Capitolo 3 – La luce nel cortile
di Alberto
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Passarono i giorni, e Luca imparò i rumori dell’albergo: il campanello alla porta, il passo pesante del titolare per le scale, il cigolio della finestra del cortile quando qualcuno la apriva.
Fu da quella finestra che una sera, vide la luce.
Dall’altra parte del cortile, dietro un vetro in alto qualcuno stava provando un proiettore. Il fascio attraversò il buio, un cono bianco in cui la polvere girava lenta come qualcosa di vivo, e andò a posarsi su un muro scrostato. Per un attimo il muro diventò un altro luogo: una piazza, una scena, un cielo. Poi la luce si spostò, si fece più calda e il muro tornò muro.
Luca restò immobile, con le mani sul davanzale. Non sapeva perché gli si fosse stretta la gola.
«È il teatro» disse una voce dietro di lui. Il titolare era salito senza far rumore, con un grosso mazzo di chiavi in mano. «Di là c’è la sala, e da noi dormono gli attori quando passano. L’impresario cerca un tecnico per le luci. Sono giorni che chiede in giro.» Lo osservò. «Lei ha studiato qualcosa di tecnico, mi pare.»
«Perito elettrotecnico.» La parola gli suonò vecchia come il vestito di un altro. «Ma l’ho scelto perché serviva, non perché volessi.»
«Allora serve» disse il titolare, e il suo sorriso sembrò sul punto di scappargli. «Succede, sa? Si scelgono le cose per bisogno e un giorno si scopre che erano le chiavi di un’altra porta.»
Luca guardò di nuovo il muro. Nel laboratorio di scuola, anni prima aveva sentito le sue mani cercare la forma dentro il tufo, come se ci fosse sempre stata. Aveva pensato che fosse un gioco da ragazzi. Adesso la luce faceva la stessa cosa con il buio: ci scavava dentro uno spazio.
Non era diventato scultore. Forse non sarebbe diventato nemmeno scenografo. Ma poteva fare quella cosa lì: scolpire con la luce.
«Mi porta da lui?» chiese.
«Domani sera, alle sette.»
Quella notte Luca si sedette alla scrivania e riprese il foglio piegato in tasca. Sotto Cara Luisa aggiunse una riga sola: Ho trovato una cosa che non cercavo. Per la prima volta aveva qualcosa da dire e non era un vuoto.
Piegò di nuovo il foglio, senza decidere se spedirlo. Sul comodino il bottone prese la luce della lampada e Luca si addormentò prima di mezzanotte.