EPILOGO
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Gli amici adesso erano in possesso di tutte le informazioni, tutte le lettere che lo componevano ma comunque, malgrado i loro sforzi, non erano in grado di decifrare il messaggio. Riuscivano però a comprendere che quei segni, messi uno dietro l'altro, dovevano avere un senso. Se passeranno tutta la loro vita a interrogarsi, a cercare di spiegare quello che era successo quella notte in quel bungalow, certamente non l'avrebbero consumata inutilmente. Una vita dedicata alla comprensione di quel messaggio nella bottiglia, della similitudine ordinata di casualità e necessità, non è spesa invano. La meccanica quantistica li avrebbe potuti mettere sulla strada giusta, ma probabilmente preferiranno scorciatoie più praticabili (cartomanti, astrologi e indovini). Se dico questo, è per un motivo preciso: sono io quel bagliore bianco che ha seminato quell'immagine nei sogni di quei ragazzi in quella notte di giugno, l'unicorno, colui che stanno inutilmente cercando. Avevo predisposto le cose in un certo modo per un solo e semplice motivo: mi piacevano quei nomi. Dovranno passare molti anni, forse secoli, perché Luca, Matteo, Giovanni e Marco si troveranno nuovamente sotto lo stesso tetto di paglia insieme con Giuseppe e Maria. Tutto sembrava andare secondo quanto avevo prefissato. Poi quel banale incidente stradale mise fine a tutto. Non sono venuto al mondo. Adesso continuerò per chissà quanti anni ancora a vagare nei sogni degli uomini di questo pianeta.