A caccia di chissà che cosa per sentirmi vivo
capitolo 6
di Leyla khaled
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Lars fece un incubo orribile quella notte.
Sognò che qualcuno, una specie di gigante, da una collina facesse rotolare dei barili per fargli la pelle e lui doveva evitarli.
Gli sembrava di essere dentro una puntata dell’anime “L’attacco dei giganti”, e quel gigante aveva le fattezze di sua madre.
Si svegliò di soprassalto.
Andò in cucina a prendere un bicchiere d’acqua.
Si appoggiò sul ripiano di legno e guardò fuori dalla finestra nel giardino.
C’era la luna piena che spandeva una luce imponente sulla terra.
Vide le sagome dei nani di gesso e anche di Biancaneve.
Gli era arrivata in un pacco con un biglietto anonimo :
“Lei non ti abbandonerà mai, non ti deluderà mai.
Sei l’unico per lei...per sempre.
Trattala bene”.
Aveva sorriso nel leggerlo.
I raggi della luna trafiggevano la finestra per entrare in casa e illuminarne alcune parti.
Prese in mano “Elogio all’ozio “ che era sul tavolo.
Improvvisamente quel suo girare, percorrere a lunghi passi le stanze di casa , come faceva di solito, gli sembrò una stupida perdita di tempo .
“Fermati”, le aveva detto Nigly, “non ha alcun senso sprecare le energie se non sai dove andare...se non hai una meta.
E’ meglio stare fermo e cominciare a capire”.
Capire.
Che bella parola.
Basterebbe capire.
Ma come?
Cosa?
“Quello che vuoi davvero”, le aveva detto.
“Voglio un po' di pace….voglio poter respirare senza sentirmi soffocare….voglio svegliarmi alla mattina pensando che la giornata mi darà qualcosa...che non sia la noia o la disperazione...”.
Poi ricordò le parole della canzone che gli aveva fatto ascoltare :
“ a volte guardo ma non vedo più
niente più niente più
e a volte ascolto ma non sento più
niente più niente più
E grido dove dove si deve andare , cosa si deve fare….”.
“Prima con lei tutto era ordinato...chiaro…”, si riferiva alla sua ex moglie, “ lei sapeva sempre cosa fare...cosa dovevo fare…”, si passò una mano tra i capelli, “mi ha restituito una vita ...ma era una vita a metà….era come avere un lunghissimo guinzaglio.
Mi dava l’illusione di essere libero, poi improvvisamente lo sentivo tirare e non potevo andare oltre…”.
Fece una pausa.
“Mi mancava poter condividere quello che leggevo, quello che ascoltavo…scrivevo.
Era fantastica nel rispettare le scadenze, organizzare le vacanze, ma tutto il resto per lei era una perdita di tempo...erano sciocchezze…”.
“Lo capisco…”, gli disse Nigly.
“E così le cose andavano sempre peggio, ma nessuno dei due voleva affrontare i problemi...e si è aperto un baratro….”.
“Perchè non le hai parlato...spiegato?”.
“Non lo so...credo perché pensavo sarebbe stato inutile...non avrebbe capito...e così finivo per stordirmi e non pensarci…”.
“E le cose non si sono messe a posto da sole….”.
Disse di no con la testa.
Lars fissò il fondo del bicchiere che aveva in mano.
“No...non si sono sistemate….”, ripetè sottovoce a sé stesso.
Ma ormai era tardi, non c’era più niente da fare.
Era orribile convivere con la sensazione di essere parte in causa del mondo che ti è crollato addosso.
Il giorno prima aveva detto a Nigly che amici suoi l’avevano visto con lei e chiedevano chi fosse.
“Digli che non sono cazzi loro”, aveva risposto seccata, “non voglio avere niente a che fare con quei balordi che come delle zavorre ti stanno tirando giù…”, poi lo guardò.
“Stai parlando dei miei amici…”, ribattè infastidito.
“Allora cambiali”, e gli buttò in faccia il fumo della sigaretta, “ gli amici sono come i vestiti, ogni 10 anni devi svuotare gli armadi e farti un guardaroba nuovo, o rischi di uscire con addosso l’odore di muffa…poi ti si attacca alla pelle e non te ne liberi più…
E loro sono come la muffa”.
Aprì il libricino che gli aveva data Nigly.
Ne lesse una frase:
“Finchè eccoli a quarantanni con un’attenzione spenta, la mente vuota di argomenti, di divertimento, senza un pensiero da attaccare ad un altro….”.
Buttò giù un sorso d’acqua fresca.
Improvvisamente sentiva la testa, il corpo caldo come se avesse la febbre.
Era così che si sentiva, come nelle parole di Stevenson e aveva solo 33 anni.
Eppure , a parte Nigly, la gente che aveva attorno era esattamente come lui.
E non sembrava triste o insoddisfatta….quando era sobria.
“Puoi cercare di affogare i tuoi casini...le tue pene nell’alcol Lars, “ aveva sentenziato Nigly, “...tanto LORO sanno nuotare benissimo….e l’unico che ci lascerà la pelle sarai tu….”.
La solita guastafeste.
“Hai mai pensato a una cosa quando te ne stai nel tuo bel locale galattico in cui lavori?
