IV
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Giovanni aveva praticamente concluso la sua giornata di lavoro. Gli rimaneva una mezz'ora prima di timbrare il cartellino all'uscita in cui poteva occuparsi di messaggi al cellulare ed e-mail privati. Fu sorpreso di imbattersi nel messaggio di Marco. Si erano incontrati, dopo diversi anni che si erano persi di vista, nello spogliatoio di una piscina dove i due dovevano asciugare i capelli e vestire i propri figli. Si erano scambiati i contatti e si erano riproposti di rivedersi, ma si trattava di frasi di circostanza. O almeno così era stato per lui.
Dal messaggio si capiva che adesso c'era anche Luca. L'idea di rivedersi non lo entusiasmava, perché da diversi anni aveva cancellato quei ricordi ormai lontani. Aveva una vita strutturata in maniera molto precisa: lavoro e famiglia. Si concedeva solo il lusso di una partita a tennis a settimana con un collega dell'ufficio (unica variante: un doppio). La sua vita era organizzata e programmata. La cosa che più gli piaceva era proprio questa: organizzare e programmare. Le vacanze sempre allo stesso posto, sempre ad agosto. Anche solo l'idea di un qualche imprevisto lo avrebbe sfinito, perché lo avrebbe costretto a pianificare nuovamente tutto da capo. Il problema vero era che i figli si stavano rendendo indipendenti, e quindi stavano cominciando a preordinare e prestabilire da soli. Ma c'era anche un aspetto positivo: si era liberato uno spazio che adesso non sapeva come organizzare. Era indeciso tra lo yoga, o un corso di qualcosa (tipo cucina, teatro o sommelier).
Per questo l'idea di una rimpatriata con gli amici trovò una tiepida accoglienza. Adesso che aveva quello spazio libero a disposizione e avrebbe potuto dare seguito a quell'invito estemporaneo e inatteso senza alterare tutti gli altri piani prestabiliti. E poi la moglie aveva da poco preso parte a una sua rimpatriata. Furono queste le ragioni per cui accettò l'invito dei suoi due vecchi amici, del tutto ignaro del tranello nella quale stava per cadere.
Tutti arrivarono puntuali in pizzeria quella sera. La sala era mezza vuota. Trovarono un angolo tranquillo. Luca non vedeva Giovanni dagli anni in cui uscivano tutti insieme, e cioé i primi due o tre anni dopo il diploma, quando le strade delle loro vite cominciavano a divaricarsi. Entrambi avevano addoso qualche chilo di troppo, qualche capello in meno, ma erano ancora del tutto spenti. All'epoca, quando ancora si frequentavano più o meno regolarmente, Giovanni parlava ancora di sceneggiature, di testi teatrali (nei quali l'unicorno era comparso più di una volta), di teatro e di cinema. Quel sogno si era spento lentamente negli anni successivi. Era svanito senza lasciare alcuna traccia. Appena impiegato al ministero, ancora sperava che si sarebbe fatto vivo qualche suo contatto a cui aveva affidato le sue sceneggiature, sepolte sotto strati di silenzio. Per questo non amava tornare con la memoria a quei tempi dai quali non aveva ricavato che delusioni e umiliazioni. Tuttavia quella serata non si sarebbe potuto sottrarre a qualche domanda su quei progetti e sulle sue passioni di allora. Liquidò l'argomento con poche parole, lasciando intendere un certo disappunto. Gli amici, che lo conoscevano, compresero. Poi passarono in rassegna le amicizie di allora: mancavano all'appello Matteo, Peppe e Maria. Riguardo a questi ultimi, i due eterni fidanzatini dai primi anni del liceo, non si era saputo più nulla. Le ultime notizie le fornì Giovanni: a quanto pare si erano trasferiti in Spagna, dove volevano cominciare una nuova vita, ma da quel punto di loro si erano perse le tracce. Lentamente, quasi senza accorgersene, i tre amici si stavano avvicinando al punto. Era inevitabile che prima o poi, passando in rassegna i ricordi comuni, prima o poi si sarebbero imbattuti in quella breve vacanza in quel bungalow. E a quel punto, per una associazione di idee quasi automatica, sarebbe saltato fuori anche l'unicorno. Ma ecco che quando quel nome venne pronunciato, cadde uno strano silenzio, come se si fossero trovati improvvisamente di fronte a un impenetrabile mistero. Durò pochi secondi. Poi passò il cameriere portando le ordinazioni e la conversazione riprese su altri binari e in altre direzioni. Si parlò delle rispettive famiglie, di figli, di lavoro e di altri argomenti ancora. Tuttavia era evidente che quel bagliore bianco aveva fatto la sua comparsa. Sentivano tutti e tre che si sarebbero dovuti misurare in qualche modo con quel fatto inspiegabile e singolare: tre persone che sognano la stessa cosa nello stesso momento e nello stesso luogo. Anche se nessuno dei tre ebbe il coraggio di raccontarlo, era chiaro che lo avevano capito, ma ognuno per conto suo. Se a ciò si aggiunge la scomparsa di Peppe e Maria, il gioco diventa un enigma da decifrare a tutti i costi. Rimaneva in effetti una sola possibilità: trovare Matteo e cercare di capire se fosse lui in possesso del pezzo mancante, della chiave, di quel codice segreto che avrebbe permesso di decifrare quel messaggio. Per questo i tre amici si lasciarono con la promessa di rivedersi, questa volta tutti e quattro, entro qualche giorno.