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I giardini del sogno

Semi del crepuscolo

8 min di lettura

Il cielo si innalza per

Raggiungere il vento, soffia

Da Sud chiamando il tramonto;

Le nuvole solitarie si arrampicano

In alto

Per dire addio al giorno.

 

È un ballo lento, allegro, festoso;

Caduco un uomo chiede timoroso

Un ultimo ballo di sogno.

 

La mano esile che si allunga

In inchino riceve gioiosa

Le dita del mattino che si

stringono dolci nelle sue;

Un’aria sincera lo solleva nella luce

Cantando leggera promesse di pace.

 

La danza riprende: il vecchio

Esitante stringe le mani

Abbracciando il niente; un ballo

Sicuro esplode nel suo cuore.

 

Vorticoso nel cielo, accompagnato

Dal sole, il vecchio si arrende ora

Al freddo, al tepore;

Su e giù il firmamento accenna

Una canzone: si ferma, poi va,

Si spegne e mai muore.

 

Le montagne bisbigliano al sole

Che scende: è tempo di andare,

Il vecchio comprende che il suo

Sarà un lungo cammino.

 

L’allegria lo accende: luminoso,

Dirompente, si lancia nel suo desiderio.

 

Si guarda intorno: solo cielo

E vuoto circondano sfuggenti pensieri.

 

Il suo sguardo si ferma nel blu

Profondo, il tramonto lontano saluta

Il ricordo: oramai il buon vecchio

Va danzando col mondo.

 

La danza del mondo.


Lontana, sfuggente, un’ombra

Abbagliante si stanzia danzante

Di là dall’orizzonte. Chi sei

O penosa creatura affranta?

Chiede una voce che nasce silente

E muore ai confini del vento.

 

Nessuno è il mio nome, dolore

È mio padre, amore è mia

Madre, vita la mia stirpe,

Sono chiunque tu vuoi io sia.

 

Continua la voce, dimmi orsù

Dunque, perché stai lì inerme,

Al gelo, tra la gente, invisibile

Agli occhi e alle orecchie?

 

Nessuno mi ascolta, nessuno si perde

Nelle mie riflessioni, nella mia vana

Mente che raccoglie solo ciò che non serve.

 

Non disperare, figlio del fiume,

Scorrerai lontano, senza remi né aiuti

Giungerai alla fonte della sete.

 

Lì non troverai consiglio o persone

La tua voce preziosa, il tuo canto di

Sorte, sarà espulso dal mondo e dal cuore;

A nessuno il veleno che conservi.

 

Il tuo petto pesante, lontano dal sole

Troverà riparò, sollievo e calore

Nel mio intimo abbraccio che

Come sale, tizzone, manterrà

Inalterato e vivente il tuo richiamo

Senza tempo, fino a che il mondo vedrà

Albe e buon umore.

 

La scia dell’esule


Oversleeping in a

Day-dream I saw a distant place,

there where the angels fall.

 

It breaks my heart to see

how causes and consequences

come, time after time, streaming

our lives in their own destinies;

 

Here nothing like that might ever happen;

Here, where the angels fall time

and space swallow each other

in a never ending circle of grace

and peace.

 

Here, where the angels fall,

no master and no slave

take place in life,

no father and no child

may choose about their tasks,

their burdens and their home,

for gravity is a non-sense.

 

Here, where the angels fall,

each violence turns in a sigh,

the only earthquake you can sense

is the growing sun that hit the ground

to sacrifice for its fragile sons

the beauty of light and shades,

the mark of the world.

 

Our shining eyes can only contemplate

the skies, filled with a thousand feathers,

that slowly dance in the air to please the trees,

the foundations of the temple there,

where the angels fall.

 

The night approaches, promising

feeble songs of rising wishes.

Nature perfumes dull our minds

fulfilling their end.

Each creature claims heaven there,

where the angels fall.

 

Where the angels fall


Frutto terreno dai tratti ignoti,

Matrice di velo per gli animi assolti

Da ricerca e cammino tortuoso.

 

Cibo maledetto dal veleno di Dio,

Continuo monito di alto peccato,

Placebo della strega che nel suo martirio

Avverte il pulsare del mondo.

 

Raccogli e doni, come cuore mistico:

Sorriso d’incanto, piacere assassino,

Panacea e sacralità per il servo.

 

Sguardo di dolce, sinuosa bellezza,

Anima di luce, l’astro è l’essenza

Della tua primordiale beltà.

