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BALLATE DELLA MESTA ESTATE

BLUES DI LUGLIO IN AUTOBUS

5 min di lettura

 BLUES DI LUGLIO  IN  AUTOBUS

 

 

 

Sole di luglio , sole di lengua , sciogli  in me tanti  ricordi , come  quando  quella volta  sono  asciuto pazzo  appresso ad una guagliona, dentro l’onda del mare burrascoso, schiumoso , insieme a tante  vaiasse   , ballai  coppe allo  munno , affondando le mani nella sabbia.  Sballato , malato , non mi facevo capace che l’ammore mi aveva tradito   per  ire , verso altri lidi  e mentre io  andavo dietro a tante disgrazie  mi abbandonai nella mia  dolce favola dell’estate.

 

Nella mia ragione  poetica , divenni   un toro  ferito che muove la coda nel  tramonto della sua vita ,  mossi i miei passi  lungo spiagge immense ,  sentivo  lo core che mi sbatteva  m’pietto, sentivo  a vita che mi lasciava  dentro a tante ingiustizie. Ora tutto è passato  mi rilasso e penso a te sopra  ponte  vecchio e ti chiamo  ma tu non rispondi . E mentre piango la morte di un vecchio amico  , stracco nun saccio che pesci pigliare . Ora   mi  elevo  dentro un  sospiro   di pace , nel soffio del vento che vola e  va ,  oltre mi conduce,  sfastriato nello sciore della giovinezza appassita  ,assomiglio a  tanti gliommeri   nello scrivere versi  che mi gorgogliano  nel pensiero nella frescura , sotto le fronne , degli alberi in fiore.  Penso tanto al tempo trascorso ,  ascolto la bella canzone dello tempo andato  ,  ripenso a te  , mentre  scendo  nell’inferno delle mie passioni , rassignato  dentro una nova canzone. Rimango,  appocondruto dentro un altro motivo  musicale poi scendo  e vado alla processione.

 

Le parole sono di rame , sono di ferro,  l’ammore è una carogna  che abbaglia  e fa figli  sotto la luna di luglio , partorisce mezzo all' erba bagnata  dalla rugiada del mattino.  Ed io sento  il fischio dello treno passare , correre , sopra alle rotaie arrugginite  , migranti , scintillanti , quanta gente e asciuto pazze stamattina appresso a chesto corteo funebre . Poi tutto  è vano  come fosse un  tarlo che mi rode dentro il cervello .  Per quanti giorni  ti ho aspettato ,  ritornassi  vestita,  tutta di rosa , con il tuo sorriso appeso alle tue rosse labbra.  

 

Quante pene  , tenevi astipato dentro questo petto  ,

in  questo amore fatto di plastica e di cartone. 

Non mi hai mai dato il tempo di capire

Non era   rimasto tempo , neppure me stessa .

Sono nuda nella tua ragione

Ed io che credevo di essere tuo

Ti sei sbagliato, non ti sei fatto la barba di nuovo stamane

Ho preso  l’autobus delle sette

Sei un indisciplinato

Non credo che gusterò questo gelato

Facciamo come fossero n’ammurato come tanto tempo fa

Volesse truva pace

Io una spiaggia libera , nu poco fresco, sotto l’ombrellone

con una bella fetta di melone

Pensi sempre alla panza

Sono una cagna

Sei un ondata di calore

Spero un piacere

Come fosse stato bello se tutto fosse stato vero

Hai chiusa la porta di casa dei tuoi ricordi? sai posso entrare i ladri

Cammina , chi vuole che se li  rubi

E se  si rubano chesto core

Io  vado dalla polizia

Mi prendi in giro ma io ricordo  quando mi lasciasti  mezzo a piazza Dante con  due  povere creature  con i  fiocchetti intrecciati nei capelli.

Il  tempo è  passato ci  ha resi assai simili nell’errore commesso

Ora vorrei passeggiare e non pensare altro

Questa volta me lo mangio  quel gelato al pistacchio

Credevi che ti fossi scordata

Come posso dimenticare, quest’anima mia appassionata 

è una stella mezzo allo cielo

Io  ti confesso mi sento una barca alla deriva

Ci vediamo stasera a piazza plebiscito

Mi raccomando alle otto in punto.

