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Le cronache del sogno

Contro l'orrore del vuoto- horror vacui

33 min di lettura

INTRODUZIONE

Cara Sofia,

Come sospettavo ieri è stata una notte fin troppo particolare.

Come ormai mi succede da tempo, non riuscivo a prendere sonno. Sai quando la mente parte in quarta e non la fermi più? È più o meno quello che mi capita ogni sera.

Era ormai tardi, non stavo dormendo ma non ero del tutto sveglio. I miei occhi percepivano la realtà, ma il movimento mi era difficile, solo a fatica riuscivo a voltarmi da un fianco all'altro. La luce della città che penetrava sottile dalla finestra feriva i miei occhi ogni qualvolta mi girassi sul fianco sinistro. La testa non aveva più un peso ma una consistenza ben definita, viaggiava alla ricerca di qualcosa facendosi largo nel vuoto. Questo lento e fluido navigare seguiva pian piano i movimenti del mio corpo, che ancora di volta in volta si rotolava tra il fianco destro e quello sinistro. Improvvisamente, sentì una strana distanza. Il fianco destro non rifletteva la stessa realtà del fianco sinistro. Inizialmente pensai fosse colpa della luce che andava e veniva, poi però realizzai che a mutare non era ciò che i miei occhi vedevano. Era il mondo stesso a ruotare con me. La luce dalla finestra a sinistra mi ricordava il mondo di tutti i giorni mentre il buio alla mia destra mi proiettava in una realtà diversa, una di quelle in cui tu non sei più tu e tutto quello che conosci, tutto o parte di esso, ha nuovo significato e sostanza.

*

Il Dr. Frigieri, rinomato psicoterapeuta, mi guardava assorto e pensieroso, i suoi occhi distanti non rivelavano un sentimento preciso. In pratica, non riuscivo a capire se davvero mi comprendesse o se mi biasimasse. Forse credeva fosse stupido da parte mia rivolgermi ad uno specialista per capire davvero cosa stava succedendo nella mia mente. Avevo appena illustrato ciò che mi succedeva alla notte e già mi pentivo di averlo fatto. Il dottore uscì dal suo stato di trance e disse: “allora, signor Peres, vediamo di ricapitolare: da tre settimane lei soffre di disturbi del sonno; non riesce a dormire e quando comincia a rivoltarsi nel letto.....” Il suo sguardo si perse ancora una volta. Non riuscivo a sopportare quell'espressione vacua, mi faceva sentire pazzo. Lo ripresi velocemente: “Quando comincio a rivoltarmi nel letto devo mantenere il fianco destro. Se mi giro sul fianco sinistro io...non sono più io.... Vengo come proiettato in un mondo che non è questo, un mondo in cui non sono io” “Un mondo in cui lei è proiettato in una vita differente ed è un uomo di colore, è giusto?” “John Swanson. Si chiama John Swanson. Vive negli Stati Uniti, ha una moglie, una figlia. So che può sembrare strano ma in quei momenti io sono John. La sua vita va avanti e scorre come quella di chiunque altro ma quando mi addormento sul fianco sinistro prendo in mano la sua vita, i suoi ricordi sono i miei ricordi, le gioie e i dolori che ha dentro di sé sono i miei. Prima di venire qui da lei ho cercato notizie su quest’uomo ma fin’ora non ho trovato nulla. La prego, mi dica cosa significa”. Il dottor Frigieri fu come scosso da un brivido, ero abbastanza sicuro non si fosse mai imbattuto in un caso come il mio, ma non immaginavo una reazione così sorpresa da un professionista del suo calibro.

Sollevò lo sguardo per dire qualcosa, ma nessun suono venne fuori. Richiuse la bocca, assottigliò gli occhi e riprese: “C’era un’altra cosa che mi accennava, una parola che nei giorni passati la perseguitava, giusto?” “Si, onestamente non ricordo di preciso quando, ma tempo addietro penso di avere sognato qualcuno o qualcosa che si chiama Keshe. Solo che non ricordo altro e nonostante ciò questo nome continua a girarmi per la testa. Mi capita di svegliarmi rendendomi conto che lo sto nominando in continuazione. Non so spiegarmelo, ecco”.

