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Le cronache del sogno

Ucronia o la cura

30 min di lettura

PRELUDIO

-Buon giorno , svegliati, è tempo di alzarsi!

-Chi sei? Che cosa vuoi da me?

-Tesoro mio, voglio solo che tu apra gli occhi e che cominci questa nuova giornata, tutto qui. Non temere, apri gli occhi.

-Aprire gli occhi? Si lo farò, lo giuro, ma tu continua a parlarmi te ne prego. Parlami, così saprò che sei qui con me.

-Ma tesoro mio io sono qui con te, vivo per te e con te. Apri gli occhi. Sono qui. Svegliati tesoro mio. Svegliati ora

-Aiuto! Aiutami te ne prego, non riesco ad aprire gli occhi! Qualcuno mi aiuti, oh mio Dio non riesco ad aprire gli occhi!

-Come fai ad esserne sicuro, tesoro mio? Come fai a sapere che i tuoi occhi sono chiusi adesso?

-Perché non vedo niente, santo cielo, ma che domanda mi fai?! Aiutami ti prego, non vedo niente, i miei occhi... Deve essere così, ne sono certo, io non sono cieco! Aiutami ad aprire gli occhi, te ne prego!

-Oh ma i tuoi occhi sono aperti, tesoro mio. Sono aperti davvero. Purtroppo però non c’è nulla da vedere. Non c’è nulla che tu possa vedere, così tu non vedi niente

-Cosa? Cos'hai detto? Ma chi diavolo sei tu, perché non vedo niente, perché non vedo te e che diavolo succede, per Dio?

-Oh ma tu sai chi sono, tesoro mio, lo sai bene. Sai perché non vuoi ricordare, sai cos'è questo dolore e sai molto bene che il cielo non è il limite, sai che è solo una pagina bianca.Svegliati, tesoro mio, svegliati.

*

Anche stamattina la solita scelta mi attende, non posso più meravigliarmene. Quale assenza dovrei scegliere? L’oscurità delle mie palpebre o la solitudine del mondo? Beh, poco importa, aprire gli occhi ed osservare ciò che può essere cambiato, questo importa. Nulla è cambiato. Bene. Tutto è come al solito. Dovevo immaginarlo.

Nessun essere umano eccetto che me abita più questa realtà, gli orologi mancano delle lancette delle ore, minuti e secondi. Tutto invariato, si, invariato dal mio primo risveglio in un mondo privo di esseri umani e del tempo che ne sancisce il cammino. Come è possibile darsi una spiegazione? Un mondo senza persone e senza tempo. Troppe notti insonni ho passato a chiedermelo e se anche passassi ogni mio momento a ponderare, misurare, studiare ed analizzare le possibili motivazioni e trasformazioni non avrei mai la certezza dei miei risultati - almeno non fino a che qualcuno, se mai qualcuno i miei occhi avranno possibilità di rivedere, mi spieghi questa folle esistenza ed il suo significato.

Ogni notte la stessa voce, eppure, mi tiene compagnia. Forse non una compagnia delle migliori, ma è il mio unico conforto. Ed ogni giorno non attendo altro che il primo attimo in cui quella voce rivisita ancora la mia mente. Ciò che di più strano accade in questa surreale realtà è proprio la mancanza di accadimenti! Mai una malattia mi tormenta, mai un cambiamento climatico mi permette di riconoscere l'incedere delle stagioni, mai un terremoto, il cinguettio di un uccello che mi permetta di assaporare le bellezze delle migrazioni ornitologiche. Il giorno si stanzia sempre uguale tra un mattino ed un pomeriggio caldo ed una notte mite. Inizialmente il susseguirsi di giorno e notte mi hanno permesso di annotare il passare dei giorni, anche se non ho davvero idea di quale fosse l’ultimo giorno di cui ho memoria prima di tutto questo. Dopo i primi tre mesi dall'inizio di questa strana realtà ho in verità smesso di contare i giorni, le settimane ed i mesi. Non perché gli impegni mi distraggano da ciò, al contrario. Mi sono piuttosto reso conto che senza appuntamenti, giorni di lavoro e giorni festivi, senza orari dei vari mezzi pubblici da rispettare, dell’inizio degli spettacoli al cinema, senza avere bisogno di attendere che il tabacchino o il bar apra per poter comprare le sigarette o per prendersi un caffè, che senso può mai avere curarsi del tempo? Anche se non seguo i suoi capricci, continua a scorrere e mai torna indietro. Non ha bisogno della mia approvazione per esistere e per preservare il suo totale dominio e controllo su tutte le cose del mondo e dell’universo. Chissà se mai ho pensato il contrario. Ma oramai non importa, credo.

La mia fortuna, in un certo senso fortemente ironico, non è proprio sottile. Se mai le persone sono sparite nel nulla da un momento all'altro, quel momento era sicuramente un giorno lavorativo. Ogni attività è aperta, rigorosamente vuota ma aperta. La puzza regna sovrana in ogni angolo surgelati e macelleria dei supermercati.... Purtroppo il decadimento non mi ha lasciato, assieme ad ogni forma di vita. Sigarette gratuite, migliori macchine con un pieno rigorosamente assicurato, cibi tra i miei preferiti sempre nel mio piatto. Nel mio stomaco piuttosto. Non è poi così male, il gusto e il piacere che tutte queste cose mi procurano è l’unica cosa che mi mantiene sano, anche se questa stessa realtà mette in dubbio di per sé la mia sanità mentale, che potrei già aver perso da molto tempo senza rendermene conto. Ma anche questa possibilità svanisce nel nulla, poiché priva di certezze.