Che l’unica cosa che rende diversi i tuoi clienti da quelli dello squallido bar all’angolo non sono i vestiti, i soldi...la classe…
E’ semplicemente l’età…
La tua gioventù dorata senza nemmeno rendersene conto sta lentamente scivolando dal tuo pub trendy a quello squallido bar all’angolo.
I tavolini di plexiglass saranno sostuiti da quelli di metallo un po' arruginito...le loro belle facce diventeranno gonfie e invecchiate prima del tempo come quelli che vedi seduti a fissare una tv per ore con un bicchiere pieno di vino da discount davanti a loro…
E’ quello che vuoi?
Davvero hai una considerazione talmente bassa di te stesso da non voler nient’altro dalla vita?
A 18 anni mi capitò per caso di ascoltare una canzone che diventò molto famosa,
Prendi in mano i tuoi anni.
Diceva , “Ehi!!! Ma dove sei? Ti stai piangendo addosso
Prendi in mano i tuoi anni il tempo non lo inganni
Cosa fai? Perché aspetti ancora?
Gioca la tua partita non sarà mai finita “.
Il tempo non ci aspetta, e se pensi che qualcuno faccia scomparire con un colpo di bacchetta i tuoi problemi, non hai capito un cazzo dalla vita.
O la vita te la costruisci tu , come la vuoi, come ti piace, o nessuno te ne porterà una impacchettata e pronta.
Per cui vedi di svegliarti una volta per tutte e piantala di autocommiserarti, di pensare che c’è una maledizione che ti insegue, perché l’unico nemico di te stesso sei tu.
O vi affrontate davvero o lascia perdere e lasciati morire…
Vuol dire che non hai né la pelle né il fegato per vivere su questa terra.
Anche questa è comunque una scelta.
Ma la cosa peggiore è l’immobilità e il piangersi addosso o continuare ad avvolgersi nei casini in cui sei immerso”.
Strinse con forza il bicchiere e lo lanciò contro il muro.
Un’esplosione di schegge brillanti si sparsero per tutta la cucina, mentre la luna stava lasciando il posto ad un sole nascente.
“Tra un mese esatto me ne andrò”, gli disse Nigly.
“Tra un mese?
Dove?”.
“Lontano”.
“Lontano quanto?”.
“Canada”.
“Canada?”.
“Già ...pare sia un posto con una concentrazione di stronzi piuttosto alta...che combina un bel numero di casini…”, si accese la sigaretta, “ è quando c’è una spina nel culo più grande delle altre chiamamo me per sistemare le cose….”.
Sembrava deluso.
Lei sorrise e gli diede una lieve pacca sul braccio.
“Ancora per un mese sarai tra le mie grinfie….”, aspirò il fumo di sigaretta, “….ti voglio portare a vedere un’eclissi...un’eclissi di luna.
Ci sarà tra tre giorni alle 20:32 minuti esatti, così dicono…”.
“Dove?”, chiese Lars.
“Qui.
Io seguo le eclissi e per questo sono capitata in questo posto dimenticato da dio…”.
“Ok”.
Lo scrutò, sembrava pensieroso.
“Che hai?”.
“Niente”.
“Anche tu fai schifo a dire le palle…
Sei trasparente come un fottuto vaso di cristallo….e con la stessa possibilità di finire a pezzi in un negozio pieno di elefanti…”.
“Gli elefanti non entrano nei negozi…”.
Nigly rise:
“Forse qui….in India ci entrano eccome…”.
“Sei stata in India?”.
“Già…”, scrollò la cenere, “un posto di merda...la prima cosa che senti uscendo dall’aereo è la puzza di morte….la morte sta ovunque...ti si attacca alla pelle anche quando non sei morto...e per quanto ti lavi non se ne va via…
Ma ho visto un bambino coperto di stracci, magro come uno scheletro condividere un pezzo di pane con un cane randagio…
Era straziante….e me ne sono andata il prima possibile….”.
Lo guardò.
“Tu non hai la più pallida idea di cosa significhi essere un dannato fuori dall’inferno, che è attaccato alla vita come la zecca alla schiena di un cane rognoso…
La gente qui ...non tutta ma la maggior parte non merita niente…”, guardò verso l’orizzonte tra le colline, “è persa in una tale quantità di stronzate ….a guardare solo sé stessa che se potessi…”.
Fece una pausa.
“Io la odio la gente...detesto stare in mezzo alla gente…
Sento la loro pochezza , la loro stupidità avvolgermi come l’odore che esce da una fogna.
Mettono in piazza tutta la loro vita come la merce esposta in un mercato.
Affetti, persone...sè stessi.
Non c’è niente di sacro che valga la pena tenere per sé.
E’ disgustoso come espongono i loro difetti ….la loro parte più disgustosa senza alcuna vergogna….
E’ una maniera patetica di urlare:”Io esisto, guardatemi”.
Come quelli che diventano delle nullità quando chiedono tra le lacrime che non hanno mai versato, di lasciarli andare….di non farli morire…”
Poi non disse più nulla.
Si voltò verso di lui:
“Mercoledì verrò a prenderti alle 20:00.
Ti prego niente vestito di gala, voglio godermi lo spettacolo in mezzo a quel campo di grano…..”, e glielo indicò con il braccio.
“Ok”.