Vai al contenuto

A caccia di chissà che cosa per sentirmi vivo

capitolo 3

6 min di lettura

Quella notte Lars non dormì per nulla.

Nemmeno dopo essere tornato a casa alle 4 di mattina sbronzo in compagnia di una tipa che aveva trovato in un locale e che l’aveva accompagnato a casa.

Mentre si preparava un caffè in cucina allo spuntare del sole, mentre sentiva qualcuno senza nome smaniare nel suo letto, ripensò a quello strano incontro, a quella tipa dallo strano nome che gli aveva promesso un sogno.

Ogni settimana Lars aveva un sogno usa e getta, ogni due mesi un amore per sempre usa e getta.

Le uniche cose che rimanevano immutabili erano le delusioni e i mal di testa post sbornia.

Non riusciva, come se su di lui qualcuno avesse lanciato una maledizione, a cambiare le cose, e così di riflesso cambiava la disposizione dei mobili di casa.

Ormai le battute si sprecavano tra gli amici.

“Hey Lars, non è che la prossima settimana a casa tua mi ritrovo a pisciare nel lavello invece che nel cesso?”, e le risate si sprecavano.

Ne rideva anche lui, ma quel rivivere ogni santo giorno le stesse cose, come un maledetto Giorno della Marmotta era diventato un incubo senza fine.

Pensò alla promessa del “volare via lontano”, e gli prese una specie di vertigine.

“Via dove?”, si chiese, “I miei amici sono qui...la mia vita è qui...la mia ex moglie è qui….”.

Riflettè sull’ultima parte della frase e gli vennero le vertigini.

La sua ex moglie aveva già un’altra vita.

Senza di lui.

Sentì il telefono squillare.

Erano le 6, chi poteva essere?

“Come va la sbornia?”.

Riconobbe la voce.

“Perchè è andata come ogni sera...vero bellezza?”.

“Che diavolo vuoi a quest’ora?”.

“Chiederti cosa hai deciso”.

“Su cosa?”.

“La mia proposta….ricordi?

Il sogno...il vomitare….un’altra vita…”.

“Ti conosco da poco ma mi stai già molto sul cazzo….”.

“Perfetto...credo sia un bell’inizio.

Hai ancora qualche capacità di reazione e di rivalsa….e non solo per prendere a pugni qualcuno….”.

“Cosa….”.

“Senti piantiamola con le stronzate.

Butta fuori da casa quella puttana che hai dentro il letto , fatti una doccia un caffè e comicia a pensare che meriti di meglio di quella fottuta vita che ti sei ridotto a trascinarti dietro.

Ci vediamo questa sera a casa tua verso le 20…..”.

“Cosa?”.

“Sai cucinare?, gli chiese senza nemmeno ascoltarlo.

“Io..si…”.

“Allora prepara qualcosa di buono….sorprendimi …”.

“Hai qualche preferenza?”, le chiese ironico.

“Direi di no….digerisco anche i chiodi….che tu ti diverti a schiacciare…”.

Poi riagganciò.




Alle 20 spaccate Nigly si presentò a casa sua.

Lars aprì la porta .

Aveva una camicia bianco abbagliante, pantaloni neri, scarpe dello stesso colore lucidissime.

“O finita la cena presti servizio in un ristorante o questa cena a due è diventato un ricevimento all’ambasciata per come ti sei vestito…”, gli disse allungandogli una bottiglia di vino mentre oltrepassava la soglia.

“Carini i sette nani in giardino...che sono sei..….”esclamò guardandosi attorno, “ne hai steso a pugni uno?”.

“A calci….avevo appena litigato con la mia ex moglie e non ero di buon umore….”, afferrò la bottiglia.

“Non ti chiedo che fine ha fatto Biancaneve…..”.

“Qualcuno se l’è fottuta…”, rispose indispettito.

“Volevo ben dire….”.

Tutto era pedantemente ordinato.

Tutto era pulito.

Come se quella casa fosse riservata al solo uso del dormire e mangiare.

I libri sembravano seguire un ordine cromatico.

Nigly ne lesse alcuni titoli.

Erano saghe a lei sconosciute, autori e autrici di moda.

Quella che lei chiamava “letteratura da supermercato”, perché la trovavi negli scaffali delle novità nel reparto libri dei grandi magazzini.

“Ora capisco molte cose….”.

Si voltò a guardarlo.

Il rumore di una bottiglia stappata.

“Le tue stronzate romanticoidi, gli amori disperati e sofferenti...un mondo senza ingiustizie …..gli ideali alla Che Guevara…

Sei immerso sino al collo in questo mondo di fantasie che non dovrebbero più riguardare chi ha superato i 18 anni….”.

“Perchè credo in un mondo migliore?”.

“Magari anche alla verginità della Madonna?”, ritornò a scorrere qualche titolo.

“Lo sapevo che eri una fascista del cazzo…”, la sua voce le arrivò da dietro le spalle.

Lei sorrise tra sé.

“E tu sei un comunista stronzo….infarcito di cazzate…”, si girò e prese il calice di vino che gli porgeva, “ ma il tuo aspetto rende molto semplice perdonarti ….quasi tutto...