*

-Un altro giorno è passato, si, non preoccuparti se la malinconia non ti abbandona.. La luna non può aiutarti, il cielo non può illuminarti.

- Perché dici questo? Sei tu angelo o demone, vuoi tormentarmi o darmi la pace, dannazione!?

-Non ho risposte, solo domande e perché. E non me ne dispiaccio, non potrei, è questo il mio compito, sai?Questi è il mio scopo. E dimmi, amico mio, qual è il tuo scopo?

-Il mio scopo, dici? In vita mai ne ho conosciuto uno, forse nemmeno la morte può farmi un dono tanto grande..

-Estasiata che tu ti sia voluto unire alla conversazione, abbandonando le tue domande. La morte, dici? Ma che cos'è la morte, potrai mai trovarla nell'assenza? Nella trascendenza forse? E Dio, al tocco della tua sofferenza, ride o piange con la vanità che ti abbandona?

- E questo che diavolo significa?

-Solo la bellezza lo sa ed il suo sguardo che uccide.

- Mi stanno veramente girando le scatole adesso! Non so chi sei, che luoghi abiti, e queste tue sentenze mal digeste! Lo so, lo so, la solitudine non è riuscita ad intaccare il mio giudizio. Ma tu, si, proprio tu, porterai la follia in me, lo so.

-Molto bene, fratello mio, adesso è tempo di porre fine al tuo riposo, il risveglio ti attende.


Un altro giorno ha percorso il suo cammino volgendosi alle mie spalle anche se non so dove e quando. Non trovo rimedio, non trovo pace, il dolore ha scavato un buco profondo nel mio petto e non so davvero come sia potuto accadere e quale sarà la soluzione a questa mia mancanza, la cura di questo vuoto. È forse la solitudine? Magari l’insoddisfazione? Forse nessuna delle due. Molto probabilmente entrambe. Ma perché questa solitudine lancinante? Sono stato solo prima di tutto questo, attorniato da centinaia di persone ed irrimediabilmente solo, come un lupo che riconosce il suo branco ma solo quando lo guarda da lontano. E insoddisfazione riguardo cosa, poi? Mai nella mia vita qualcosa mi ha portato soddisfazione a lungo termine. Forse è questo il mio vuoto, la mia mancanza. Sono insoddisfatto perché mai ho trovato soddisfazione e non è un gioco di parole, nè un’affermazione tanto per dire qualcosa.

Soddisfarsi significa trovare qualcosa di soddisfacente, qualcosa che ti permetta di essere pieno, di essere vivo e di trovare pace quando il mondo ti volta le spalle. Se non trovi questo, sarai irrimediabilmente insoddisfatto.. Niente sarà mai tanto intenso da farti vacillare se non giungi prima a questo. Il cibo, le macchine, i negozi spalancati che mi permettono l'appropriazione indebita di tutto ciò che desidero, non è più sufficiente a colmare questa distanza. E se questo strano scherzo dell’universo fosse solo una prova? Forse sono imprigionato qui perché dovevo imparare questa lezione. Se è così, te ne prego Dio, Demonio o chiunque abiti quei territori al di là della mia comprensione, liberami te ne prego! Ascolta il mio petto, osserva la mia mente che vacilla, non mi hai già punito abbastanza? Oppure non sarai mai sazio del mio dolore, chiunque tu sia? Te ne prego, permettimi il risveglio da questo incubo, liberami da questa malinconia! O se tutto questo è troppo per me uccidimi, trattieni il mio respiro o il mio cuore cosicché io possa scoprire cosa si nasconde dietro a tutto questo, dietro ad ogni cosa. Insegnami a vivere o a morire, indicami un sentiero anche se impervio o buio, permetti che qualcosa cambi dentro e fuori di me!

E se non vuoi proprio ascoltarmi che tu sia maledetto, che tu possa bruciare all'inferno!

Cos'altro mi dovevo aspettare, nessuna risposta, nessuna variazione, tutto è immobile e nemmeno un misero conforto giunge per me dal cielo profondo o dall'abisso. Solo l’eco delle mie urla e il dolore che costringe il mio petto. Questo dolore è reale, sono vivo, non so nient’altro. E non posso essere sicuro nemmeno di questo.

*

-Qual è il tuo nome?

-Che cosa vuoi adesso? Vuoi sapere il mio nome? Mi prendi in giro?

-Conosci il tuo nome?

-Che diavolo di domanda è, certo che conosco il mio nome!

-Dimmi dunque il tuo nome

-Il mio nome... com'è possibile...

-Non sai il tuo nome, è così?

-Cosa? Certo che conosco il mio nome! Solo che in questo momento mi sfugge..e poi a che pro dirlo proprio a te, che non mi dici niente di chi o cosa tu sia, eh!?

-Oh, ma tu lo sai chi sono io, mi nascondo in ogni tua preghiera, vivo per non essere dimenticato e mi incontrerai ad ogni bivio. Hai sentito la mia presenza da quando sei finito qui e da allora non hai più voluto abbandonarmi, perché anche tu vivi per non essere dimenticato.

-Ma che posto è questo? È troppo buio, non riesco a vedere. Ma mi trovo in un bosco! In un bosco? E come diavolo ci sono finito? Non mi ricordo...

-Ah, non ti ricordi, è così? Beh, mi spiace sottolinearlo ma se davvero non sai dove ti trovi, allora ti sei smarrito. Ti sei smarrito.

-No! Non dire scemenze, non mi sono smarrito. Devo solo riprendermi un attimo ed in men che non si dica ritroverò la strada, è solo questione di tempo, vedrai.

