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A caccia di chissà che cosa per sentirmi vivo

capitolo uno

4 min di lettura

“Che cosa vuoi ?”

“Voglio far qualcosa per cambiare il

mondo”

“Cresci Ben.

Tu non lo cambi il mondo.

Il mondo cambia te”.


“Le belve” , Oliver Stone






Ben era un idealista.

Ben era un produttore su vasta scala di marijuana in società con John e Ofelia.

Un idealista pieno di soldi che pensava di cambiare il mondo costruendo scuole e pompe per l’acqua potabili in villaggi in culo all’Africa.

Una combinazione fatale.

Una contraddizione in termini.

Infatti era la perfetta combo per arrivare nella maniera più veloce e diretta dentro un barile di merda.

E c’era finito con tutti e due i piedi, ma a tirarlo fuori c’era John, amico fraterno da una vita…

Tanto amico che si dividevano felicemente la stessa donna , Ofelia.

John era un ex militare, freddo e duro come l’acciaio, spietato come un killer, ma che avrebbe dato la pelle per quei due che avevano conservato una certa componente adolescenziale.

Ma quello era un film.

Ben era una finzione.

Per questo se la cavava sempre.


Lars era reale e le cose a differenza del film non filavano per niente liscie.

E non c’era nessun John che gli salvava il culo, né un’Ofelia che gli aveva giurato amore eterno.

Lars aveva in comune con il film che ricordava molto Ben , non solo nella sua vena idealistica, ma anche per determinate caratteristiche fisiche, anche se uno era biondo l’altro moro, uno aveva gli occhi scuri e l’altro azzurri, però stranamente si somigliavano, entrambi portavano anelli d’oro alle orecchie, avevano i capelli mossi e la barba.

Ben era un personaggio di fantasia , il protagonista di una pellicola cinematografica, per Lars la sua vita era come un film, e il mondo uno sconfinato palcoscenico in cui recitare una parte, un’infinita passerella in cui sfilare con le sue mise studiate sin nei minimi particolari.

Quella del personaggio che sempre e comunque deve bucare lo schermo.

“Sei un fottuto commediante…”, gli diceva Nigly, “...che non avrebbe nessun bisogno di recitare per arrivare dritto al cuore e alla mente delle persone…”, poi buttava a terra la sigaretta e lo guardava dritto dentro quegli occhi scurissimi dai quali traspariva sempre una luce malinconica,”...e invece ti arrabatti a cercare nuovi modi di vestirti….conciarti….fai il balordo….e non ti accorgi che sei sempre nei casini….e che la tua giovinezza ti sta sfuggendo tra le dita…oltre talvolta a renderti ridicolo….”.

Sapeva che la parola”ridicolo” era come se gli piantassero una spillone nella carne.

Perchè Lars era piuttosto permaloso.

“Io non sono ridicolo”, ribatteva cercando di mantenere la calma, “Sono trendy, chic...originale”.

“Tu sembri un fottuto fenomeno da baraccone...talvolta..”, lei gli sorrideva con ironia, “...e lo sai anche tu mio perché non sei scemo….ma non te ne frega un cazzo….perchè come diceva Oscar Wilde, non è importante se ne parli bene o male, basta che ne parli...”.

Lui si accendeva una sigaretta:

“Hai detto bene non me ne frega un cazzo…e tu sei una stronza”.

Nigly sorrideva.

“Io sono l’unica vera amica che hai, perché ti dice come le cose stanno realmente...ma tu preferisci dare retta alle sirene che hai attorno, che ti dicono solo ciò che ti piace….e che ti trascinano sempre più giù…”.

“Una con un nome così del cazzo non può essere una sirena….al massimo una medusa….”, buttò fuori un po' di fumo,”….ma non ti ho mai chiesto da dove salta fuori…”.

“Già non l’hai mai fatto….Nigopulos”, rispose.

Lars scoppiò a ridere.

Lei prevenne la domanda.

“E’ il mio cognome”.

“E il tuo nome sarebbe?”.

“Kalispera”.

Lui non aveva mai sentito un nome del genere.

“E’ greco”, gli spiegò, “ significa letteralmente “buongiorno” o “buonasera”, e rappresenta uno dei valori più importanti per la cultura greca, l’ospitalità”.

“Ah non c’è dubbio che sai davvero essere ….ospitale quando dici a qualcuno che sembra un clown…”.

“Fenomeno da baraccone….”, lo corresse.

“Suona ancora più gradevole….”.

“Però se ti consola sembri uscito da un quadro del ‘500…”, osservò.

“Magari un saltimbanco o un buffone del ‘500, non è così?”.

Lei sorrise e scosse la testa.

“Ho visto il tuo viso in decine di quadri, dentro i musei di Parigi, Roma, Madrid, Firenze…”, gli sfiorò uno dei due orecchini ad anello che aveva ad un lobo, “...erano mercenari, principi, capitani….anche cardinali…”.

Sembrò sollevato da quel paragone che un po' lo lusingava.

Chissà che avrebbe combinato e chi sarebbe stato in un’altra epoca, in un altro paese.

Forse davvero un principe.

O uno di quei cardinali dediti al vizio.

O un condottiero al servizio di re o imperatori.

Questo pensava si stesse chiedendo Nigly.

“Sei l’uomo senza tempo, potresti essere vissuto in qualunque epoca….”.

“Non me l’avevi mai detto….”.

“Non ti ho detto molte cose...e le saprai prima che io sparisca dalla tua vita….”.

Lui la guardò con una punta di allarmismo.

“Non farne al solito una tragedia..”, gli disse Nigly, “...tutto prima o poi finisce, e’ nell’ordine delle cose….e tu lo sai meglio di altri...”, lasciò vagare lo sguardo oltre una collina, il sole sarebbe tramontato a breve, “...le persone entrano nella nostra vita e noi nella loro per un motivo...poi quando la loro missione finisce ...ognuno ritorna alla sua strada per continuare il proprio percorso….

Le donne entrano ed escono continuamente dalla tua e ogni volta che finisce pensi che il tuo mondo crollerà, che morirai di dolore, poi ritrovi uno sguardo, un sorriso che ti incuriosisce e tutto ricomincia...tutto quello che è stato prima scompare, come una foto che perde i colori…..”, sorrise con un po' di malinconia, “...ma prima o poi dovrai crescere, fermarti e iniziare a costruire qualcosa attorno alla tua vita….e io non ci sarò a vederlo…”.

“Puoi rimanere”.

“No, non posso e non voglio….ma non preoccuparti non sarà prestissimo, ho bisogno di riposarmi e questo posto mi piace molto...”, si allungò e gli diede un bacio sulla guancia.

I vestiti emanavano una gradevole fragranza, sicuramente un profumo piuttosto caro, ma faceva parte del personaggio.



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