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BALLATE DELLA MESTA ESTATE

QUESTA MIA VITA NEL CANTO DELL’ESTATE

4 min di lettura

 

 

QUESTA MIA VITA  NEL CANTO DELL’ESTATE

 

 

Questa mia vita nel canto dell’estate . Tanti versi   corrono  nel mio animo , tenendosi  per mano,  mentre  una nuvola scivola nel  buco della mia memoria si dissolve nel vento che passa si alza verso l’azzurro , verso altre idee che potrebbero essere una sintesi del comprendere chi sono. Poi tutto si dissolve nel vano dire che raccoglie in se una atmosfera surreale , assorbe il  senso oscuro di un vivere eclettico  nelle idee precostituite  identico all’ immagine della speranza. Dolce divenire ,  pendi dall’anima che si ondula nel silenzio,  dispersa  nell’immagini di un mondo dimenticato , immerso in  onde su onde, in mille  ricordi persi in altri  ricordi , come fili tesi nella  mia triste storia passata.

 

Tutto può essere in questo discorso

Mi hanno  chiamato ,  ho preso un coniglio per consiglio

Sei stato in ospedale ?

Sono  passato un attimo  all’inferno

Ora vorrei  trovarmi  una bella guaglione

Non è meglio un gelato alla fragola

Cosa dici un pezzo di cielo è caduto  nel bicchiere

di quel vecchio signore seduto fuori al bar dello sport.

Sono stato tutto il giorno a passeggio pensando  a te

Non ho più domande da farti

Rimani  , un pesce in fondo a questo mare di ricordi

Mi vorrei riprendere  la mia rivincita per poi alzarmi in piedi.

Sono perplesso, quanti complessi hai stipato nel tuo essere.

 

E un pomeriggio divino la luce del giorno entra nella mia povera esistenza  , mi prende per il collo ,  mi riconduce  al vecchio caffè  dove si riuniscono  tutti i morti di fame.  Vecchie fiabe  mi aspettano per  essere completatate . In quel posto   ci sono i tanti  miei errori commessi che servono ai tavoli,  ed una aria calda liquefatta gocciola  lungo il collo della signora seduta davanti al mare  mentre  sorseggia quel suo drink ai frutti esotici.  Rammenta  la sua giovinezza , si trascende nella verità smarrita,  mentre  tutto scorre, non c’è più un parcheggio neppure un parcheggiatore che mostri compassione per il prossimo . Tutto ha il gusto di una  caramella alla menta che viene avidamente succhiata in silenzio, la quale  si scioglie in bocca ,  scioglie  l’alito nella menta che perdura nelle memorie apocalittiche . Tutto continua a scorrere , nella scia di mille canzoni , di mille dolori che partoriscono all’alba , verso la sera dell’amore che gravido di  idee estetiche , illumina i  segni  di un  linguaggio  perduto in una vita  voltagabbana come fosse una giraffa allo zoo. Una giraffa bianca e gialla che sballottola la testa , sopra una nuvola , una giraffa che sorride al cielo , sorride alla scimmia che tiene un callo perenne sopra il  piccolo sedere rosso . La  scimmia è  una scienza esatta , fatta di tante esperienze  e ci vuole tanta pazienza per capire una scimmia , capace di ogni maledizioni.

Questo idillio lo vorrei conservare , mettere sotto olio

Ma io sono una signora giraffa

Ed io un signore scimpanzé che si voglia dire all’incontrario

Sai , hanno rubato tutte le banane all’uscita dello zoo

Chi sa chi è  stato a fare quel furto

Non è un furto è un sacrilegio

Hanno  chiamato i pompieri

Perché no la polizia

Erano occupati

Sono stato alla questura,  mi hanno risposto

che una scimmia non può sporgere denuncia.

Io sono una giraffa potrei essere una carta vincente.

Quando lo  sarai  io diventerò un Dio tra gli uomini .

 

Ecco l’ultima canzone della signora chiocciola,  che passa per il giardino strisciando con l’ombrellino accanto , laggiù ai limite del giardino con tante domande in seno che cerca di strisciare più veloce contro il tempo rimasto. Contro un sogno che si spacca in due come fosse un anguria rossa sangue. Un anguria che riassume il senso di questa vita,  il gusto dell’essere in estate e mentre la chiocciola si trascina lungo il giardino si compie ogni cosa,  si compie il senso di quello che perseguiamo nella buona e nella  cattiva sorte. La chiocciola allunga i cannocchiali dei suoi occhi spaventata , sembra quasi vorrebbe accelerare,  andare di corsa  , andare fino in fondo a questa storia che riassume il bello ed il brutto. Simile ad  un verso che triste  traspare  nel caldo meriggio, dolce come  una limonata  in mostra  sul tavolo , nell’astro infuocato d’una zinna appesa ad un corpo decadente.

 

 

 

Ecco che cosa resta di questo giorno passato allo zoo.

E mentre la signora giraffa torna a girare intorno ad un albero spoglio,  la scimmia se la ride appesa  ad un ramo Verso le due del pomeriggio la mia  ragione  nel  delirio genera una forma  in conformità del sapere , una certa trascuratezza  di costumi, una certa tristezza che mette un brivido dietro la schiena .

Non c’è più ragione per esistere

Mo’ piglio il treno delle sette

Io mi faccio una passeggiata intorno all’albero

Sei matta

Sono una giraffa

Hai la scimmia addosso

Sono in astinenza

Sei ritornato a seguire  il significato dell’essere

del non essere

 Io vivo  , non mi curo di chi sono

Vieni  qui vicino a me sostengo io  il tuo vivere

Grazie sei tanto gentile

Sono una giraffa non dimenticare

Che cretino,  sono proprio un babbuino

Bellino come  un bambino

Mi lusinghi

Ti corteggio

Non hai ragione per farlo

Vorrei essere una sposa vestita di rosa

Io se m’incazzo piglio la mazza

Cosa dici , tu sei una scimmia educata

Mo’ mi faccio crescere a barba

Sarai affascinante

Si c’à barba fatta

Ci pensi io Tarzan tu Jane

Non voglio pensare al risultato dell’amplesso

Non è  un complesso

E sesso,  giraffa

Si ma con una scimmia addosso passa tutta l’astinenza

Che pazzia

Io sono folle

Io una scimmia. 

Ahimè,  noi due non  saremo mai dei sposi felici.

Presto tutto il giardino formicolerà̀ di lucciole, piccoli lampi di magnesio per fare la fotografia a questa vita che passa ai volti ipnotici e medianici dei fiori, solinghi dai lunghi gambi penduli nel bel giardino ove riposa la signora chiocciola .

E  quasi sera : fa fresco : cadono le prime gocce delle stelle dell’estate , inseguita ,  trascorsa nel silenzio nel mio canto che va oltre ogni mio credo ed ogni mio soffrire.

 

 


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