-Oh beh si è vero, il tempo. Il tempo, si, l’unica cosa che non ti manca, oppure si?

-Ti avverto, non prenderti gioco di me, altrimenti io...

-Altrimenti cosa? Non sai dove ti trovi, non conosci il tuo nome, non hai nessuno che può confermare la tua esistenza. Che cosa sei tu? E dimmi, con quale arma saresti mai in grado di minacciare me?

- Io, io non lo so, è vero ciò che dici. Sono molte le cose che non so, ma qualcosa di certo mi preme nel petto. Data la tua conoscenza, la tua grandezza, se sei chi immagino chi tu sia te ne prego! Dai una fine a tutto questo, è insopportabile per me, come posso? E se proprio non è tuo progetto di farmi tornare alla mia vita di sempre finiscila e prometto, non ti darò più noia.

- Non mi hai mai dato peso né noia. Tu hai il potere di porre una fine a tutto questo e da qualche parte, dentro di te, questa consapevolezza ti lacera. Percepiscila, è proprio lì.. Quel vuoto profondo nel tuo petto, lo senti? Certo che lo senti, come non potresti. Scava nel profondo una voragine, questo è vero, ma io sono qui per darti ausilio.

- Non hai negato i miei dubbi quindi tu sei davvero ciò che io penso tu sia!

- Io, un Dio? Beh, si lo sono stato, per molti lo sono ancora ma questo non pone alcuna differenza nella tua situazione, non trovi?

-Si, è vero, perdonami. Non capisco più niente, davvero, perdonami, volevo avere almeno un punto sicuro in tutto questo

- Non temere, il bisogno di sicurezze unisce tutta l’umanità. E questo, di per sé è già una sicurezza. In me non troverai una certezza. Ma posso darti la pace. La desideri? Vuoi incontrare il mio sguardo?

-Si, per favore, non chiederò altro!


Oh mio Dio, ancora non ci credo. Che giornata bellissima quella di oggi. Le ho dato anche un nome, non potevo fare altrimenti, è la prima giornata dopo molto tempo che spezza il tormento e la noia di sempre.

Oggi è il giorno della luce.

Un nome perfetto a mio avviso, credo mi ricorderà sempre cosa abbia voluto dire per me incontrare lo sguardo di questo mio visitatore notturno, chiunque o qualunque cosa sia.

Ricordo ancora quel bosco impervio che mi stringeva il cuore in sogno. Con il finire della voce del mio visitatore, cominciai a guardarmi attorno e voltatomi alle mie spalle incontrai subito questi suoi occhi vividi che mai potrò descrivere in vita credo. Per un momento ho creduto di non avere mai voluto altro, di non avere mai cercato altro durante la mia esistenza. Credo che ognuno abbia almeno per un momento provato questa sensazione quando accade qualcosa che ti libera dalla desolazione, da questo tedio anormale in una quotidianità che ti dà tutto il necessario.

Necessario, che idiozia, ti da molto di più di ciò che semplicemente necessiti. Credo di aver provato questo per quel singolo istante in cui quello sguardo accecante ha incontrato il mio, credo di aver provato assenza di bisogni, assenza di me stesso perfino. Una vertigine, una pienezza, respiro di vento, di quelli più limpidi e intensi, fuori da questo imperante me, libero delle mie catene, pronto ad ascoltare il mondo e a condividere il mio cammino come uno con tutto il resto dell'umanità. Credo di essere tornato per un momento all'equilibrio. È stato terribile risvegliarsi qui, è vero, ma cerco di non pensarci, portando ancora dentro di me quel calore che il sogno mi ha donato.

Oddio, se tutti i sogni fossero così pagherei qualsiasi prezzo per continuare a sognare. Penso poi ancora che probabilmente tutto questo è di per sé un sogno. Non posso averne la sicurezza ma forse, e dico forse, sogno da che ho memoria di un mondo che scorre veloce, fatto di molti volti, di infinite parole, di richiami lontani e di pensieri malinconici; un mondo di faccende e di preoccupazioni, di sguardi lenti e di ritmi frenetici. Ma le ali dei sognatori non fanno rumore quando prendono un’altra rotta, leggeri come il petalo di un fiore sulla pelle. Così il mondo è divenuto senza tempo, privo di ogni sguardo e di ogni impegno in un battito d’ali o di ciglia.

Questo pensiero mi uccide.

*

- Sai, mi duole osservare. Sono un ottimo osservatore ma da qualche tempo a questa parte mi strazia il cuore. Vieni con me e osserva. Vedi tutte queste persone? Vedi le loro vite? Vedi il loro cuore?

- Si, finalmente li vedo ancora. Li vedo di nuovo.

- La tua gioia, la tua stessa gioia in questo momento mi irrita. Guarda alle loro vite. Tutto scorre così velocemente. Tempo, tempo, tempo, non c’è più tempo! Tempo di pensare, di osservare, di riflettere, di capire. Se non fai tutto ciò, come puoi in seguito vivere?

-Dici che le loro vite, che le nostre vite sono vuote?

- Vuote? Se non sai cos'è la pienezza come puoi comprendere il vuoto? Le vostre vite non sono vuote e non sono piene. Le vostre vite sono diamanti mancati e i diamanti futuri sono divenuti fossili presenti.

-Se anche tutto questo fosse vero, se anche le nostre vite non fossero più vite, chi sei tu per giudicare? Chi sei tu per criticare impunemente?

- Chi sei, chi sei. Se la tua piccola mente non riesce a definire ciò che ha dinanzi non articola, è vero? Che pena...

