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I giardini del sogno

Semi del canto

4 min di lettura

La fame di fuoco scorre

Sempiterna negli increduli

Occhi di ogni anima fiera

Che solca i giardini del mondo.

 

Il loro prodotto, il loro valore,

Distorce il senso, la gioia, il dolore,

Che scuotono le fondamenta del sé.

 

Prolifici genitori di canto, parole,

Di gesta, di odi e di orazioni

Siate lieti del volo che il cuore produce

E che si innalza nei sentieri del tempo.

 

Oh si, è prodotto il vostro onore:

Le braccia, le menti, le voci, la passione,

Mai siete padri, madri, persone.

 

Il viaggio nel segno di ingrata virtù

Non è di questi spazi e mai quivi sosta.

 

Vogliate porgere orecchio, o senzienti,

Al flebile annuncio di tali lamenti.

 

Vogliate porgere orecchio ai portoni

Del tempio dimora di muse e cantori:

Siatene certi, non provate rancore,

Dell’arte siam servi, giammai padroni.

 

I figli dell'arte


Pallida, leggera, la tua vita

Ricorda lo scorrere del fiume.

 

Esile, serena, le tue ali

Confidano nel vento.

 

Agile, evanescente, rifletti il

Morire e il risorgere del giorno.

 

Mansueta, affascinante, quando ti

Lasci abbracciare dal mondo.

I figli della farfalla


Culla della vita, nucleo immenso che

Avvolge coloro che, nati, ne fanno parte.

 

Spirito soave, emozione che tutti coinvolge

In un equilibrio che è arte.

 

Candide le fila che noi tutti legano

In questo abbraccio, palpito eterno.

 

E se l’amore fosse luce, sole per voi è stato,

E se la vita fosse lotta, l’emozione fu per voi

Scudo, e se il dolore fosse mare in tempesta

Porto tranquillo foste l’uno per l’altro.

Se la gioia fosse giardino, le distese dei prìncipi

Vi attendono;

Se la pace fosse cammino, il vincastro dei

Ricchi risiede nei vostri cuori.

 

E quando l’antico Greco che cantò delle virtù

Dell’uomo e della donna uniti ad esser più,

Si figurò la mela che conosce, fine a sé stessa,

Separata ma unita, nell’animo e nella mente,

Il mito dell’androgino che uno appare;

Il riflesso come specchio di ciò che voi siete.

 

L’amore del cielo, la passione del firmamento,

La forza dell’eco che riecheggia all’infinito.

 Ai Custodi


Vestono stretti gli antichi baluardi

Di pregio e valore che ad oggi,

Ormai tardi, vacillano e dettano regola.

 

Incalza pesante una via

Sconosciuta, vetuste le menti

Che con dotta paura si mascherano

Di altruismo e futuro.

 

Lotta mai stanco, colpito al

Suo centro, forzuto il signore

Dello sfondamento; cerca una breccia

Ma accumula polvere, vuole

Potenza laddove si accorge

Che manca di lucidità.

 

Precoce qui alberga un istinto

Sentito, un debole battito

Che il giovane ardito

Può solo oscurare nel petto.

 

Non vi illudete, eroi della patria,

Vivo è il ricordo della vostra battaglia:

Ricordano ancora i canti di guerra

Gli istinti nascosti che non danno pena,

Sepolti ma non seppelliti.

Alle generazioni


Due sguardi si incontrano dove non giunge il tempo.

Cantano io vivo in te e i tuoi occhi, come specchio,

riflettono il mio mondo in un momento.

Attimi in cui mi perdo e siamo uno.

 

Due sguardi come uno dove il sole accende un cammino,

una scia dorata che unisce cielo e mattino,

 il mare calmo sospinge leggero il vostro passo.

 

In due sguardi brillanti, accesi

dalle prime luci dell’alba,

una promessa echeggia nel vento.

 

Dagli occhi all’anima e le anime in petto,

ove due cuori volano in melodia,

stretti e uniti in una folle idea,

L’idea che l’amore vivrà ora e sempre.

Agli Amanti


Pale, delicate, your life

Reminds the streaming of a fast river.

 

Gently like a luscious smile, your

Smooth wings trust with the winds.

 

Fading, invisible somehow, my eyes search

For you even on the twilight suns.

 

In a thin blink you reflect the death of

A blossom in the strongest light.

 

Calm, charming, when you

Let the world embrace you

In a shining rest.

The butterfly woman


Mastro di scure,

parola ed onore

il mare, mai stanco,

favella il tuo nome.

 

Ei canta per grotte,

scogli ed anfratti,

ei canta di te a

tutti i passanti.

 

Scivola via per

le insenature, si

inarca, si incurva

in mille manovre.

 

Sul pelo dell'acqua,

in sua vita anfibia,

ei già ha raggiunto

le terre di Libia;

 

Ancora e mai stanco

riprende il tragitto

prende per campi, poi

va, tira dritto.

 

E canta passione e

duro lavoro; e canta

amore, con dolce suono;

canta coraggio ed un

cuore d'oro; canta

Taracchiddù, cumpà e

patriotu; tante e tante

voci si uniscono a

questa: vento e pioggia

nel mare in tempesta. Ti

dicono va, oggi il mare

è nemico; torna domani

che sarai ben servito.

 

Dicono va a casa, non darti

pensiero, lì solo attende

il tuo amore vero, in ogni

mobilio, in ogni muro, in

ogni ricordo che conservi

al sicuro.

 

È forza, calore,

più forte del sole, che

brucia la pelle ma non da

dolore.

 

Raggiante e sicuro il tuo

arduo cammino, amore e forza,

il mare lo sa, avrai sempre

vicino.

 

Ad Angelo




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