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UNA VITA, UN GIARDINO

Senza titolo

1 min di lettura

È passato tanto tempo dall’ultima volta che ti ho visto vivere:

ti stavo già perdendo

e non lo sapevo.

Ero distratta,

lo sono stata

per tutti questi anni.

Ma il tempo,

dicevi tu,

è solo una dimensione dell’anima;

di quest’anima sciocca che oggi

piange, si gonfia, si contorce,

come una pianta che affoga al buio.

Ma proprio oggi

come un amo lanciato attraverso il tempo

tu mi hai riportata indietro

o forse -non è la stessa cosa?-

mi hai trascinata avanti.

Oggi ho ritrovato la tua immagine

che non avevo perso, né mai cercato:

non l’ultima, ma l’unica:

tu in piedi, accanto a me

mi parlavi e poi

chissà perché

ascoltavi…

Con fiducia piantavi il raccolto

che solo oggi io mieto.

Sotto la corteccia

-non è secca!-

io sento fiorire i germogli,

la tua eredità, per questo lungo tempo da vivere.

Proprio tu, che ne avevi così poco,

mi hai lasciato così tanto

che potrebbe bastarmi per una vita intera.

Mi hai provato infine

che il tempo non è niente, se non un’idea

da ribaltare a piacimento,

foss’anche con la luce di un solo minuto di pienezza.

Hai vinto, hai schiacciato il nemico spietato,

e vinto è il suo gemello,

lo spazio che separa e dissolve i corpi.

 

Io non so

in quale altro dove tu sia

ma oggi

sei in me.

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