-Basta! Non giudicarmi e non compatirmi, o io farò lo stesso con te!

- E come credi di potere tu? sentiamo...

- Non sono cieco sai? Adesso ti vedo, tu sei lo specchio di me, io ti posso vedere e se sei me io posso criticarti e le critiche che tu fai a me io posso rivolgerle a te!

-Mi deludi. Sei sicuro che io sia uno specchio? Che io rifletta la tua immagine?

- Cosa?

- E se fossi tu ad essere uno specchio? Se in questo momento quello che vedi di te, quello che tu sei fosse soltanto un riflesso di me?


Non posso averne la certezza ma credo che due giorni siano passati da quell'ultimo sogno, quell'ultimo sogno che mi ha perseguitato.

sbagli, che ti perseguita tuttora

Ecco, ecco manifesta la prova di ciò: non è un tormento, è una malattia. Due giorni credo dunque passati a dormire in cui mi son liberato da questi sogni. A quanto pare questo maledetto

sbagli, confondi la mia natura con una entità collerica. Ricorda, se credi che io sia nella tua mente, allora come fai ad ingannarmi tentando di provocare in me rabbia?

Questo maledetto spiritello non si accontentava più dei miei sogni e adesso alberga in strani recessi. Una voce atona e fastidiosa che cerchi di cacciare come un’ape che ti ronza attorno ma non ce la fai!

maggiori api uccise significano incremento del tempo di deterioramento dell’ecosistema ergo vostra morte. Un rapporto inversamente proporzionale semplice eppure molto interessante, non trovi?

Ok, mi sono stancato, adesso ho intenzione di porre fine a tutto questo

sbagli, non puoi

Perché? Perché io non posso? Perché continuamente mi ammonisci per la mia chiusura e poi sei tu il primo che mi preclude ogni cosa? Perché mi dai del ripetitivo e poi tu per primo sei atono e insignificante?


-Ah, dunque è giunto il tempo

-Che diavolo di storia è questa adesso?

-La senti scorrere, è vero? Dalle pure un nome, non ti mortificherà più del dovuto, si chiama rabbia, la conosci e brucia il sangue. Essa suscita ora una domanda innocente:perché? Adesso hai fatto la domanda giusta, mi congratulo.

-Non capisco

-La domanda giusta è la domanda stessa. Come può ognuno di noi porre un perché senza una pulsione potente che da dentro sospinge all'assimilazione dell’esterno? Il perché delle cose, solo questo può darti pensiero, può darti torto e ragione. Non vedi? I tuoi perché sono più grandi del pensiero che nel tempo la tua mente ha costruito. Un pensiero che senza perché non avrebbe esistenza.

-Non riesco a crederci, ti ho soddisfatto? Mi permetterai di tornare alla mia vita adesso?

-Oh, ma non sono io a impedirti di tornarci e non sono io a costringerti qui. La risposta alla tua domanda è che ogni perché ha uno scopo, un fine. Questo fine non è semplice da raggiungere ed una domanda non elimina di per sé il quesito, non trovi?

-Oh mio Dio. Adesso devi davvero darmi delle spiegazioni,chi sei tu? Come hai fatto ad apparire qui, in questa realtà, come fai ad essere qui? Oh Dio, anche se assurdo, è la prima volta che ho l’impressione che tutto intorno a me sia reale. Non so nemmeno...

-Si, non sai e non sono sufficienti domande a raffica per comprendere. Adesso non sei più solo e se mi conosci bene non sono poi tanto male.

-Perché scusa, cosa ci aspetta adesso? Che deve succedere?

-Tu cosa credi che accadrà?

-Questa è la fine? Sono morto e tutto questo che ho vissuto in realtà è una dimensione intermedia, che mi aiuta nel passaggio dalla vita alla morte, è così? E tu sei un angelo, è così?

-Continua pure a viaggiare, io faccio una passeggiata

-Cosa? Mi sbaglio? No aspetta, dove vai? Ehi un momento, aspettami!

*

-Ehi, ehi, ma dove stiamo andando?

-Sto facendo una passeggiata.

-Per dove?

-Non ti sto portando alla terra promessa, sto facendo una passeggiata

-Ma diavolo, sei davvero qui di fronte a me, in persona, una dopo moltissimo tempo... E passeggi!?

-Le querce sono i miei alberi preferiti, così legate alla terra che nutrono, eppure così maestose e trascendenti.

-Mi stai ascoltando?

-È una domanda sciocca, perché rispondervi? Naturalmente anche la domanda precedente era sciocca. Sai, bisogna ammettere che tu fai molte domande sciocche.

-Oh, ho l’onore di conoscere un comico e non ne sono a conoscenza? La forma umana ti ha dato alla testa? Cosa sei, un po’ ironico, un po’ torturatore e portatore di sventure, un po’ nostalgico benefattore?

-Sono molto di più, in realtà, ma vedo che hai fatto una sintesi eccellente...

-Ecco, ci risiamo con la predica

-......e poi non sono in forma umana. Mi sorprende sentire che tu stesso non lo capisca. Ahi...

-Però il mio pizzicotto lo hai sentito, eh! Al diavolo, certo che sei in forma umana!

-Smettila di tediarmi! Non sono qui per intrattenerti

-Molto bene, per quale motivo sei qui allora?

-Perché è qui che devo essere, taci e ascolta. Senti il vento tra gli alberi?

-Gli alberi? Cosa sei, un figlio dei fiori che ha perso la strada verso gli anni '60?

-Disprezzi a tal punto la natura e sei finito qui? Forse meritavi di peggio.