Il trillo del timer scattò improvvisamente e rimbombò pesante nella mia testa. Grazie al cielo, il tempo della seduta era concluso. “Signor Peres, Filippo, posso chiamarla Filippo?”

“Si, certo” “Molto bene. Filippo, per oggi il nostro tempo è scaduto. Le prometto che impegnerò anima e corpo nel suo caso e riusciremo ad uscirne fuori. Insieme. Se per lei va bene, fisso il prossimo appuntamento a Martedì. Stessa ora. Ovviamente, questa seduta non le costerà nulla. Siamo d’accordo?” “Credo di si”. “ Allora la saluto, ci vedremo Martedì” “Va bene, a Martedì, arrivederci”.

So già che non andrò.

*

Cara Sofia,

Il tempo passa e non trovo soluzione a questo enigma. Ieri il mio amico Alfonso- ti ricordi di Alfonso?- Mi ha parlato di strane teorie. Credo abbia detto metempsicosi, comunque sia un mito riguardo la trasmigrazione delle anime, reincarnazione e cose del genere. Rimane una possibilità più che remota, soprattutto perché quest’uomo non esiste, così dicono gli archivi. Sai, non so bene quando è iniziato ma il sogno di stanotte mi ha dato vita e forza, almeno per un momento. Ero sdraiato su un giardino, accarezzato dal sole, dal vento. Ero sicuro, sicurissimo direi, che non fosse reale; per un momento non stavo vivendo la vita di un altro, era un sogno. Semplicemente un sogno. E dei più belli tra l’altro. Prendevo ampi respiri, il mio petto si riempiva d’aria fresca e a ogni battito del mio cuore la pace dentro di me aumentava ed aumentava.... Non saprei descriverti ciò che provavo. Poi, per un attimo, la pace si trasformò in piena e completa felicità; ero abbracciato a qualcuno, che mi chiamava. “Amore mio, stringimi”. Te lo giuro, ero convinto fossi tu. Quale dolore nel momento in cui ho aperto gli occhi per guardarti ed era Sharon, la stramaledettissima moglie di John, Sharon. Fidanzata di John al tempo, stavo vivendo un dannato ricordo di John, il suo sogno nel mio sogno, che il diavolo lo porti. Sai, non ho cambiato idea, non trovo necessario che tu risponda alle mie lettere ma questa volta te ne prego, vieni da me. Mi manchi, non sai quanto, mi manchi. Il giorno in cui ci incontreremo sarà unico e magico, ti prometto. Aspetto tue notizie, amor mio, aspetterò paziente quel momento.

