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Un pomeriggio d'autunno. Matteo ha concluso l'ultimo appuntamento della giornata. La cliente uscendo mentre si guarda i denti allo specchio accenna un sorriso di soddisfazione. Saldato il conto senza fiatare con un assegno, si avvia da sola verso la porta. Finalmente Matteo ha la possibilità di tirare un sospiro di sollievo. Avrebbe potuto pagare buona parte dei suoi molti creditori. Aveva tamponato un buco ed evitato per un soffio, per l'ennesima volta, il pignoramento dello studio con tutte le attrezzature, la poltrona e tutti gli strumenti, nuovi di zecca. Gli era rimasta mezza oretta per dare un'occhiata alla sua posta elettronica, al suo profilo facebook e a qualche sito di incontri. Ecco che tra i messaggi spunta fuori anche quello di Marco. Va subito a vedere la foto del suo vecchio amico. Gli parve invecchiato. Lui, invece, aveva avuto l'accortezza di mettere una foto che risaliva ormai a parecchi anni fa. In cuor suo si chiese il motivo di quella ri-apparizione. Apparentmente il motivo era che il suo nome era saltato fuori in un recente rimpatriata con Luca e Giovanni. Plausibile, ma evidentemente non troppo convincente. Ad ogni modo i racconti di quella serata in pizzeria lo avevano incuriosito. Lui che si sottoponeva regolarmente a sedute al solarium vicino allo studio durante la pausa pranzo, si ungeva tutti i giorni con creme di eterna giovinezza, aveva tutto il diritto di essere invidiato dai suoi amici non fosse altro che per la sua BMW sportiva nera, nonché per il suo aspetto giovanile. Con Giovanni si erano incrociati qualche volta al circolo sportivo. Ogni volta si erano abbracciati e si erano ripromettessi di riverdersi presto. Salutami questo, salutami quest'altro. Questa volta era stato Marco a cercarlo, anche a nome di Giovanni. Infatti nel suo messaggio Marco gli ricordava le promesse, regolarmente disattese, al suo amico di rivedersi tutti insieme. E se era stato Marco a mandargli il messaggio e non Giovanni, evidentemente era perché tra i quattro, lui era quello che veniva sempre considerato il più serio e attendibile.
Gli diedero appuntamento per un aperitivo in un locale alla moda, frequentato da modelle e da attori. Matteo arrivò con la sua BMW con soli dodici minuti di ritardo. Occhiali a specchio, volto abbronzato e lucido anche a fine ottobre. Certo, per loro che lo ricordavano ancora quando andava in giro con una chitarra a tracolla, che tirava fuori al tramonto, e la barba quasi sempre lunga, rispetto a quei tempi era appena riconoscibile. Ma rispetto alle sue foto del profilo facebook. risalenti ormai a una dozzina d'anni fa, praticamente non era affatto cambiato. Gli amici non mancarono di notare e apprezzare il suo aspetto giovanile e la cosa non potè che fargli piacere. Raggiante per i complimenti, Matteo era pronto per cadere nella trappola. Ci volle un po' di tempo per arrivare al punto.
Si cominciò a sondare il terreno con qualche ricordo delle interminabili partite di calcetto, di quelle che finivano al tramonto. Poi si passò a qualche vecchia amica comune recentemente ripescata da qualche parte. Qualche matrimonio cominciato con sfarzo e finito miseramente dopo pochi anni. Si tirarono fuori le battute memorabili di qualche vecchio professore, le piccole trasgressioni di qualche gita scolastica. Ecco che lentamente i quattro amici si stavano avvicinando al punto dolente. Fu proprio Matteo a tirare fuori il ricordo di quel soggiorno nel bungalow. Gli amici tirarono un sospiro di sollievo. Finalmente erano arrivati di fronte alla porta del tempio. I tre lo incoraggiarono a entrarvi dentro, incalzandolo con le domande. Una certa serietà stava trasformando qell'allegra rimpatriata in una sorta di interrogatorio. “Ti ricordi?” continuavano a chiedergli. Quando Marco gli chiese in modo diretto se si ricordasse per caso di un unicorno, Matteo dichiarò esattamente quello che i tre amici si aspettavano: fu l'unico che ebbe il coraggio di dichiarare apertamente e senza alcun problema che quella notte doveva averlo visto in sogno. Quando i tre amici si guardarono stupiti, lui stesso chiese in modo sinceramente ingenuo: “Perché?”. I tre amici furono sul punto di raccontargli quelle singolari coincidenze che non potevano essere considerate frutto del caso. Ma poi preferirono evitare di turbare i sonni di un dentista di successo. E così per superare quello scoglio ritornarono a qualche ricordo più innocente e piacevole.
Ma quando cominciarono l'appello dei vivi e dei morti, Marco sfacciatamente chiese a Matteo se sapeva che fine avessero fatto Peppe e Maria. Anche in questo caso lui ripose senza alcuna remora o timore: aveva saputo da un suo cliente, lontano parente di Maria, che i due fidanzatini erano morti in un incidente stradale in Spagna. Aggiunse che, da quanto aveva saputo il suo cliente, lei aspettava un bambino, una gravidanza quasi miracolosa dopo molti anni di vani tentativi. Ecco che i tre amici vennero in possesso dell'ultimo tassello, quello del quale non sospettavano nemmeno l'esistenza. Rimasero per un po' a chiacchierare del più e del meno, raccontandosi episodi divertenti della loro vita assai poco avventurosa e poi ognuno prese la strada di casa, dopo essersi riproposti di rivedersi presto.