-Ehi ma che diavolo stai dicendo? E dove stai andando adesso? Fermo, aspetta!

*

-Oh, felice che tu ti sia voluto uniformare ad una velocità normale...

-Non sono io ad uniformarmi, è il tempo che si uniforma ai tuoi passi. I pellegrini questo lo avevano capito.

-Cos'è, adesso stiamo ripercorrendo il cammino degli antichi?

-Non so, a questo sei tu che devi dare una risposta, non io. Ciò che posso dire è che ne han fatta di strada.

-Di questo ne sono certo, ma sai com'è, col tempo si capisce che molta fatica può essere risparmiata se hai delle ruote o meglio un motore sotto il sedere, ecco. E soprattutto arrivi prima.

-Era poco saggio da parte loro percorrere lunghe tratte e tortuosi sentieri senza una carrozza, è questo che dici.. In ciò si può tuttavia credere che forse, e dico forse, oltre al fattore economico per cui non tutti se la potevano permettere, la tua preziosa carrozza, non sempre il tempo sia stato qualcosa contro cui lottare e non tutto si risolveva in questo. Per usare dei termini a te consoni, la vita non era una corsa contro il tempo.

-Davvero molto obbligato, precisazione preziosa davvero

-Prendimi pure in giro, tanto questo non cambierà le cose e tu lo sai.

-Non.....non...

-Non sai come tutto questo può essere cambiato, chi mai potrebbe dirti che è una colpa. Pare curioso ma effettivamente chi è che riesce a guardare più in alto, oltre quel flusso che chiamiamo realtà? Se la verità esistesse, noi non potremmo comunque riconoscerla dato che la abitiamo. Come si fa a contemplare e comprendere un intero sistema quando si è solo una misera, minuscola parte di esso?

-Suppongo tu abbia ragione.

-Beh sai, per vedere oltre si deve entrare nel parallelo più prossimo, più in alto o più in basso che esso sia non importa. In un calcolo, la variabile positiva e negativa sono pur sempre fondamentali allo stesso modo. Forse davvero solo chi ha le molle riesce a sfondare le pareti...

-Che significa?

-Oh, credevo la conoscessi, è una vecchia favola che si tramanda da secoli. Parla di un anziano druido che vagava per il creato da nove vite, un onorevole uomo di cultura e saggezza, che conosceva molto del mondo e dei suoi accidenti. Si narra che, giunto alle soglie della sua nona vita, perse il senno e cominciò a vaneggiare riguardo il fatto che solo gli uomini dotati di molle sotto i piedi sono capaci di sfondare le pareti, solo loro. Appare senza senso, vero?

-Leggermente, direi.

-Forse hai ragione tu. Eppure quell'uomo aveva teorizzato qualche vita addietro, fedele compagno della natura, che la realtà fosse strutturata come una infinita molteplicità di fiumi che scorrono. Ogni fiume rappresenta una parte del sistema che, come parallelo, viaggia in concomitanza agli altri fiumi, intersecandosi a tratti col parallelo precedente e successivo in perfetta sincronia. Tale equilibrio è così perfetto che ogni parte attiva del sistema può commutarsi in un’altra a suo piacimento ed essendo l’uomo parte del sistema, questa prerogativa appartiene anche a lui. Fu così che quel druido apprese come viaggiare in simbiosi con la natura, cambiando aspetto per prendere forma animale ed elementale.

-Molto intrigante, questo mito.

-Lo è davvero, le possibilità che la natura offre sono infinite. Non accorgersene è un peccato dei peggiori. L’inconsapevolezza lascia spazio al momento, riempire l’inconsapevolezza di significati errati lascia spazio al tormento.

-Riempirsi la testa di stupidaggini non è mai una bella cosa

-Perché non ti liberi allora da quelle che riempiono la tua, di testa?

-Non saprei proprio da dove cominciare. Non saprei distinguere quelle giuste da quelle sbagliate

-Non sono d’accordo. Credi che il vento soffi in una determinata direzione perché è qualcuno a consigliargli quella via? O forse credi che un albero cresca in un determinato modo perché la terra gli ha suggerito una posa elegante?

-No, non dico questo, so che c’è sempre un modo per ascoltare se stessi e gli eventi in modo che si possa ragionare sulla via che naturalmente dovremmo seguire, eppure scorgere questi segnali in mezzo al frastuono di ogni giorno è davvero arduo.

-Quel rumore di cui parli è talmente radicato nelle tue orecchie che non ti sei accorto...

-Accorto di cosa?

-Che qui il rumore non trova spazio né tempo in cui abitare.

*

-Hai ragione, adesso la sento. Questa pace che entra nel petto e danza con l’anima. Possibile che tutto questo sia causato da così poco? Dal silenzio?

-Questione di punti di vista. Intendo il fatto che il silenzio sia poca cosa, non il silenzio di per sé..

-Si si, avevo capito.

-Strana cosa il cielo, non trovi? Puoi quasi chiuderlo in un pugno rimanendo a fissarlo eppure il suo essere infinito è talmente inafferrabile da togliere il fiato.

-Come per il mare, d’altro canto.

-Si, come per il mare. Immaginando di nuotarci dentro ti senti parte di questo infinito ed allo stesso tempo ti senti schiacciato, perso. Inghiottito da domande e pensieri senza fine.

-Beh, c’è sempre la riva ad aspettarci, c’è sempre un approdo.

-Più che di approdo e di porto tranquillo parlerei in tutta onestà di sicurezza

-Si certo è una sicurezza, il terrore di affondare è sempre sanato dalla terra sotto i piedi.