Con affetto,

Filippo


“Ti ho già chiesto espressamente di non tediarmi con le tue teorie stralunate, Al! E allora!” “E allora dici? E allora? Ascoltami bene, tu non ti rendi conto. Potresti farci un sacco di soldi con questa storia, immaginati le prime pagine! Uomo che vive una seconda vita nei sogni! Te lo immagini?” “No.” “No?” “No e no, è una cosa privata, non ho niente da condividere con il mondo. Quando vedrò delle prime pagine con storie di uomini che non hanno fatto nulla di speciale ma che vengono citate solo perché esistono e nel loro piccolo cambiano le vite di quelli a cui vogliono bene allora scriverò della mia storia e potranno farci quello che vogliono. Le notizie di oggi sono troppo vuote per farne parte, ti assicuro” “Non accadrà mai e lo sai! Tu sogni, amico mio” “Non mi ricordare che devo, per favore! Ormai nemmeno i miei sogni mi appartengono” “Io non capisco perché ne fai un caso di stato. Non mi pare che tu abbia avuto dei bruschi livelli di stanchezza da che è cominciata sta storia, né che questo John ti stia manipolando il cervello o che so io” “No, nulla del genere” “ E allora che diavolo ti prende? Sei sempre troppo esagerato, non sarà la fine del mondo dopo tutto. Anzi magari un motivo c’è, non saprei quale mai possa essere ma se magari ti calmi e la smetti di lamentarti di non so nemmeno cosa, troverai una soluzione ” “Voglio essere solo io, Al! Faccio fatica a viverne una, di vita, come si può chiedere ad una persona di viverne addirittura due?” “In molti lo fanno, sai. E intendo fisicamente. Pensa a quei casi assurdi di gente che fa viaggi di lavoro ma in realtà ha più famiglie sparse in tutto il mondo” “Tu non capisci” “Che cosa devo capire?” “Non lo so” “Bene! Eccolo qui, signore e signori! Vi presento il mio amico Filippo, punto di domanda vivente! Avvicinatevi, non morde, ma fate attenzione ai suoi occhi o vi potrebbe trasmettere le sue domande senza risposta!” “E smettila, che i vicini ti sentono” “Ok, ok. Vabè, io vado, eh. Ti vibra il cellulare” “Lo so” “E non rispondi” “No” “perché?” “So già chi è e che cosa vuole” “E chi è?” “Il dottor Frigieri” “Chi? Ah, lo strizzacervelli?” “Si” “Non riesce a farsene una ragione, eh?” “Eh già, continua a chiamarmi e a lasciarmi messaggi perché ci torni” “Per spillarti altri soldi!” “Non so, mi è parso sincero nel volermi aiutare” “ E tu continui a sognare. Ciao bello, a stasera. O a domani, chi lo sa. E riprenditi Santo Iddio, non pensare più a questa stupidaggine che non faresti altro che roderti il cervello inutilmente!”

*

“Sharon!”

“Sharon!”

“Amore, ti eri addormentato, non ti preoccupare. Si sta così bene qui, come biasimarti”

“Mi è tornato alla mente, o meglio, ho sognato di noi due molti anni fa nella stessa situazione. Così, in un giardino”.

“Un bel sogno allora, ti sei agitato un po’. Credevo fosse brutto”

“Brutto? Tesoro mio, si facessero sempre dei sogni così belli. A che pensi?”

“Ti guardavo dormire e pensavo alle vacanze, quelle che avevamo programmato tra due settimane e che non possiamo più goderci in santa pace. Per quanto ancora dovrò dividere il tuo amore con i tuoi studenti?”

“Amore, ti assicuro, non divido il mio amore tra te e i miei studenti, ma tra te e la storia!” “Molto rincuorante, davvero.”

“Suvvia, non fare il broncio, dammi un bacio. Ti ho sposato perché voglio passare tutta la vita con te, è stato uno dei voti che ci siamo scambiati. La mia vita è legata a doppio filo coi miei libri: ci sono loro, ci sono io, non ci sono loro e non ci sono io. Ci sono e non ci sono. Dammi un bacio. Non ci sono e ci sono. Dammi un bacio!”

“Va bene, va bene. Continuo a non capire il tono vago di questa faccenda. Cos'è esattamente che devi fare invece che goderci il sole, il mare, le stelle?”

“Te l'ho già detto, devo lavorare su un progetto di revisione. Collaboro con dei medievisti, niente d’interessante.”

“Sono esattamente le stesse parole che hai usato la prima volta, immagino che non avrò ulteriori informazioni da te, vero? Tsk, se non ti conoscessi bene direi che mi stai nascondendo qualcosa.”

“Tesoro, come hai detto mi conosci, sai bene che non potrei. Non potrei.”

“Beh, in fondo, proprio oggi ti sei davvero superato, è stato bellissimo stare qui con te, se solo ci fosse il tempo di farlo più spesso...”

“Dovremmo anche comprare altri libri in questo caso! E magari potrei deciderne uno anch'io la prossima volta, eh.”

“No no caro, mi spiace, sai bene che con me perdi!”

“Oh si, signora mia, non si discute”

“Dai su, ricominciamo, ci siamo interrotti sul più bello. Oltretutto mia madre starà già dando di matto con Megan. Dovremo tornare indietro presto...”

