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A caccia di chissà che cosa per sentirmi vivo

capitolo 4

4 min di lettura

Nigly alzò gli il viso e guardò la scritta in neon fucsia sopra l’entrata:

Talamasca.

“Esotico….”, pensò, poi ne oltrepassò la soglia.

La prima impressione fu la sensazione di essere catapultata dentro uno di quei locali alla Blade Runner.

Serpenti di neon multicolori si intrecciavano sulle pareti e il soffitto, creando strani giochi di luce.

Tavolini tondi di plexiglas trasparente erano sparpagliati in giro, corredati da poltroncine in stile inizio anni ‘70, Arancia Meccanica.

Il bancone dello stesso materiale dei tavoli correva lungo tutto il lato più lungo del locale.

Dietro scaffalature su cui erano sistemate bottiglie dalle forme più strane con liquidi dai colori più disparati che andavano dall’azzurro, al verde, al giallo, al rosso che degradava nel rosa.

In piedi a servire la clientela tre individui che sembravano usciti dalle pagine di un manga giapponese.

Due ragazze, sembravano gemelle, nonostante una fosse bionda e l’altra mora.

Alte e dinoccolate, indossavano camice tanto bianche da sembrare fosforescenti che lasciavano intravvedere corpetti neri, gonne minuscole scozzesi rosse.

Avevano lunghe calze nere che arrivavano sopra il ginocchio, scarpe con le zeppe che le faceva sembrare delle gru vestite da clown e codini arrotolati sopra la testa.

A quella che aveva portato un calice ad un cliente seduto, Nigly noto che un tatuaggio gli arrivava dalla scollatura al collo e un altro era arrotolato sull’avambraccio.

L’altra aveva un orecchino al naso e qualche piercing sulla faccia.

Il terzo “personage” del gruppo era Lars.

Camicia nera con le maniche arrotolate che lasciavano intravvedere una sfilza di tatuaggi e la chincaglieria che brillava ai lobi, come il sorriso che stava riservando a una tipa seduta davanti a lui con strani capelli sull’azzurognolo-verde acqua, scarpe con i tacchi rosse e un abito dello stesso colore.

Rimase a distanza , un po' nell’ombra per osservarlo.

Non c’era nient’altro da dire che pareva perfettamente a suo agio come un pesce dentro al mare.

Ma nel mare ci puoi anche affogare se bevi troppa acqua.

Le tipa si alzò per raggiungere i suoi amici.

Lui guardò verso la direzione di Nigly e lei si voltò leggermente.

Poi:

“Cosa posso portarti?”.

Lei roteò lo sgabello mentre si alzava gli occhiali leggermente scuri.

Vide il suo sorriso spegnersi.

“Che cazzo ci fai qui?”, le domandò sgarbatamente.

“E’ così che trattate le clienti qua dentro?”.

“Tu non sei una cliente sei una stalker”.

Lei sgranò gli occhi fintamente offesa.

“Moi?

Quella che è venuta a tenderti una mano per farti risalire dal baratro?”.

“O per farmici precipitare definitivamente”.

“Io che voglio salvare la tua anima?”.

“La mia anima stava benissimo anche prima che ti incontrassi….”.

“Allora perché stavi cercando in tutte le maniere di affogarla in un mare di alcol?”.

Nigly si guardo attorno.

“Hey ti sei sistemato bene...del resto non ti ci vedrei a fare il cassiere in un supermercato o il facchino…”.

“Stavo pensando di diventare socio del proprietario”.

Nigly scoppiò a ridere.

“E’ come chiudere un tossico di zucchero dentro una pasticceria….”, si accese una sigaretta, “tu dovresti scappare a gambe filate da questo buco malsano…”.

“ci avevo pensato quando mio padrè morì ma…”.

“Ma Lucignolo e il paese dei balocchi sono troppo attraenti per abbandonarli non è così?”.

Cadde il silenzio, poi:

“Che cosa ti devo portare?”, le chiese serio

“Niente che assomigli a quei beveroni color detersivo per la lavatrice….”.

“Davvero non ti manca la classe….”.

“Sarà perché ultimamente frequento gente di alto livello tipo ...Lord….”, e gli sorrise

“Allora?”, lui non sorrideva.

“Ce l’avete una birra onesta ?”, domandò.

“Si, abbiamo anche le birre ...oneste” e la guardò, rimanendo fermo dov’era.

“Allora portamela bellezza, o devo venire a spinarmela io?”.

Dopo poco arrivo con un bicchiere alto color smeraldo di forma quadrata.

Lei guardò il bicchiere e poi lui.

“Portami una cannuccia o dovrò aspettare che mi venga un ictus, mi si storca la bocca per poterla bere”.

Lui non sapeva se prenderla sul serio o meno.

“Non sto scherzando”.

Se ne andò e ritornò con una cannuccia avvolta a spirale fucsia.

“Mi stai pigliando per il culo?”.

Lui sorrise.

“Abbiamo solo queste, ma se vuoi all’angolo c’è un bar in cui la birra te la versano direttamente in bocca …”.

“E tu ne sai qualcosa scommetto…”, anche lei sfoggiò un sorriso.

Riuscì a buttarne giù un sorso.

“Quella specie di semaforo con i tacchi ti ha dato il via e sei ancora allo stop?”, gli chiese.

“Di che parli?”, le chiese Lars.

“Di quella per la quale ti stavi slogandola bocca in sorrisi poco fa…”.

“Vuoi unirti?”.

“Le cose da circo non mi interessano”, accese una sigaretta.

“Allora provvederò a infilarti come unica presenza tra i miei impegni….”.

“Non sono interessata”.

Un lampo di delusione gli attraversò lo sguardo.

“Se pensi che il tuo fascino sia stato messo in dubbio , rilassati , sei un articolo che merita...e non passi inosservato ,ma non è quello che cerco…”.

“Beh anche tu non passi inosservata…”.

Nigly fissò la punta della sigaretta rossa e arroventata.

“Si lo so ...e ci metto meno di 20 secondi a scegliere cosa mettermi addosso….”, osservò la schiera di bottiglie alle spalle di Lars, “ma mi piace essere tra quelli che passano tra le gocce di pioggia, nella totale indifferenza della gente...lo so tu non lo capisci, ma l’anonimato è la più totale forma di libertà, ti permette di fare tutto…..anche ammazzare qualcuno e passarla liscia….”.

“E tu l’hai fatto?”.

“Può darsi….ma di sicuro non lo andrei a dire”.

Nigly finì la birra poi si alzò dallo sgabello.

“Hai ragione mi piace che la gente mi noti, mi guardi…”, disse Lars.

“E’ per questo che ogni due mesi trovi un nuovo modo astruso di travestirti ...commediante?”, lo fissò, “La tua autostima deve essere da tanto di quel tempo seppellita da qualche parte che ritrovarla per te sarebbe un’impresa colossale….”

Si sistemò il colletto della giacca.

“Vedremo di procurarci una mappa e una bella pala…”, accennò un sorriso, “…..buonanotte ….”.

E uscì dal locale.



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