 

Conoscenza ai seguaci dell’equilibrio,

Riverenza dei saggi al prodotto

Divino che come morte vien

Fatto apparire.

 

Nettare e mezzo di unicità,

Sopravvissuto alle persecuzioni,

Il tuo piede leggero ammira il cielo;

Crescita e armonia senza fine.

 

La mela


Irti boschi ospitano silenti lamenti,

suoni latenti che ricordano ancora

gli antichi canti di dominio e forza.

 

Tra le sue fronde nodose, lucenti e corrose,

profondi i sogni riecheggiano come palpito cieco,

figli e custodi del lento fluire del vento.

 

Le solide rocce, dimora di vita, conservano

sospese solchi e colori, indelebili tracce del

cammino e della resa, consiglieri di mutamento e virtù.

 

Profumo di notte accompagna la terra lì dove per sè

un altare creò;

la grande madre non chiede per prosperare: l'attesa,

il controllo, l'istinto e lo scarto ricordano vita

lì dove un cerchio sacro riposa le sue membra,

l'insonne creato rifugio vi trova.

 

Le stelle resistono al vento e al dolore

lì dove il tramonto risveglia il mondo.

 

La luna ricorda maree e sapore

lì dove il suo palmo madre terra posò.

 

Noto antica


La folla esplode nel sentiero

Del mito: orrore, paura, un

Presagio divino confessa la

Fine imminente.

 

Musiche roboanti, ritmo

Senza velo, confonde le menti

Fino alle luci del mattino,

Quando l’eroe scalza il delirio.

 

Frenetico il mondo durante

La notte: il piacere del vino,

Del corpo, della morte sono

Oblio senza colpa né onore.

 

Le danze dei folli di spirito

Informe inneggiano piene

A colore, calore: nessuna

Pietà, gioia o dolore.

 

Il tempo non si ferma, non

Attende ma è rigore:

chi rimane indietro non ha

sosta, né parole; permane

In essi solo angoscia e rancore

Per un vero che non vuole ragione.

 

Non avremo torto, non avremo timore,

La fuga è salvezza per i deboli di cuore.

 

La tribù della solitudine


Il desiderio più grande, l’istinto

Più puro è acqua, vento,

Il percorso più duro con

Cui il sentimento inganna la

Realtà.

 

In un canto sottile di labbra

Suadenti pagàno è il giudice

Che accusa i perdenti di

Pendere ciechi dal cielo.

 

La fulgida vita di un candido

Fiore, mangiatore di uomini,

Sogni ed amore risplende sul

Mondo che è tempo e col sole

Maledice e consacra un nuovo

Dolore: manifesto e mai vero

Appare il prodotto dell’astro

Mesto che fu.

 

Mani di sogno sfiorano leste

Pensieri di fuoco: teste contorte

Da un sorriso terrestre che ogni cosa

Trasforma in eliseo, celeste.

 

Magnifico, possente, incontrollato,

Presente; il viso più puro in ogni dove,

Nella mente.

 

L’amore di Medea o il cuore altrove.


Sono una casa nello spazio per il tempo,

non manco di nulla, fluire e permanere sono il mio comando.

Sono una casa con lo spazio per un tempo,

le ali del sole si nascondono nelle ombre più profonde.

Sono una casa fatta di spazio nel tempo,

l'equilibrio è arte dentro le mie mura.

Sono una casa per lo spazio con il tempo,

i miei tesori vivranno in un sogno.

 

Una volta sognai di un mondo che viveva in una casa.

Aveva dimenticato lo spazio ed il tempo e, privo di ancore,

navigava leggero e senza impedimento tra cielo e terra.

 

Agli artisti senza riserve


In cerca dell'estate,

del mare e dell'infinito delle distese

dinanzi ai nostri increduli occhi.

Voler essere sempre dove non siamo

e non accontentarsi mai, si tratti

di uno specchio o di un granello di

sabbia, non ne avremo mai abbastanza.

E chiedere al cielo per un attimo di misericordia,

un respiro di sollievo tra le

fronde del male e domandarsi sempre di una fine.

Assaporare il gusto del dolore, inclini

a motivare colpe e virtù,

a giustificare terra e cielo,

a dotare di parola esistenze che non hanno risposte

per noi.