“Si, hai ragione, hai ragione. Chi ricomincia a leggere?”

*

Cara Sofia,

Se non fossi rimasto per un intero mattino a riflettere e ponderare sulla situazione, ti

lascerei sicuramente intendere ora che le mie parole siano qui impresse per il solo scopo di farne spreco. Te lo dico perché non sono sicuro di riuscire a spiegare che cosa fosse l'argomento di questa strana conversazione notturna che, a dire il vero, non mi ha visto partecipe. Stanotte, in sogno, vedevo come attraverso una patina distorta John, dal busto nudo in su, come se mi stesse parlando. Un monologo a dire il vero: quando tentavo di rispondere tra le sue pause, le parole si perdevano nel vuoto. Non mi rispondeva, non direttamente a dirla tutta, ma sono assolutamente in dubbio sulla possibilità che John mi sentisse davvero. La sua piccola bambina adorata era un grosso pensiero per quel che ho compreso, ma era come se nascondesse qualcosa a sé stesso. Mi sono raccomandato più e più volte di cercare, in sogno, di sgattaiolar via da questa strana vita virtuale, che è quasi come assistere ad un film di quelli noiosi che parlano di un professore e delle sue domande. Allo stesso tempo è quasi vergognoso che io spii in un certo senso dei cammini che non mi appartengono. Sembra quasi che sia questa la situazione, uno spiraglio su vite altrui proprio quando, amata Sofia, sei distante ed io non posso riempire di te la mia esistenza. Proprio quando io non posso perdermi in te, mi perdo in questa strana parodia di un grande fratello, poco influente, dopotutto, nel suo onnisciente ruolo. Mi accorgo che solo quando stringo tra le mani quello slancio eroico di cui spesso ti ho parlato, solo quando la vita esplode come un raggio infinito dentro il petto e la mente, riesco a tenere sotto controllo questi sogni. Non riesco a cambiarli né a stroncarli, ma in un certo senso li placo e li recinto in quella parte della mente a cui spesso credi di arrivare in quel frangente tra la veglia ed il sonno, quei momenti in cui credi di essere davvero vicino ad una verità superiore, a nuova consapevolezza. E sempre quell'attimo sfugge come tiepido vento. Chissà se un giorno potrò confrontarmi con l'enigmatico John. Forse lui ha delle risposte per me. Forse lui sarà il terreno di confronto per la mia anima. Ma sto divagando, perdonami mia cara. Forse domani un nuovo giorno porterà pace in questo cuore innamorato.

Un bacio dei più profondi,

Filippo.

*

John? Figuriamoci, chi potevo aspettarmi se non lui.

“Dio, la doccia più lunga della mia vita. Quanti pensieri, troppi pensieri... Sarà meglio aprire la finestra, sembra di essere in un bagno turco, non credi?”

Ma dici a me?

“Eh si, proprio un bagno turco. Mi assilla questa idea, ma come cambiare ciò che è già?”

Di che stai parlando?

“Oh Dio, sono solo un piccolo uomo! Che ci sia una giustizia o meno in questo o nell'altro mondo, come permettere a un peso simile di gravare sulle proprie spalle? Distruggere la vita di un uomo. Lì dove è debole, poi. Lì dove cambierebbe per sempre e più il destino dell'uomo. Non ho nemmeno il coraggio di guardare negli occhi la mia piccola al solo pensiero, la mia povera, piccola Meg. Assurdo, più che assurdo, è impensabile, dico io, impensabile!”

Qual è il punto della questione? Mi senti?

“Dico io, qual è lo stramaledettissimo punto della questione? Perché proprio io, perché agire così, perché distruggere tutto ciò per cui ogni essere umano lavora incessantemente, giorno dopo giorno?”

Qual è il tuo crimine? Che cosa hai fatto, perché ti disperi?

“Non so nemmeno a che scopo disperarsi, invece che continuare a cercare una soluzione alla faccenda. Ci deve pur essere un'altra scelta, è così assurdo.”

“John! Amore, hai finito di fare la doccia?”

