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Pacto-terapia

Prefazione

1 min di lettura

Pacto-terapia? Vi chiederete cosa significa, il perchè di un titolo così insolito. In realtà il termine non conosce usi ulteriori a quello che ne faccio io, dato che questo termine di per sè non esiste.


L'idea del titolo proviene infatti da una ragionevolmente interessante ipotesi linguistica legata all'area settentrionale dell'Italia. Le regioni del Nord conoscono nel proprio gergo regionale il termine pattume, sinonimo di immondizia, spazzatura. Ebbene, una ipotesi linguistica ritiene che il termine pattume sia generato dalla stessa radice del termine pazzo (pact-o). L'idea ha acceso in me la connessione tra i due concetti, che a livello sociale trova continuità nel comune sentire del pazzo come scarto e rifiuto della società.


Attraverso questa connessione ho sviluppato tre racconti brevi che di rifiuto e scarto raccontano, non più però legati a quella sezione di vita da tenere ai margini e distante dal resto delle cose e delle persone funzionali al sistema, ma come cura, una terapia appunto. Una terapia che passa da una convinzione profonda: la natura non conosce scarto. L'intelligenza creativa del nostro pianeta non conosce infatti nulla che possa essere considerato inutile o superfluo. Ogni cosa è in realtà funzionale all'ecologia del tutto. Basti pensare all'ossigeno, elemento di base fondante l'esistenza delle creature terrestri e riconoscere come, in realtà, l'ossigeno altro non è che materiale "di scarto" prodotto dagli alberi durante le ore di luce.


Questi racconti vogliono essere un invito a riflettere sulla perversione umana, che il concetto di immondizia contempla, contro una economia globale che potrebbe - e dovrebbe - beneficiare di ogni cosa ci viene data in dono in questa verde Terra che chiamiamo casa.

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