’umanità
Indegna ad osservare terra e solchi
Che gli avi a noi affidano. Ogni verità
Rimane coperta da crudi e amari corpi,
Le spoglie di virtù e indulgenza.
Gli eserciti si sfidano nelle radure dei
Sogni, il sangue li accomuna, così dicono
I racconti, cosparge ogni terra, ha lo stesso colore,
Ha la stessa consistenza, ha lo stesso odore,
Ogni guerra ricorda nostro fratello.
Il peccato della guerra
Uno strano caso è accolto con sorpresa:
Una creatura antica giace fredda e tesa
Su di un altare al centro del mondo.
Nessuno comprende, ognuno si dà pena
Di trovare un colpevole della vile sventura.
Camminava per le vie dei villaggi affollati
Un’essenza sincera che allungando le mani
Cercava di svelare l’arcano.
Ogni uomo si zittisce, l’aria è come
Sospesa, lo spirito elargisce una sentenza
Maldigesta: la vostra presenza in tale oscuro
Giorno testimonia ahimè un disagio assai profondo:
Siete testimoni della fine e del cordoglio.
Madre Terra osservava come sempre
Affranta, la vita dell’uomo, della fiera, della
Pianta; incauta si aggirava sulle strade asfaltate
Tra alberi grigi, città affollate di orrore e disperazione.
Il sentimento la assale, si inginocchia
Piangente, nessuno la sostiene tra la folla,
Tra la gente, il suo respiro diviene pesante.
Ricercando la vita respira e respira, tutto
Ciò che ingoia è catrame, la saliva si
Fa come cemento dentro lei.
Disperata barcolla cercando la salvezza,
Meschina una nube la circonda con forza
E le preclude allo sguardo ogni scampo.
Cerca riparo tra le fredde rotaie, un treno
La travolge, serpe fumante che
Lentamente va all’orizzonte e scompare.
Oramai assalita dal dolore, dalla fatica
Si rivolge ansimante verso una salita,
Ad un corso che scorre sino a valle.
Con l’ultimo respiro entra in quelle acque
Cercando ristoro e così, altalenante, viene
Inghiottita dal fiume avvelenato.
Giunge a una cascata, si infrange nelle rocce,
Ogni goccia si prosciuga, perduta è la sua foce,
Permane soltanto un corpo e la sua pace.
Vi ho soddisfatto nel vostro terrore,
Un colpevole esiste ma la disperazione
Non verrà mai sanata dal pianto.
La disfatta di Madre Terra