Spero tu non sia un tipo permaloso…..”, lo scrutò più da vicino , poi “...eccome se lo sei …”, sorseggiò un po' di vino, “Allora sarà divertente….”.

“Posso farti una domanda?”, disse a Nigly.

“A stomaco vuoto?

Assolutamente no….e poi sento un’ottimo profumo venire da quella parte….”.

Si avvicinò ai fornelli e alzò il coperchio di una pentola.

Ne annusò il profumo.

“Chili….”, disse, “...piccante….”, lo guardò, “Sei da sposare…”.

“Già fatto”.

“Allora possiamo mettere una croce sulla prima voce della lista di cose da non fare”.

“La seconda quale sarebbe?”.

“Scopati una puttana ma non innamorartene mai, e come cercare di addomesticare un cobra.

Prima o poi ti becchi un morso e anche se non crepi stai molto, molto male...e quello continua a fare il cazzo che gli pare…”.



“Si può sapere perché hai scatenato un tale vespaio accettando di celebrare un matrimonio che sarebbe esploso da lì a poco?”, si mise in bocca un po' di carne e riso.

“Perchè è quello che lei, i suoi ...tutti si aspettavano da me…”.

“A quanto pare tu non ti aspetti molto da te stesso… e pare che il tuo parere non conti molto…”.

Non disse nulla mentre guardava dentro il tuo bicchiere,poi:

“Perchè io Nigly?”, alzò lo sguardo .

“Perchè non è giusto”.

Lei fece una pausa.

“Perchè hai tutto per essere felice e fai di tutto per non esserlo”.

Lars non sapeva che dire.

“Perchè ti sei conciato così, per una cena tra quasi due estranei?”.

“Perchè io mi ...concio sempre così..”, infilò un pezzo di carne nella forchetta indispettito.

“Perchè?”, Nigly alzò la voce e battè una mano sul tavolo.

La sua forchetta sobbalzò sul piatto con un tintinnio.

“Perchè io sono così”, scandì ogni singola sillaba.

“Non pigliarmi in giro.

La gente non passa metà della sua vita a combinare i colori dei capelli con quello delle scarpe.

La gente non passa 3 pomeriggi a settimana a cambiare la disposizione dei mobili…”, si guardò attorno, “due giorni fa avremmo cenato qui o nell’altra stanza?”.

“Là in fondo…”, indicò con la testa l’angolo del salotto vicino all’entrata nel corridoio.

Nigly scosse la testa sorridendo.

“Ti rendi conto di essere un fottuto nevrotico?”, gli puntò contro la forchetta, “Un-fottu-to ne-vro-ti-co.

Dicono che scopare allenti l’ansia, rilassi i nervi...ma a quanto pare con te non funziona…”.

“E con te?

Funziona?”.

“Non sai quanto…”, rispose Nigly mentre masticava un boccone, “ma io devo usare una marca migliore della tua…”.

Lars abbassò lo sguardo verso il piatto per nascondere un mezzo sorriso.

“L’ultima non era male….”.

“E anche la penultima e la terzultima e tutte quelle degli ultimi 2 anni….

Dovrei cospargere di benzina e dar fuoco a quei libri del cazzo ….

Nemmeno Bukowsky mette insieme pompini fatti da dio e l’amore eterno…”, buttò giù un sorso di vino, “Perchè è un ossimoro bellezza…”.

Lars la guardava.

“Significa che è una contraddizione ….non esiste”.

“Il tuo sogno sta diventando un incubo Nigly….”.

“Perchè la realtà fa schifo?”, si accese una sigaretta.

“Un tipo…”.

“Non mi sembri la persona più serena di questa terra, per cui immagino che tu ne abbia avuto un leggero sospetto….”.

“Da dove vieni?”.

“Da nessun posto e da tutti”.

“Quanti anni hai?”.

“Quasi 32….”.

“Cosa fai ?”.

“Vivo...e ti assicuro che non è da tutti.

La maggior parte della gente esiste soltanto”, buttò fuori il fumo dalla bocca, “...e soccorro i casi disperati...

Hai finito di fare domande ...Ben?”.

Nigly si alzò dalla sedia.

“Mi piace questa piccola casa tra i boschi…”, si guardò attorno, “ma alza la qualità delle tue letture.

Non leggerei uno di quei libri nemmeno mentre sto aspettando il mio turno dal dentista o sopra un isola deserta.

Preferirei l’etichetta di un vasetto di marmellata”.

Schiacciò il mozzicone nel portacenere.

“Ci vediamo presto ..mi farò viva io…”.

Lui la guardò con aria interrogativa.

“Che c’è?”, chiese Nigly, “Pensavi sarebbe finita in maniera diversa la serata?”

Si infilò la giacca.

“Mi spiace se sei rimasto deluso...ma sono solo le 22:30 e la notte è ancora lunga ….”.

Si infilò il cappotto.

“Ti porterò un’altra Biancaneve, così dopo un’altra serata come questa potrai abbracciartela e sentirti meno solo….ma legale una catena al collo o farà la fine dell’altra...”


Commenti

0 commenti

Accedi per commentare e dire a chi scrive che cosa ne pensi.

Ancora nessun commento. Inizia tu la conversazione.