LA CANZONE DELLA PORTULACA
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LA CANZONE DELLA PORTULACA
Scivola nel solco l’ aratro del contadino , spaccando le zolle ferendo la terra , mietendo il vivere come fosse erba appassita nel silenzio che esprime il male di se stessi. E nelle luci chiare di un mondo capovolto nella genuflessa esistenza, immemore di molti amori pagani . Patria, figlia ingrata legata al carro delle frottole vai girando comodamente nella tua auto , percorrendo lo spazio ed il tempo attraverso mille avventure, passando per città e villaggi per giungere all’immagine della vergine distesa sulle rocce. La quale , rappresenta il mondo come noi lo vediamo in altri giochi linguistici. Legati al lessico che esprime il verbo del vivere dell’amore senza mutande.
Cosi rappresento l’essere, un erba appassita dentro un vaso rimasto fuori al balcone dei miei ricordi. E durante questa lunga epidemia i miei occhi hanno visto il male , hanno visto te uccisa sul sagrato del santo petronio .
Mi ronzano per il capo , sonnolente in quest'arsura immensa i versi a sciame senza pietà, qual turbine lucente di scarabei dal putrido carcame attraversano il mio corpo iperbole nel mio delirio lirico.
Ed il mio pensiero si scinde in diversi significati come in varie dimensioni plastiche, trasportano il mio essere in preda a questa foga in indici ardimenti esuli in petto, viscerali nel significato delle lettere dove tutto trascende anche l’errore
e il non essere in un gioco di forme ed universi paralleli che s’uniscono nei caldi meriggi di questa illusione che sciama e ritorna decisa con il suo essere per sintesi estreme, leste, pericolose figlie della mia volontà di crescere.
Io cerco a bocca aperta, avidamente, un po' di pace qui sotto le rame: dinanzi, l'adriatico silente tra barbagli terribili di lame infuocate. Lo cerco nel silenzio che mi conduce per lidi dorarti nel dolce santo divenire che mi trasporta in altre dimensioni ed altri mondi possibili inseguendo una stella a tarda sera, luce che appare all’orizzonte , lucente nel suo percorrere la fine di un concetto che unisce uomini e donne. Tutto muta nella notte e l’estate muore lentamente. Nel maligno immobile splendore dell'aria si dileguano i gabbiani, senza uno strido, in lunghe righe bianche e or sí or no per entro il salso odore, come voci di naufraghi lontani, palpitano ali di canzoni stanche.
Seguo i miei versi tra le ombre della sera che si lasciano andare al mistero delle parole emerse dalla luce delle stelle illuminanti il mare delle mitiche memorie del credere sia tutto possibile creare o ideare , comprendere questo mondo di forme geometriche di forme in volo verso l’indefinito palpito della sera estiva.
Tutto scorre come fosse un terribile presagio, giorni orribili che si mangiano il suo cervello , gode nella forma che si trasforma nell’essere nel suo scivolare per luoghi oscuri . La tra vicoli marini odoranti di calde voglie in illustri versi di sinistri suoni, tutti dedicati all’amore carnale , esultanti nella forma giovale. Si dischiude il mondo delle parole gonfie di glorie di proibiti , ardori di meste lussurie sicule , ermafrodite nel vuoto delle lettere unite all’unisono nel dormiveglia dei vari significati.
Parole scapricciatelle , sapuritelle silenziose muse viscide, sceme , nude nell’ ecloghe dalle gambe arcuate, allargate di proposito , mostrano compiaciute il fulvo pelo della romanità basita nello sguardo . Ed arduo il mio comprendere per labirinti umani , perseguo il dire fallace, scemo nella scena nella mesta ricorrenza , esprimente il senso dell’essere me stesso nel morire per rime estreme con l'elmo in testa in altri ingranaggi immaginari . Giro la manovella sciòsciò forte sopra il fuoco mentre la fiamma prende vita, il mondo si e dimenticato il mio nome ed il mio volto . Le mie avventure metafisiche gli estremi tentativi di dire o non dire che l’amore ed il mare sono una cosa sola.
Presagi nati da diverse immagini avvolte nel farcito panino con la porchetta , passeggiando mano nella mano lungo il mare della giovinezza senza nessuno indumento, senza il timore di vivere o morire. Scalando le vette della sapienza entro nell’animo del gigante della carità, entro nel suo cuore in quel suo mondo piccolo freddo borghese che attende di vedere cadere le stelle per esprimere un desiderio. Notte di estate, luce della saggezza, luce della salvezza rincorri il mio amore per laidi lidi in preda all’incubo mio peggiore che trascende la logica dei miei fatti narrati.
Una canzone per vivere di nuovo per essere me stesso disteso sotto un cielo colmo di stelle con l’essere ed il non essere stretto sotto il braccio in compagnia di un sogno ubriaco, di un demone, di un nome, di un amore venduto al mercato rionale. Tutto ciò che sogno è questa canzone che ride e vola sopra il mio capo, coperto d’alloro e d’ aureole, di fulmini e di saette perdute in un destino senza estremi nel discendere il principio del pio intendere l’amore come fosse un pezzo di carta igienica.
Cosi scorro per rivoli e vie solitarie per altri intendimenti nella mente un gioco di idee, stanche di aprire le ali, di volare verso questo mondo in delirio verso le tue gambe aperte spalancate per colli e calli in strette stradicciole dove navigano a frotte i marinai . E l’amore non ha nome neppure una sorte e somiglia molto a questa canzone ridicola incollata al sedere , udita nel grido della giovane donna che chiama il marinaio, l’invita ad entrare dentro la sua stanza rosea dentro il suo cuore dentro il suo pelo nero afrodisiaco informe nella specie generante uno strano muggito un lamento che si attorciglia lungo il corpo plasmato dalle voglie dai desideri dimentico di covid di pallidi sillogismi in estroverse espressioni di una civiltà che non ha più nulla da dire agli uomini di buona volontà.
Tutto sarà alla fine come iddio vuole ,ne bianco ne nero molto simile a questa mia canzone . Sarà come il morto che mi siede affianco il quale mi guarda in cagnesco sarò salvo se saprò volare via dall’odio mi circonda e mi trascina verso altre storie ed altri miti , mi conduce nel fluire per storti esempi nell’imbroglio sorbito nella confusione evocante la definizione della pelle nera come amore, giallo , rosso , bianco molto simile allo sperma. Ed io donerò le mie domande a chiunque voglia capire m’ immergerò nell’immagine sacra , sarò al bar con gli amici a discutere e ricordare, perché un uomo e morto stasera per una colpa non sua per essersi lasciato andare nello spirito dell'equestre estate dei contagi nell’ avere voluto a tutti costi non indossare mascherine per esprimere e negare la sua condizione di uomo qualunque.