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L’ultima corsa

Capitolo 2 – Il numero che torna

2 min di lettura

Arrivò a Bologna all’ora in cui i portici cominciano a riempirsi d’ombra. Sul marciapiede della stazione Luca restò un momento fermo, con la valigia che gli tirava il braccio, e si chiese se avrebbe saputo fare il primo passo.

In tasca aveva un foglietto con un indirizzo: albergo, Via San Donato. Davanti alla stazione, un palo giallo reggeva il cartello di una fermata. Lo guardò senza intenzione, come si guarda qualsiasi cosa quando si è stanchi.

Si disse che era una fermata e che le fermate hanno un numero. Non c’era niente da leggere.

L’autobus arrivò con un sospiro di freni. Sul vetro anteriore, in bianco su fondo scuro, la stessa cifra. Luca salì pagò, si tenne a un sostegno e lasciò scorrere fuori dal finestrino una città che non conosceva: vetrine che si accendevano, biciclette, una ragazza che rideva con la testa all’indietro. Non era la ragazza di nessuno. Era solo una risata.

«Via San Donato!» annunciò l’autista.

L’albergo era a pochi passi dalla fermata: una porta di vetro, un’insegna che si accendeva con fatica, e sopra l’ingresso in ferro battuto arrugginito, il numero civico. 17.

Luca si fermò sul marciapiede e rise, un riso breve, senza allegria.

«Tre» disse piano, a nessuno. «Tre non sono un destino. Sono una statistica.»

Il titolare gli consegnò la chiave senza guardarlo, ancora chino su un registro. Sulla targhetta di ottone battuta a mano: 17.

Luca la rigirò tra le dita. Provò a dire che forse c’era un’altra camera libera. L’uomo alzò gli occhi, lo guardò un istante e fece un sorriso stanco.

«Ho solo quella, ragazzo. Le altre sono prenotate. Se le dà fastidio domani vediamo.»

«No» disse Luca. «Va bene così.»

La stanza era piccola, con un letto singolo e una finestra sul cortile. Posò la valigia. Dalla tasca tirò fuori il bottone di madreperla e lo mise sul comodino, sotto la lampada: rosa e grigio, a seconda di come cadeva la luce.

Poi prese un foglio di carta intestata dal cassetto e si sedette sul letto. Scrisse Cara Luisa e si fermò. Scrivimi quando hai qualcosa da dire, gli aveva detto lei. Non quando senti il vuoto.

Rimase a lungo con la penna sospesa. Aveva un vuoto grande quanto una stanza, e nessuna parola che non fosse quella.

Piegò il foglio e lo mise in tasca. Quella notte non riuscì a dormire.

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