LE GRANDI NOTTI D’ESTATE
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Le grandi notti d’estate avanzano nel sogno che desto verso l’alba imbroglia il verso nel viluppo dei canti dialettali, inni mitici s’innalzano nell’aere puro dove le lucciole s’illumina nei cespugli ai bordi degli irti sentieri di campagna . Si muovono verso il porto oscuro tra anfratti erbosi , nelle stalle , fin dove si concede la damigella, dove questa gaia novella eleva l’animo afflitto nel canto dell’estate presente.
Sento l’amore fremere nelle vene , nell’ossesso esplodere come fosse una stella spargere i suoi frammenti in questo universo concentrico, lassi in un confine incosciente dove la leggenda prende piede e dirige il vagabondo per altri mondi sovrumani. Questa è la morte cercata in questa decadente poesia che scorre per strada, nell’afa che stringe alla gola.
Lontana come i tuoi occhi , tu sei venuta dal mare hai portato il tuo ardore , la lampada che illumina il vicolo cieco verso quel precipizio di azioni asincrone emigranti nell’intelletto invaso dalla forma convulsa, forma impropria nell’atto considerante la genealogia della morale. Questa la dura scorza dell’arte, l’altra parte della storia di questo amore al formaggio.
Vorrei ascoltare ancora la tua debole voce, sentire il tuo caldo corpo premere contro il mio petto mentre la penna s’impenna nelle gesta scritte distrattamente nel gioco del dare e dell’avere. In fondo al mio vivere in illusioni estreme e distici componimenti , immagino sia oltre ogni sfera una voragine ove scende l’uomo e la sua mistica senile. Forse un gioco crudele di verbi designati dallo stesso senso fatti ad immagine di ciò che noi desideriamo oltre ogni rincorrere l’amore che ti rinnega e ti lega alla sua misera sorte come fosse una cosa oscura e grassa. Una donna danza dentro il mio cervello. Danza verso altri lidi ed altre metafisiche , chimiche espressioni ,escrementi putrefatti defecati inconsapevolmente nell’azione causata dal ridicolo gioco delle parti.
E baci perdutamente sino a che l’aria bocca come la notte è dischiusa portata via dal suo soffio. Verso dopo verso come fosse un gioco ove l’ ombre della morte assediano un canto antico che sale lentamente dal buio dell’anima , sale verso le stelle , verso altri intenti in altri canti come esagrammi legati all’esametro, all’esequie della poesia uccisa al chiaro di luna.
Tu vivi allora tu vivi il sogno ch’esisti è vero come l’amore ed il tempo trascorso che abbiamo rincorso mano nella mano in quello spazio sinergetico ove germoglia la nostra esistenza e la bellezza è il giusto prezzo, la via di mezzo in questo laido soffrire ci conduce per vicoli oscuri dove alberga lo spirito della donna prolissa poi viene la polis mette le mani addo vò isso ed sempre lo stesso fino alla fine dei tempi come un circolo chiuso un corso e ricorso emerso dal caso da questa storia di coppie sposate sotto l’albero del bene e del male.
Ti stringo per dirti che i sogni son belli come il tuo volto, lontani come i tuoi occhi , miti come l’accento che codifica le membra , la circonferenza la gaia sfinge riemerge dalla sabbia ricorda inorgoglisce , scema, si spoglia, si finge sorella, si getta tra le braccia del suo amante, dentro il mare in tempesta , dentro un'altra storia ed un altro gioco di amori che a nulla valgono come gli sciolti capelli al vento portano oltre il promontorio, dove le navi solcarono nell’ire verso le isole decantate dai miti.
E il bacio che cerco è l’anima di questa poesia , fatta sotto le stelle sotto le fresche lenzuola , sotto le tue ascelle, tra le tue gambe villose che mostrano la disarmante peluria del vivere, altre estate ed altre storie d’ amori.