“Si tesoro, mi sono perso di fronte allo specchio.”

“Che narcisista. Dai, sbrigati a vestirti o faremo tardi. La recita della piccola inizia tra quaranta minuti!”.

“Si, esco subito”

*

“Ehi John, dove corri?”

“Ciao Stuart, sono in ritardo per la lezione.”

“Non ti preoccupare, quei teppistelli sono sempre felici di perder tempo. E poi abbiamo preparato la lezione assieme ieri, il più è fatto. Piuttosto, com'è andata la recita di tua figlia ieri sera?”

“Molto bene, ti ringrazio. Inizialmente era imbarazzatissima, prima di entrare in scena la maestra ha raccontato a Sharon che quasi non riusciva a respirare, ma tutto è andato per il meglio. Quando l’ho vista venir fuori da dietro le quinte mi sono girato verso mia moglie. Volevo vedere il suo sguardo commosso per sapere allo stesso tempo quale fosse il mio, avevamo sicuramente la stessa faccia da scemi a guardare una recita con le lacrime agli occhi. Comunque sia, la maestra ci ha assicurato che la nostra piccola ha talento. Magari un giorno diventerà una famosa attrice teatrale, chi lo sa. Lasciami andare adesso, i miei alunni mi aspettano”.


*


“E così si conclude la parte più cruenta della grande guerra, spero riuscirete a dormire stanotte”

“Professore, mi scusi.”

“Kevin. Dimmi pure”

“Perché rimane chiuso qui con noi invece che andare a manifestare con gli altri? Non ha sentito della decisione di togliere lo studio della storia dalle scuole?”

“Vedo che la lezione di oggi ti ha davvero interessato. Avrò mai il piacere di sentire un intervento inerente ai nostri argomenti di studio? Lasciamo stare, ti rispondo subito. La tua domanda presuppone che, manifestando, riusciremo a dissuadere chi di dovere nell'accettare una simile idiozia. Ma io non ne sono affatto convinto. Perché mai allora fare il loro gioco e perdere del tempo prezioso ancora concessosi per parlare di ciò che siamo stati e così di ciò che siamo oggi?”.

“Quale potrebbe essere allora, secondo lei, il modo per cambiare le cose? Qual è il modo giusto per riuscire a far sentire la voce di noi giovani? Fanno tanta retorica sul fatto che noi siamo il futuro e poi ci trattano sempre con sufficienza, come se non fossimo adatti a scegliere. E il futuro non arriva mai”

“Spero che tu non perderai mai questo vigore e questo modo di pensare. A ciò che dici aggiungerei un se... Ricordati che il mondo appartiene a tutti ma solo nel momento in cui ognuno si accorge che, perché ciò sia possibile, bisogna prima accettare di appartenere al mondo. Sto parlando di un rapporto circolare, il mondo ti appartiene perché tu appartieni a lui. Quanto alla tua domanda, devo con rammarico ammettere che non ho una risposta e forse è giusto che sia così, se voi siete il futuro dovete sin da ora cercare un modo per renderlo possibile, questo futuro tanto agognato. Magari sarete in grado di comprendere che il futuro, di per sé, non esiste, dato che non è ancora accaduto. Tutto quello che possiamo fare è cercare di costruire un cammino, giorno dopo giorno, sperando che ci porti lì dove vogliamo arrivare senza tuttavia dipendere dall'obiettivo, come se fosse un'ossessione. Ciò che davvero importa è non dimenticare il caposaldo della nostra costituzione che non è semplicemente carta usurata e stantia, ma una prospettiva: ricordate, ogni uomo ha il diritto alla ricerca della felicità e su questo nessuno ha il potere di dissentire. Nessuno. Ma a questo aggiungo un dubbio ulteriore a cui, forse, uno di voi un giorno riuscirà a dare risposta: se tutto ciò che l'uomo vuole e cerca è la felicità, cosa, allora, è di preciso la felicità? ”

*

I Greci dell'età classica, attraverso la forma mitologica, erano soliti affidare le loro notti al

semi-dio...


