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L’ultima corsa

Capitolo 5 – La lettera non spedita

1 min di lettura

Pioveva da due giorni su Bologna. L’acqua trasformava i portici in gallerie lucide, dove i passi della gente rimbombavano veloci.

Luca aveva preso l’abitudine di fermarsi a bere un caffè prima di andare a teatro in un piccolo bar sotto la fermata dell’autobus. Si sedeva al banco, tirava fuori dalla tasca la busta e la guardava senza aprirla.

«È una lettera che deve partire o che è già arrivata?» gli chiese una mattina la barista, asciugando una tazzina con lo strofinaccio.

«È una lettera che non sa dove andare» rispose Luca.

La donna fece un cenno con la testa verso la strada bagnata. «Le lettere vere arrivano anche se non le spedisci. Quelle che restano in tasca servono a chi le ha scritte non a chi le deve ricevere.»

Luca non rispose, ma quella sera tornato in camera, riprese la penna. Non aggiunse altre parole sotto Ho trovato una cosa che non cercavo. Guardò il bottone di madreperla. Ricordò le dita di Luisa che glielo chiudevano nel palmo prima che le porte del pullman si serrassero con un sospiro.

Non c’era rabbia in quel ricordo e nemmeno la sofferenza acuta dei primi giorni. C’era solo la superficie liscia di un fatto compiuto. Piegò il foglio in quattro, lo inserì nella busta e la chiuse. Non scrisse l’indirizzo di Luisa. La mise in fondo al cassetto del comodino, sotto il blocco della carta intestata.

Il bottone, invece lo rimise in tasca.

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