Ergersi sulla vetta più alta per rendersi

conto di essere sprofondati nelle nebbie,

cercare un'uscita, un salvacondotto,

il soffio che solleva la piuma

e il cielo che la rapisce.

 

Solipsismo


Il cielo è povero di vita per il fronte,

Un velo separa quiete e disastro,

L’incertezza avvolge il sottile ponte

Che collega gli uomini e il tempo.

 

Dal tetto del mondo giunge un richiamo,

Non è più possibile il pentimento,

L’energia che viene e si dilegua,

In ciclo eterno, è stanca di specchi,

Colline e maree.

 

Si sgretolano sordi gli antichi

Giganti, dalle terre del mito

Che non guardano avanti i

Troni in galee si trasformano.

 

Giunge estranea la sorte dinanzi,

Nessuno conosce il nostro destino,

Sempre mancante il diritto, gli avanzi,

Del regno che da qui in poi verrà.

 

Il pretesto.


Il mondo si divide, mai

Sarà lo stesso: uno non è

Due, un solo sguardo, spesso,

Ha il potere di lenire tutti.

 

Tra le alte colline, desolate

E spente, risplende come cielo

Un ricordo latente, lo spirito

Vi trova ristoro.

 

Dea libertà mai conobbe tale sfregio:

I fumi, i gas, un suono viene ucciso.

È il canto di mille innocenti, rotti,

Soppressi da carri potenti che fanno

Della vita eterno sonno.

 

Il padre accusa il figlio, il figlio

Risponde a tono, il cugino non è

Da meno: parlava troppo, ora è

morto, la famiglia gli fu culla e

Patrimonio.

 

Ad ognuno le sue ricchezze, non

Sazieranno gli appetiti, daranno

Vita a resistenze, a colpe, a

Sacrifici, che il nipote, presto

O tardi, scorderà.

 

La storia non insegna all’umanità

Indegna ad osservare terra e solchi

Che gli avi a noi affidano. Ogni verità

Rimane coperta da crudi e amari corpi,

Le spoglie di virtù e indulgenza.

 

Gli eserciti si sfidano nelle radure dei

Sogni, il sangue li accomuna, così dicono

I racconti, cosparge ogni terra, ha lo stesso colore,

Ha la stessa consistenza, ha lo stesso odore,

Ogni guerra ricorda nostro fratello.

 

Il peccato della guerra


Uno strano caso è accolto con sorpresa:

Una creatura antica giace fredda e tesa

Su di un altare al centro del mondo.

 

Nessuno comprende, ognuno si dà pena

Di trovare un colpevole della vile sventura.

 

Camminava per le vie dei villaggi affollati

Un’essenza sincera che allungando le mani

Cercava di svelare l’arcano.

 

Ogni uomo si zittisce, l’aria è come

Sospesa, lo spirito elargisce una sentenza

Maldigesta: la vostra presenza in tale oscuro

Giorno testimonia ahimè un disagio assai profondo:

Siete testimoni della fine e del cordoglio.

 

Madre Terra osservava come sempre

Affranta, la vita dell’uomo, della fiera, della

Pianta; incauta si aggirava sulle strade asfaltate

Tra alberi grigi, città affollate di orrore e disperazione.

 

Il sentimento la assale, si inginocchia

Piangente, nessuno la sostiene tra la folla,

Tra la gente, il suo respiro diviene pesante.

 

Ricercando la vita respira e respira, tutto

Ciò che ingoia è catrame, la saliva si

Fa come cemento dentro lei.

 

Disperata barcolla cercando la salvezza,

Meschina una nube la circonda con forza

E le preclude allo sguardo ogni scampo.

 

Cerca riparo tra le fredde rotaie, un treno

La travolge, serpe fumante che

Lentamente va all’orizzonte e scompare.

 

Oramai assalita dal dolore, dalla fatica

Si rivolge ansimante verso una salita,

Ad un corso che scorre sino a valle.

 

Con l’ultimo respiro entra in quelle acque

Cercando ristoro e così, altalenante, viene

Inghiottita dal fiume avvelenato.

 

Giunge a una cascata, si infrange nelle rocce,

Ogni goccia si prosciuga, perduta è la sua foce,

Permane soltanto un corpo e la sua pace.

 

Vi ho soddisfatto nel vostro terrore,

Un colpevole esiste ma la disperazione

Non verrà mai sanata dal pianto.

 

 

La disfatta di Madre Terra

 

 


 

 


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