QUESTA MIA VITA NEL CANTO DELL’ESTATE
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QUESTA MIA VITA NEL CANTO DELL’ESTATE
Questa mia vita nel canto dell’estate . Tanti versi corrono nel mio animo , tenendosi per mano, mentre una nuvola scivola nel buco della mia memoria si dissolve nel vento che passa si alza verso l’azzurro , verso altre idee che potrebbero essere una sintesi del comprendere chi sono. Poi tutto si dissolve nel vano dire che raccoglie in se una atmosfera surreale , assorbe il senso oscuro di un vivere eclettico nelle idee precostituite identico all’ immagine della speranza. Dolce divenire , pendi dall’anima che si ondula nel silenzio, dispersa nell’immagini di un mondo dimenticato , immerso in onde su onde, in mille ricordi persi in altri ricordi , come fili tesi nella mia triste storia passata.
Tutto può essere in questo discorso
Mi hanno chiamato , ho preso un coniglio per consiglio
Sei stato in ospedale ?
Sono passato un attimo all’inferno
Ora vorrei trovarmi una bella guaglione
Non è meglio un gelato alla fragola
Cosa dici un pezzo di cielo è caduto nel bicchiere
di quel vecchio signore seduto fuori al bar dello sport.
Sono stato tutto il giorno a passeggio pensando a te
Non ho più domande da farti
Rimani , un pesce in fondo a questo mare di ricordi
Mi vorrei riprendere la mia rivincita per poi alzarmi in piedi.
Sono perplesso, quanti complessi hai stipato nel tuo essere.
E un pomeriggio divino la luce del giorno entra nella mia povera esistenza , mi prende per il collo , mi riconduce al vecchio caffè dove si riuniscono tutti i morti di fame. Vecchie fiabe mi aspettano per essere completatate . In quel posto ci sono i tanti miei errori commessi che servono ai tavoli, ed una aria calda liquefatta gocciola lungo il collo della signora seduta davanti al mare mentre sorseggia quel suo drink ai frutti esotici. Rammenta la sua giovinezza , si trascende nella verità smarrita, mentre tutto scorre, non c’è più un parcheggio neppure un parcheggiatore che mostri compassione per il prossimo . Tutto ha il gusto di una caramella alla menta che viene avidamente succhiata in silenzio, la quale si scioglie in bocca , scioglie l’alito nella menta che perdura nelle memorie apocalittiche . Tutto continua a scorrere , nella scia di mille canzoni , di mille dolori che partoriscono all’alba , verso la sera dell’amore che gravido di idee estetiche , illumina i segni di un linguaggio perduto in una vita voltagabbana come fosse una giraffa allo zoo. Una giraffa bianca e gialla che sballottola la testa , sopra una nuvola , una giraffa che sorride al cielo , sorride alla scimmia che tiene un callo perenne sopra il piccolo sedere rosso . La scimmia è una scienza esatta , fatta di tante esperienze e ci vuole tanta pazienza per capire una scimmia , capace di ogni maledizioni.
Questo idillio lo vorrei conservare , mettere sotto olio
Ma io sono una signora giraffa
Ed io un signore scimpanzé che si voglia dire all’incontrario
Sai , hanno rubato tutte le banane all’uscita dello zoo
Chi sa chi è stato a fare quel furto
Non è un furto è un sacrilegio
Hanno chiamato i pompieri
Perché no la polizia
Erano occupati
Sono stato alla questura, mi hanno risposto
che una scimmia non può sporgere denuncia.
Io sono una giraffa potrei essere una carta vincente.
Quando lo sarai io diventerò un Dio tra gli uomini .
Ecco l’ultima canzone della signora chiocciola, che passa per il giardino strisciando con l’ombrellino accanto , laggiù ai limite del giardino con tante domande in seno che cerca di strisciare più veloce contro il tempo rimasto. Contro un sogno che si spacca in due come fosse un anguria rossa sangue. Un anguria che riassume il senso di questa vita, il gusto dell’essere in estate e mentre la chiocciola si trascina lungo il giardino si compie ogni cosa, si compie il senso di quello che perseguiamo nella buona e nella cattiva sorte. La chiocciola allunga i cannocchiali dei suoi occhi spaventata , sembra quasi vorrebbe accelerare, andare di corsa , andare fino in fondo a questa storia che riassume il bello ed il brutto. Simile ad un verso che triste traspare nel caldo meriggio, dolce come una limonata in mostra sul tavolo , nell’astro infuocato d’una zinna appesa ad un corpo decadente.
Ecco che cosa resta di questo giorno passato allo zoo.
E mentre la signora giraffa torna a girare intorno ad un albero spoglio, la scimmia se la ride appesa ad un ramo Verso le due del pomeriggio la mia ragione nel delirio genera una forma in conformità del sapere , una certa trascuratezza di costumi, una certa tristezza che mette un brivido dietro la schiena .
Non c’è più ragione per esistere
Mo’ piglio il treno delle sette
Io mi faccio una passeggiata intorno all’albero
Sei matta
Sono una giraffa
Hai la scimmia addosso
Sono in astinenza
Sei ritornato a seguire il significato dell’essere
del non essere
Io vivo , non mi curo di chi sono
Vieni qui vicino a me sostengo io il tuo vivere
Grazie sei tanto gentile
Sono una giraffa non dimenticare
Che cretino, sono proprio un babbuino
Bellino come un bambino
Mi lusinghi
Ti corteggio
Non hai ragione per farlo
Vorrei essere una sposa vestita di rosa
Io se m’incazzo piglio la mazza
Cosa dici , tu sei una scimmia educata
Mo’ mi faccio crescere a barba
Sarai affascinante
Si c’à barba fatta
Ci pensi io Tarzan tu Jane
Non voglio pensare al risultato dell’amplesso
Non è un complesso
E sesso, giraffa
Si ma con una scimmia addosso passa tutta l’astinenza
Che pazzia
Io sono folle
Io una scimmia.
Ahimè, noi due non saremo mai dei sposi felici.
Presto tutto il giardino formicolerà̀ di lucciole, piccoli lampi di magnesio per fare la fotografia a questa vita che passa ai volti ipnotici e medianici dei fiori, solinghi dai lunghi gambi penduli nel bel giardino ove riposa la signora chiocciola .
E quasi sera : fa fresco : cadono le prime gocce delle stelle dell’estate , inseguita , trascorsa nel silenzio nel mio canto che va oltre ogni mio credo ed ogni mio soffrire.