-Finché la hai

-Che vuoi dire?

-Eh, Come spiegarti di un essere umano che ogni sera muore con il sole e dal primo

momento di ogni mattino, dal momento in cui apre gli occhi fino a che tornerà di nuovo a morire col giorno deve affrontare continuamente l’impossibilità di comprendere?

-Credo sia superfluo spiegarmi, la memoria non mi aiuta ma credo di essere io quell'uomo. E con me tutti gli altri.

-Forse è così. E dimmi, hai trovato soluzione a questo pesante quesito?

-Non so. Per tornare al discorso di prima, forse si trova risposta nelle piccole sicurezze di ogni giorno: il sole che sorge ogni mattino, una persona che ti ama, una famiglia a cui appartenere, cose del genere sai.

-Una coccola eterna, so cosa intendi. Niente contro le delicatezze della vita, sia chiaro, ma dimmi, tu parli di sicurezza. Sei sicuro che il sole ogni mattino sorga per illuminare il mondo? Permettimi di correggerti, tu CREDI che tutte queste cose esistano sostanzialmente e che in ogni momento adempieranno il loro dovere. Credere è ciò che davvero ti salva e la credenza non conosce sicurezza

-Si, afferro il concetto, è come credere in Dio insomma, e in effetti non c’è nulla che più possa salvarti.

-Concordo. In ultima istanza potrei affermare che oltre ogni piacevolezza e coinvolgimento vitale, tu sei solamente sicuro di credere. Il bisogno di sicurezze è una droga seducente. Ogni sicurezza richiede sempre una quantità più elevata, sino a distruggere la tua autonomia.

L’unica sicurezza, in fin dei conti, è che non abbiamo sicurezze e questa è di per sé una sicurezza. Strana la vita, è vero?

-E come fai ad essere sicuro di questo?

-Dimmi una cosa, mi accontenterò di una sola minuscola cosa di cui puoi essere davvero,

davvero sicuro oltre questo dolcissimo paradosso che ti espongo come vero e mi rimangerò tutto quello che ho detto.

-Trovandomi qui non potrei nemmeno affermare con sicurezza di esistere se la vogliamo mettere in termini stretti, quindi si. Non ho risposta alla tua richiesta se non che l’unica sicurezza che abbiamo è che non abbiamo sicurezze, ma mi riservo la possibilità di risponderti più avanti se una idea mi illuminerà.

-Ben volentieri incontrerei quel momento ma, ahimè, dal basso del mio dubbio temo non arriverà in questi spazi. Hai danzato con il silenzio, adesso prova a farlo con questa idea. Il paradosso della sicurezza. Chi lo sa, magari le sue cadenze sinuose cattureranno la tua mente ed il tuo cammino. Anzi a proposito, alziamoci, ci siamo ben riposati in questo giardino ed il cielo sarà ancora lì ad aspettare il nostro sguardo quando torneremo a guardarlo.Vorrei mostrarti una cosa.

*

-Sai, continuo a rimuginare su quello di cui stavamo parlando prima. Non ho ancora trovato risposte alla tua richiesta e nell'eventualità di non trovarne nessuna pensavo proprio alla possibilità di abbracciare questo pensiero, l’insicurezza come fonte di vita, baluardo e spada dell’esistenza. Il dolore è forte nel dovere essere costretti a questa idea, non c’è dubbio, ed è difficile comprendere come e quando si sia arrivati a questa situazione. Una situazione psichica intendo, questa debolezza intrinseca, se mai l’uomo ha conosciuto ere di maggiore magnificenza rispetto a questo bisogno infinito di sentirsi protetto. Eppure in un qualche modo sento che tutto questo è superabile, si può forse farsi forza nella mente sollevando le proprie debolezze ad urto e bellezza, una terribilità estetizzante, mi segui?

-Certo, continua.

-Ecco, mi chiedevo eppure cosa viene dopo. Cioè, benissimo, accetto questa situazione, alla fine ci siamo sempre creduti migliori di tutti gli esseri viventi che abitano il nostro stesso pianeta ma è solo una dolce finzione. Magari, se potessero, gli animali si insulterebbero dandosi dell’essere umano. Ecco, una volta accettata nel profondo questa situazione di superba mancanza, cosa si può fare per mantenere questo sguardo? Come non lasciarsi prendere dalle debolezze che verranno? come essere sinceri con sé stessi?

-Tu problematizzi questa faccenda quando io credo non sia affatto necessario. Rammenta che la comprensione non rende migliori tanto quanto la spiegazione. Ai tuoi occhi potrebbe sembrare solo una affermazione di ignoranza ed impotenza, ma tutti i quesiti che hai appena esposto svaniscono in una nuvola di vento nel momento in cui, accettando la realtà, accetti anche il presente ed il passato, senza avere la presunzione di prevedere ed accettare il futuro, che non esiste.

-Si, il discorso mi sembra mancante, allo stesso tempo ho la sensazione che qualcosa mi stia sfuggendo.

-L’azione ti sfugge! Rimugina troppo e perderai l’occasione di vivere fuori del tuo guscio!

-La bellezza salverà il mondo.

-Tu sei creatore di bellezza, non ne esiste una fuori della porta di casa che ti aspetta per salvarti. E smettila di cercare salvatori, è un po’ vittimistico da parte tua, non trovi? Fermati, siamo arrivati

-Che posto è?

-Quella è la vetta più vicina al cielo. Seguimi, ti faccio strada

*

-Dunque finisce qui? Il nostro viaggio intendo o forse solo il mio? Stiamo per andare nel punto più vicino al cielo. Andiamo a sfidare Dio o semplicemente finisce così?