“Filippo! Filippo!”


..La vergogna che noi tutti macchia è la consapevolezza del fatto che stiamo tutti dormendo, cullati dal tepore delle coperte, avvolti in morbidi...


“Filippo!” “Che c'è, Giulio? Stavo preparando la cena di là” “Ha chiamato Lucia, mi ha chiesto se stasera facciamo qualcosa” “E che ne so, finiamo di mangiare e vediamo, si?” “Certo, certo” “Come?” “Ho detto va bene!” “Spegni quella televisione! Che stai guardando? Non si capisce niente” “Adesso spengo”


...Perché è di questo che si tratta, giusto? Stiamo solo aspettando che qualcosa accada, è così?


“Ti farebbe bene uscire un po', Lucia era preoccupata. Non ti si vede da un po' in giro, che ti succede?” “Diciamo che ho tanti pensieri per la testa” “Io, io io, come sempre. Ti farebbe bene non avere davanti agli occhi sempre e solo questi pensieri. Al mi diceva che qualcosa non va ultimamente ma non mi ha detto di più. Ti va di parlarne?” “Credo di no” “Filippo, che ti succede?” “Forse sono solo stanco.” “ Dormi di più allora!” “Giulio ti prego.” “Non puoi rovinarti così, abbiamo delle fortune che non tutti su questo pianeta possono dire di condividere. Si vive bene, te non hai problemi e si vive onestamente. E dignitosamente soprattutto.” “Lo ben so, mai potrei lamentarmi del contrario” “ Allora?” “Senti, so che potrei sembrare fuori di testa, ma sei tu ad esserti lanciato nel discorso e quindi peggio per te. Sono sicuro che anche tu hai notato questa cosa, un tarlo nella testa, un malanno che ci tiene insonni. C'è qualcosa che non va, Giulio! Come se qualcosa ci stesse lentamente scivolando dalle dita da molto tempo ormai; è solo questione di tempo prima che sia manifesto a tutti ed in quel momento ci renderemo conto di aver perso qualcosa di davvero prezioso. Ho l’impressione che la risposta per noi, per tutti noi, sia proprio lì, a portata di mano, una nuvola che tutti possiamo vedere con la coda dell’occhio. Eppure in ogni momento in cui mi decido a voltarmi per vedere, quella nuvola svanisce come uno sbuffo di fumo della sigaretta più amara possibile.” “Di che diavolo stai parlando?” “Va bene, lasciamo perdere, non è importante.” “se ti tormenta così non può essere una cosa da nulla, permettimi di aiutarti, parla chiaramente: cos'è che non va? Hai avuto guai con qualcuno?” “Solo con me stesso. Non so cos'altro dire, forse è solo la mia immaginazione, ma qualcosa sta prendendo una piega sotterranea e stiamo perdendo qualcosa. Forse la parola, forse la libertà, forse solo e soltanto il sonno.” “Vuoi per favore dirmi cosa si cela dietro tutte queste stronzate cosmiche per favore?

Complimenti Filippo, davvero. Continua così e rimarrai solo, non ti scordare queste mie parole!!” “Giulio, aspetta! La cena è pronta in tavola, mangia con me! Giulio! Giulio! Giulio, ti prego.”

