Vai al contenuto

BALLATE DELLA MESTA ESTATE

AGOSTO E’ GIUNTO

3 min di lettura

AGOSTO E’ GIUNTO

 

 

Agosto è giunto , improvvisamente si sente un odore di brace. Tante storie,  connesse , come se fossimo  caduti , tutti in un fosso , dove si rincorrono    i giorni , ogni sogno ed ogni ricordo,  come se fossimo parte di un silenzio irreale che si forma in seno alla vita , che arde e non si spegne mai che sale dentro il fumo , verso un nuovo agosto , nell’arrosto che brucia,  mentre la gente corre a  bagnarsi  al fiume . In molti  ,  portano i figli al mare li portano con i  loro turbamenti di donne gravide ,  di donne che si aprono ad altri intendimenti , in questo canto che si eleva verso il cielo , oltre  la linea dell’ orizzonte , verso il ripetersi delle albe . Tutti uniti , tutti divisi, tutti fatti ad immagine di un piccolo Dio che tiene in mano il mondo con le palle.

 

Qualcosa brucia , nel sangue e non ti lascia in pace, un pugno di rabbia che ha il suono tremendo di un vecchio boato: Qualcosa di profondo che ti conduce in fondo ad un altra storia ad un altro amore, attraverso  un viaggio ove è facile immaginare ci sia una nuova terra per poter credere che tutto sia ancora vero.  Ed avrei , voluto tornare indietro al tempo delle mie canzoni felici , quando giocavo con la mia vita ed i miei versi ,  dolci come le ciliegie , quando credevo tutto sarebbe stato facile come volare, fingere che ci fosse un senso per essere e divenire.


Qualcosa  è crollato , strada facendo , qualcosa  è   esploso qualcuno ha urlato basta . Quel qualcosa mi ha trattenuto sotto questo ponte , dentro questa stanza , con tutte le mie sconfitte che fanno   parte di me stesso , parte del mio sesso , del mio senso,  che si ordina nell’ossesso di molti idoli e in molti intimidenti vari perduranti nella loro fenomenologia  nella loro , vaga logica poetica da quattro soldi. 

Grandi idee di pace  vendute   ad un re africano , ad un saggio bramino ad un clown del circo Orfei .

Un treno è passato . Agosto. Che caldo, che fumo, che odore di brace. Quanti morti , passeggiano in piazza stamane, vanno  in giro per questa città   in questo  labirinto, fatto di sesso a buon mercato , ossa gettate  nel fosso della logica dei fatti ove ogni verità si tramuta in una serpe nera che striscia e mi conduce in questo canto , verso altre avventure ed altri viaggi , altre immagini , altri amori , tutti legati alla morte vestita da signora perbene .


Non ci vuole molto a capire che è stata una strage, un contagio premeditato ,  non ci vuole molto a capire che niente, niente è cambiato , siamo rimasti in pochi , oramai a crederci Ad essere spinti dal vento della modernità ma il prezzo da pagare risulta sempre troppo alto ,  siamo finiti in faccia ad un palo dopo una notte passata per strada,  percorsa all'incontrario verso quell’illusione che rattrista l’animo , rende  il vivere inerme . Da quel quarto piano,  di quel palazzo qualcosa è  accaduto , qualcosa ha cambiato questo  vivere  nell’eco di mille note , velate dall’inverosimile , dall’essere se stessi , nello spettacolare  circolo delle reincarnazioni. Attraverso il circolo della vita e della morte emerge un profondo significato di ciò che siamo,  di ciò che siamo stati.


Da quella finestra è   apparso un folle ,  da quella finestra un cristo , mi ha salutato in vestaglia , con una bottiglia di birra in mano , mi ha sorriso ,  mi ha augurato di capire e di vivere tanti anni ancora , ma la morte è  figlia dell’illusione dell’essere , uno e trino. Parte di una parabola , sgonfia che se viene abbuffata , si gonfia sempre più , tanto , tanto come i coglioni del portiere dello stabile  che ignaro continua a scrivere sul suo quaderno degli appunti , la sua vita dolente,  le sue afflizioni , la sua infezione progressiva. E se tutto si compirà  , lui morirà,  forse diventerà un angelo,  forse un diavolo. Mentre i tanti condomini del palazzo  continueranno a volare intorno alle loro illusioni  . La musica , ci trascina verso varie leggende ,  verso l’iperbole della bellezza,  ebbrezze , forse,  verso tante tristezze. E mentre  siamo qui a raccontare  in coro l’ennesima stronzata .

Un treno è passato.   Agosto.   Si muore di caldo e di sudore.

Si muore ancora di guerra non certo d'amore,

si muore di covid , si muore di  solitudine 

più o meno di stato, si muore  di colpo , si esplode,

si piange, si urla. Un treno è passato, agosto è  apparso già vecchio   , il senso del sesso , la sabbia ritorna a scorrere nella vecchia clessidra , scandisce la sorte dell’essere , quelle immagini  perdute  di un amore fatale , di una giovinezza ferma dall’altra parte della strada.


Commenti

0 commenti

Accedi per commentare e dire a chi scrive che cosa ne pensi.

Ancora nessun commento. Inizia tu la conversazione.