-Un nuovo inizio comincia sempre dalla fine.

-Inizio di cosa?

-Ci sono strade che conducono lontano, via da sé stessi, solo per poi seguirti di nuovo a casa, e io lo so bene, perché sono una di quelle strade.

-Mi stai dicendo di essere un cerchio? Un percorso che allontana e che riporta indietro?

Un cerchio è limitato, giunge alla completezza e ad una fine. Ma io, come te, sono infinito, non ricordo i miei albori ed il mio futuro è troppo distante per essere scrutato. Un cerchio finisce. Io, come ogni cosa, mi ricurvo su me stesso per poi compiere dei grandi balzi. Sono sempre uguale a me stesso e mi evolvo di continuo, in ogni gesto, in ogni pensiero, in ogni azione. Non sono mai me stesso e lo sarò per sempre

-Non riesco a capire

-Non riesci a vedere piuttosto. Dove cerchi le tue risposte? Osservi le tue mani o fissi lo sguardo nel cielo? O negli abissi della terra? La scelta è tua, nessuno può toglierti questo. Nessuno, nemmeno te stesso, sino a che sceglierai di arrenderti agli angeli, sino a che non sarai più e non avrai più possibilità di scegliere ma anche lì, il tuo volerti arrendere sarà solo un’altra scelta, una che ne ingloba molte altre così come ogni scelta implica.

-Non sono sicuro di sapere cosa scegliere. Perché c’è qualcosa di diverso da me stesso nella mia mente? A che pro ogni io osserva sé stesso, perché non possiamo essere, semplicemente?

-Come fai a sapere chi sei? Ammesso che tu lo abbia mai saputo, perché tieni i tuoi occhi aperti? Perché parli, perché ascolti? Cosa cerchi fuori di te che non puoi trovare dentro te stesso?

-Suppongo di cercare me stesso, ma nel posto sbagliato, cercandolo all'esterno.

-Tsk, supponi male io credo. Apri davvero gli occhi, pazzo che sei! Fino a che potrai assimilare ciò che è fuori di te sarai qualcuno o qualcosa e sarai tu a sceglierlo, solo tu.

-Non so, non ricordo.

-Impossibile. Non puoi aver dimenticato, o meglio nascosto dentro te, ogni cosa. La felicità ad esempio, la provi molto più spesso di quanto tu non voglia ammettere e non ha niente a che vedere con ciò che te la procura. É un personalissimo piacere, staccato da qualsiasi cosa te l’abbia donata, è molto fugace ed è tua e tua soltanto.

-Gioia e felicità potrebbero benissimo essere delle finzioni, non trovi? Ciò che ci permette di distogliere lo sguardo da ciò che ci tormenta.

-Pensala come ti pare. Ma non confondere felicità e gioia, la differenza non va per il sottile.

-Che intendi?

-Sto parlando della vera gioia.

-Quella che permane?

-Quello stato di benessere prolungato che ti permette di guardare il cielo e ringraziare per ogni istante e solo il vento trattiene lacrime di gratitudine.

-Non so

-Una più che lodevole ammissione di ignoranza, mi congratulo, eppure non credo sia così. Tu sai e più che bene. Riprendendo in merito la gioia, ad esempio, tu sai, ricordi cosa comporta e come nasce, ne sei consapevole. La consapevolezza, eppure, non ti rende migliore né speciale. Adesso sai ciò che vuoi, che desideri e che attendi, ma come sempre giungerà solo quando sarà il suo tempo e il suo tempo sarà più splendido dell’alba d’estate.

*

-Dio quanto è lunga questa salita, pare non finire mai

-Non darti pensiero, siamo quasi arrivati.

-Ti ricordo che non ho idea di dove stiamo realmente andando

-Te l’ho già detto, sul punto più alto che ti è concesso

-Per....?

-Eccoci, guarda tu stesso

-Non vedo niente. Aspetta dove vai? Cos'è questo posto, tu cosa vedi?

-Quello che vedo in ogni albero, in ogni volto, in ogni foresta, in ogni sorriso...

-Dio?

-Non sono presuntuoso a tal punto, vedo una biblioteca ed ogni oggetto che la compone è come un libro.

-Che cosa significa?

-Adesso rispondi tu alla mia domanda, perché non fai altro che cercare significato su significato, su significato? Non è abbastanza quello che hai ogni giorno?

-Eh, attento sai, sono uno scaltro ascoltatore e ti contraddici. La conoscenza non è quantità, ricordi?

-Attento ascoltatore, si, eppure, ti assicuro, sei molto più bravo a traslitterare ciò che ascolti. In maniera esemplare aggiungo

-Ok, basta così, ne ho abbastanza, le tue mezze verità mi sanno di mezze stronzate, vai al diavolo, io me ne vado.