*

Cara Sofia,

Oggi ti voglio parlare di qualcosa che ben conosci di me. Sai che non mi accontento mai, vero? Sai che c'è sempre di più da potere desiderare, c'è sempre qualcos'altro cui potere ambire, si? Bene! Non mi bastava essere perseguitato nei sogni e perdere di lucidità con un'altra vita che si affolla nella mia mente, adesso ho anche perso quelle vite che davvero m’importava potere condividere. Ti dico che sono solo perché solo ho deciso di essere. Ma non riesco a darmi pace, com'è potuto accadere? L'ho voluto io, si: il mio comportamento, il mio modo di essere, ma non lo volevo! Riesci a capirmi? È successo, non ho nemmeno pensato al mondo che scorreva fuori di me, non ho nemmeno pensato che anche gli altri, coloro che amo, coloro che stimo, coloro senza il quale, in fin dei conti, non sono nulla, hanno delle necessità, dei bisogni, delle ambizioni, un loro modo di essere e di vivere, di agire e di percepire. Maledizione, ho dimenticato la realtà, ho dimenticato il mondo, fuori di me, capisci!? Troppo preso dalle mie stronzate, dai miei problemi, da questa cosa assurda, questo Swanson. E ho dimenticato tutto il resto. Credi davvero che io non sia il solo? Credi davvero che questo mio destino sia quello di tutti, persi nella vanità del mondo che ci passa attraverso? Credi che Giulio avesse ragione? Intendo dire, che avesse ragione quando mi diceva che devo smettere di pensare solo a me stesso, che sono un egoista, che ho scordato cosa significhi davvero osservare, proiettarmi attraverso la finestra per vivere il mondo, per vivere davvero e che ho preferito alla finestra lo specchio? Può davvero essere così? E se è così, quando è successo? Oddio, non ricordo. Se solo potessi catturare il momento esatto in cui ho maturato questa cosa. Ma capiamoci bene, abbiamo spesso fatto questo discorso, mai e poi mai tornerei indietro, lo sai. Come ti ho detto anche prima, così volli che fosse e pace. Inutile pensare al passato, tornare indietro e cambiare le carte in tavola. Non ha significato questa cosa, non ha sostanza, penso non abbia nemmeno senso. Ma se potessi catturare davvero quel momento, forse potrei riuscire a capire il primo evento che ha scatenato questa improbabile reazione. Da cosa nasce questa realtà inconscia dei sogni ricorrenti e cronologicamente sensati, questa mia intolleranza? Dici che potrei riuscire?

*

-Amore, hai preso il carrello?

-Si, è proprio qui. Tu hai preso la lista della spesa?

-John, ti ricordo che lo avevo chiesto a te! Se non ci fossi io...

-Scusa amore, mi dispiace, non so dove ho la testa. Ricordi tutto quello che avevamo scritto?

-No, ho visto la lista attaccata al frigo e l'ho presa prima di uscire, mentre tu eri già in macchina.

-Grazie tesoro, da dove cominciamo?

-Hai sentito il telegiornale stamattina? Uno scienziato che lavorava su un progetto innovativo sull'economia mi pare o riguardo l'ambiente, non so. Beh, comunque è stato investito. C'è chi dice che abbia pestato i piedi a qualche ditta grossa, il piccolo chimico.

-Se fosse stato messo sotto un postino non sarebbe nemmeno apparso sui titoli di coda...

-Come fai a essere così cinico, John?

-Ripetimi questa domanda quando non saremo al supermercato, in un posto in cui tutti i prodotti sembrano uguali, i colori intorpidiscono il senso critico e dove i commessi sembrano dire: per favore, uccidimi.

-Non è proprio una bella giornata, immagino. Che succede, non hai dormito bene? Problemi a scuola? A proposito, come mai sei uscito così presto stamattina? Non ho avuto nemmeno il tempo di alzarmi ed eri già fuori.

-No, no, sto bene, è solo questo posto a mettermi addosso una certa carica di irritabilità. Forse sono un po’ stanco, per via del rapido risveglio. In ogni modo, stamattina avevo una riunione di lavoro a cui non potevo mancare, quindi son partito prima da casa.

-Bella stronzata che mi rifili! E intanto hai già le mani sporche di sangue!

-Che cosa hai detto?

-Ho detto bella rottura sti incontri, e comunque hai ancora le mani sporche di verdura, ricordiamoci di non prenderne più qui, fa veramente schifo.

-Si, certo.

