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Terra mia

Nascita

1 min di lettura

 Era un triste dedalo di stradine contorte il vicinato in cui nacque Mallena. Le case si affacciavano una sull’altra discontinue, come i denti nella bocca di un vecchio. Quel 29 febbraio 1920 il vento svoltava gelido sui vicoli, carico di brutti presentimenti. Era notte di solitudine con un presagio di sciagura e un freddo funesto scuoteva la baracca dalle fondamenta. Tutto dentro la casupola era indistinto e nebuloso, rischiarato a malapena da una fioca stearica poggiata a terra, accanto all'armadio traballante posto in un angolo dell'unica stanza di cui era composta la casa. In ogni anfratto di quella dimora si respirava povertà. Una povera donna scarmigliata era distesa su un giaciglio, in cui abitualmente dormiva tutta la famiglia, in evidente travaglio. Non poteva permettersi neanche la levatrice, non avendo nemmeno qualche uova e un po’ di frutta da darle in cambio, perciò la partoriente aveva mandato la sua primogenita a chiamare Annica, una loro vicina di casa.  


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