-L'ira non ti salverà, anche se la convinzione è un’arma molto potente e preziosa. Avvicinati a me ed osserva bene


Niente era più come prima. Gli occhi assecondavano ogni piacere della mente e la mente era una cosa sola con il tutto. Spazio e tempo non erano più necessari, il suono riempiva il vuoto e nient’altro. Niente fu mai così finitamente chiaro, nitido, comprensibile. Tutto esisteva in una sua realtà ed ogni singolo segmento che la componeva prendeva parte del tutto in una contorsione e complessità che... Come distinguere ogni cosa per ciò che era? Aveva una reale esistenza, dimensione, forma o scopo? Assenza di risposte. Forse anche di domande. L’infinito nel chiuso palmo della mano, dimensioni che si ingoiano vicendevolmente e nessun male, nessun bene. Solo l‘immenso e la vita. La creatura che mi affiancava cominciò a muovere sinuosamente gli arti, l’aria impercettibile intorno a lui cominciò ad assumere contorni e consistenza; dalle sue mani forme nuove e colori diversi si propagarono a perdita d’occhio. Tante furono le cose che vidi, più di una vita scorse dinanzi ai miei occhi attenti. Mi accorsi di una libreria alla mia sinistra, un libro cadde da uno scaffale ed il tempo si fece amico per me, rallentando la caduta sino a che potei afferrare con calma il tomo fluttuante. Dalle pagine del libro ciò che sgorgava era tenebra. Una oscurità che respirava.


Ogni vena di tenebra suggeriva nuove riflessioni, ogni riga proponeva occulti pensieri e

possibilità infinite. Fissai gli occhi su quel turbinio di oscurità e forme che si stanziavano davanti. Il cranio non mi fu più prigione e cella, la cancrena mentale svaniva assieme alla staticità che aveva percorso e scosso la mia psiche, il movimento si fece legge fuori e dentro di me, la fame crebbe a dismisura. Non era il cibo a stuzzicare il mio appetito, ma una voragine che chiedeva nutrimento da sguardi, carezze e sorrisi, lo schermo piatto che come specchio anestetizzava i miei giorni si fece frammento d’arte inespressa, una musica mai suonata prima si accompagnava a parole sconosciute che mi conducevano prepotentemente agli occhi di quella creatura che fu morte e superamento, lotta e quiete senza tempo. Sentii il mondo pulsare attraverso il mio sangue, parte di qualcosa che sempre avevo avuto sotto gli occhi e che ad ogni incrocio smarrivo: la volontà di essere e di barattare un po’ di felicità con l’umanità di cui sono parte, sentimento meccanico in cui la danza-ingranaggio del quotidiano, traboccante di simbolo e di significato, è tutto ciò che potrei desiderare e ciò che con determinazione guarderò da lontano, dopo lo scatto.


La creatura fermò delicatamente il movimento rotatorio delle mani, un sorriso dirompente illuminò il suo volto, il mio volto. La mia voce fuoriuscì dalle sue labbra in una melodia che innalzava l’anima e spezzava il mio cuore commosso. L’ultima forma che vidi apparire fu un abbozzo di volto umano, come incompleto, definito dalla mia vista più che dai contorni stessi della figura. E quel volto parlava con la voce della sua mente. Robotica, meccanica, divenne polvere. Improvvisamente il dolore mi colpì come un pugnale in petto, caddi sulle ginocchia ma riuscì a rialzarmi. La luce bruciava nei miei occhi e dentro di me, in quel vuoto profondo che si cicatrizzava cominciò a colare qualcosa come un liquido, tiepido e limpido, ambrosia per il mio corpo e per lo spirito. In piedi, con la testa ritta, sentii quella sensazione di abisso sparire da me, pieno e vivo come mi sentivo, l’adrenalina cominciò a pulsare, il cuore accelerava di secondo in secondo. Fissai lo sguardo sulla mia immagine.


-Ogni cosa è troppo complicata da assecondare sino a che si rifiuta, fino a che non la si vuole ascoltare o conoscere. Ogni tramonto è troppo distante, ogni alba nasce dalle sue ceneri e tutto è equilibrio.

-Ma come potrò mai ricominciare da capo? Come continuare questo percorso che ogni giorno mi sfugge nella sua bellezza ed unicità che chiamo vita? Qual è il punto di inizio di ogni nuova alba, da dove ottenere risposte e cominciare il cammino della comprensione?

-Ammesso che ci sia un modo per ottenere l’illuminazione e dare vita all'opera di santificazione, mi stai chiedendo di scavare dentro il tuo intuito e di sostituirmi a te stesso e questo non posso farlo. La via è dietro l’angolo, forse la hai già imboccata e non te ne rendi conto

-Chi sei davvero?

-Io? Io sono la cura.


Epilogo


-Buongiorno tesoro, svegliati! È tempo di alzarsi!

-Oh no, ti prego, no, non di nuovo, non di nuovo, non può cominciare tutto da capo

-Tesoro, stai bene? Svegliati, è già mattino!

-Amore, sei tu?

-E chi vuoi che sia!? Fino a prova contraria qua dentro ci dormiamo solo io e tu, o c’è forse qualcosa che non mi hai ancora detto? Ehi, ma che fai?

-Tesoro è così bello rivederti, non sai...

-Amore è bello anche per me vederti ma se ti manco così tanto dopo una sola notte di sonno vuol dire che stai peggiorando! E poi dicono che col tempo la passione si affievolisce. Allenta la presa, questo abbraccio è bellissimo ma così mi soffochi!

-Davvero è passata solo una notte? Davvero era tutto un sogno? Ma come...

-Tesoro ma che succede? Notte intensa?

-Si, diciamo così, intensa.

-Incubo?

-Non ne sono tanto sicuro...

-Rispetto al viso che avevi fino a due minuti fa direi di si

-...Sai amore, forse non era un incubo. Forse è stato il sogno più bello della mia vita

-Stamattina sei davvero preoccupante

-Il più bello della mia vita

-Il più bello della tua vita?

-Il più bello della mia vita

-Amore, possiamo continuare così per molto ma direi che è meglio finirla qui

-Si scusa, sono ancora preso...

-Beh, è stato davvero così particolare questo sogno?

-Credo di si

-Raccontamelo 

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