 

 

 

 

 

 

Questa vita mi ha segnato assai ,  mi ha corrotto,  mi ha condotto  dall’altra parte  la su quel  ponte, mi ha lassato a pensare che l’ammore rimane una carogna ,  un  sogno  proibito , forse una canzone che arape le scelle e vola verso altre confini , tra i vicoli sporchi che addorono di mare e  miti sentimenti.  Ed io ho vissuto  in mille artifici ,  ma  mi prenderò  la  mia rivincita , quando tutto sarà passato,  venderò questa passione al  mercato tra le fronne di limone ed i carciofi  , le carote arancione ,  tra gli strepiti della gente che passa e va verso la marina a tuffarsi dallo scoglio con e senza mutande.

 

Poiché non esiste una morale  che mi  possa condannare , poiché viviamo secondo la legge della giungla  e in questa corsa verso l’ossesso   le mie  ossa scintillano al sole d’agosto. 

E non credevo fosse tutto possibile , quasi mi sembrava  di stare due passi dalla morte di un era , ad un passo dall’essere contagiato   .  

Non pensarci  ho comprato  una bottiglia  di birra , una  , due,  forse tre  per placare questa sete d’ ingiustizie ,questa voglia  di libertà ,  questa voglia di  caffè.

Beviamo fino ad ubriacarci

Possa il cielo liberarci dal male

Ci pensi a Gigetto

Che cretino che sei

Non lo dire in giro che lo chiamo Gigetto

Tu lo chiami Gigetto io la chiamo Luisella

Che coppia che siamo

Sotto questo sole

Io allungo la mano

Non ti permettere io sono una signora

E se ti sposo

Se mi sposi io mi spoglio

Io mi squaglio

 

Ed ora mi  rilasso e penso di andare a vivere a Milano. La tra tanti grattacieli , di certo troverò una gatta da dare in sposa a  questo mio sorcio , cosi darò  cinque,  sei schiaffi alla  mia cattiva sciorta  e mi riconoscerò  nello scrivere improvvisato    nello sbaglio, mi abbocco tra la folla , dato  sono fatto di carne anch’io . Io sono di spirito e ossa  , sono tanti anni orsono che ho rubato il fuoco agli dei  i quali  mi hanno incarcerato dentro un carcere insieme a  Gennarino  che faceva il battilamiero  si vantava di avere un pisello  assai lungo , una comara  a porta capuana , un amante  ad Avellino . Ed avrei voluto vomitare tutto lo schifo provato e visto  in questa vita  ma  sono rimasto al mio posto  a ripensare  all’ imbroglio  ordito nei mie confronti , legato ad un malessere mi ha preso per mano,  mi ha portato per altre mete immaginarie , cantando la mia libertà perduta che dalle ali bianche  vola in alto come fosse un gabbiano , quasi   a sembrare una virgola  nel cielo azzurro. Quanto avrei voluto fuggire da  quel  mio carcere  condominiale  andare a  Madrid  a cavallo di una nuova fantasia.

 

Ma le  parola sono amiche e nemiche della  mia  ragione poetica ,  sono  fatte di  varie leggende , miste di varie leghe , hanno l’aspetto   di ametista . Ed elle sono tante ,  alcune belle , altre volgari , altre figlie del volgo,  figlie di sere e di notte d’ammore , sono  simili a chesta sciorta che scivola come l’acqua  sporca, sotto i marciapiedi . Ed elle si mostrano   sotto il sole , poco mistiche ,  assai  cretine  , scarabocchi su  fogli di carta bianca , su cui allacciare  le proprie idee filosofiche  .  Cosi passo e  butto  l’uocchio  in giro e sono finito nello vascio della signora giuseppina che non ha voluto sapere di accattarsi i libri della fabbri editore , all’epoca dei fatti ,  cosi io  sopra al cumulo di monnezza  ho   gettato   via ogni cosa , ogni mia speranza ed ogni mia canzone. Lascio  un errore  grammaticale e piglio un'altra scorciatoia epistemologica  , questa vita  spesse volte non tiene  rispetto per chi soffre  , mi tiene  spesso per mano e mi porta verso il mare  come fosse di nuovo fanciullo  io canto a Napoli come  a Firenze ,  trionfalmente a Ravenna  mi fanno  tanti complimenti . Questo blues  viaggia con me  in un autobus , ove scrivo   tanti versi sciagurati . Fermo al mio posto , vicino al finestrino , osservo il paesaggio scorrere  , non  piango ,  ne rido  nel mio  dire continuo ad  inseguire   fiabe e leggende    ,provo a narrare  storie, varie  realtà , mi trasformo in diversi  personaggi   e rassomiglio  assai,  almeno cosi dicono i miei amici  ad  un  povero cristo in croce nel giorno del giudizio.

 


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