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L'unicorno

II

3 min di lettura

Dopo l'apparizione di quel bianco bagliore, la giornata di Luca si avviò lungo i binari dell'attività ordinaria: gli articoli da chiudere entro poche ore, le telefonate, le e-mail a cui rispondere e quelle da mandare, gli riunioni in sala grande. Ma quando il fitto frastuono di quelle attività si spense, riapparve nuovamente. Come un punto interrogativo luminoso e molesto che esigeva da lui una risposta, come un pesce che gira nell'acquario in attesa del cibo. Sarebbe stata una crudeltà inaudita da parte sua lasciarlo a digiuno. Tornato a casa, prima di coricarsi, per venire a patti con quell'animale che si era istallato nella sua mente contro la sua voglia, finalmente prese una decisione: sarebbe tornato lì.

Quella mattina venne a sapere che quel campeggio era stato liquidato da parecchi anni e, al suo posto, era sorto un albergo. Era metà ottobre e scivolare lungo il declivio della malinconia sarebbe stato inevitabile. L'unico alleato era un sole che non aveva perso il suo vigore estivo e gli avrebbe offerto almeno un valido pretesto per una passeggiata sulla spiaggia.

Prenotò al telefono. In cuor suo Luca sperava di trovare anche la chiave di quelle relazioni che non erano sfociate in nulla: cominciate in modo così promettente, col passare degli anni si andavano sempre più sciupando. Come un fiore che, a un certo punto, inspiegabilmente, comincia ad appassire. Pur appassita, trascina una sua esistenza fatta di abitudini per qualche anno. Fino a che un piccolo litigio, una insignificante incomprensione faceva crollare tutto. E lui rimaneva sempre lì, alla ricerca di una spiegazione, senza capire che non era stata quella piccola incomprensione o quel litigio, ma era l'involucro che la proteggeva che si era assottigliato con il tempo fino a cedere a una minima sollecitazione. Luca però ci rimaneva sempre male, perché pensava di non avere nulla da rimproverarsi e, per questo, si sentiva una vittima. Quello stupido pensiero lo confortava per un po'. Come una sciarpa nelle fredde giornate invernali che riponeva ai primi tiepidi venti di una nuova relazione.

Non si dovrebbe mai tornare nei luoghi in cui si è stati felici, perché sono pieni di trappole. Luca ci arrivò quasi ipnotizzato, vittima di un incantamento. Si era portato qualche libro di poesia, la sua passione di gioventù. Arrivò in tempo per fare una passeggiata sulla spiaggia al tramonto. A stento riconosceva quella spiaggia dove molti anni prima correvano felici cinque ragazzi. Scivolare con tutta la sua anima dolente in quei gorghi era come inoltrarsi tra fitti rovi spinosi. L'aria era tersa e il dolce veleno della malinconia si diffondeva lentamente nelle sue vene. In fondo era proprio quello che voleva. Tornò all'albergo quando ormai il buio aveva inondato strade, angoli e mura. L'amarezza lo seguì come un cane fedele anche a cena. Nel ristorante dell'albergo c'era una piccola comitiva di anziani scandinavi, forse svedesi. Luca avrebbe voluto socializzare, magari condividere con loro il suo calice amaro. Ma non ne ebbe il coraggio. Così attese in silenzio l'arrivo del cameriere e poi l'arrivo delle pietanze.


Quella mattina Luca quando aprì gli occhi, pensò che a quella domenica mancava qualcosa. Quel bagliore bianco non era venuto all'appuntamento. In sogno aveva fatto un banale ragionamento che avrebbe potuto fare anche durante la veglia e che non valeva nemmeno la pena ricordare. Tutto intorno a lui seguiva il suo normale cammino: le vecchie che da qualche parte si preparano per andare a messa, i giovani che dormono storditi. A conti fatti si trattava solo di una idea singolare e po' stupida: perché avrebbe dovuto nuovamente ripresentarsi? Non lo aveva già detto Eraclito che non è possibile bagnarsi due volte nello stesso fiume? Perché quindi disturbare i fantasmi del passato? Di quel bagliore poteva percepire ora solo l'assenza, il suo assordante silenzio. Ma in questo modo il cerchio non poteva essere chiuso. Il mattino tiepido autunnale lo risarcì, almeno in parte, di quel mancato appuntamento. Tornato a casa, decise che avrebbe cercato Marco. 

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