*

Cara Sofia,

Stanotte qualcosa di molto strano è accaduto. Ho visto qualcosa che mi ha profondamente turbato. Posso solo sperare sia stato frutto di fantasia. I sogni miei e di John si sono incontrati ancora una volta e come sempre sono finito ad esser lo spettatore del suo. Stavolta, eppure, ho come avuto l'impressione che John fosse lì con me. Beh, forse non riuscirò a ben descriverti quel che è accaduto, ma ho creduto avesse per un momento compreso quanto fosse importante svegliarsi. Il sogno era molto intenso e confuso, c'era paura e c'erano degli uomini con il volto coperto, che borbottavano ordini a dei sottoposti e che comandavano con aria imperiosa anche John, che si era presentato soltanto con una valigetta vuota che stringeva nella mano. L'aveva presa con sé per non fare insospettire la moglie. Si trovava in un luogo d’incontro, una radura nel bosco abbaiata per telefono il giorno prima, mi sembra, e questi signori minacciarono la sua famiglia; una fine tragica qualora non avesse adempiuto l’ordine impartitogli. Non perse molto tempo lì, fu fiero nonostante il terrore che quella situazione gli creava. Ritornando impietrito alla macchina cercò di riordinare le idee, per permettere alla razionalità di riprendere il sopravvento. Non appena il pensiero si srotolò nella sua mente e divenne memoria, mi parve sentirlo come cosciente di un’intrusione, ebbi come l'impressione di cadere in uno schermo nero, in cui la colonna sonora della proiezione s’interrompe bruscamente e l'immagine viene strappata via. I personaggi al suo interno non possono fare altro che cadere nel vuoto che rimane. Così John mi ha praticamente sbattuto fuori dalla sua testa. Assurdo. Una prima forma di contatto? Ma se questo è stato, come dovrei considerare questa reazione? E soprattutto, che diavolo stava sognando?

*

Cara Sofia,

Sono appena tornato a casa e subito penso a te. Sono andato a comprare una porta nuova e qualche mattonella. Alfonso ha provato ripetutamente a chiamarmi ma non ho risposto. Penso di essere stato da un'altra parte per due o tre giorni. Beh, fatto sta che Alfonso, alla buona, ha pensato bene di chiamare non so chi, vigili del fuoco, sbirri, ambulanza, chiedilo a lui, e per entrare in casa mi hanno fracassato la porta a terra. E ovviamente non ripagheranno nulla. Mi hanno trovato seduto attorno al cibo consumato nei giorni scorsi. Facevo tutto ma in automatico penso, senza farmi venire quel colpo di genio tipo pulire, cambiare posizione, accendere la radio. Non so spiegarmelo, e ad essere sincero al momento non cerco nemmeno di trovare una spiegazione.

Sono troppo felice di essere tornato. Ho ricordi troppo confusi, pensieri troppo sabbiosi per tentare lo sforzo. Mi riprendo e poi ci penserò, che dici?

Bah, comunque quel John non lo sogno più da un po' sai. Non so se sia la stanchezza o la debolezza di questi giorni, ma i miei pensieri sono puliti. Puliti puliti. Nessuna macchia estranea, non è straordinario? Ti darò buone notizie quando mi sarò ripreso.

Ti accompagni il mio bacio,

Filippo

*

“Ehi Filippo, ti vedo in forma finalmente. Come stai?”

“Oramai mi sono ripreso amico mio, sono tornato! Che si dice, Alfonso? Come gira dalle buone vecchie parti?”

“Intendi me e gli altri? Stiamo tutti bene, anche se preoccupati... Molto in pensiero per te. Ma è incredibile: cos'è, ti è esploso tutto nel cervello in una settimana e poi è scomparso?”

“No amico mio, il mio cuore è esploso! Mi sento benissimo. Libero dai pensieri che mi tormentavano”.

“Ma è magnifico! Finalmente il nostro amato pel di carota, fatti abbracciare!”

“Piano, piano!! Merce delicata!”

“Potrai dirlo stasera a tutti gli altri di non stropicciarti troppo, devi essere di nuovo dei nostri!”

“Non mancherò!”

“Ah, sono così felice che non mi sembra vero! La realtà comincia a svanire”

“Come scusa?”

“Stasera festeggeremo come ai vecchi tempi! Uno dei due finirà ammazzato, non c'è dubbio”

“Non.....”

“....Filippo, non ti preoccupare, penserò a tutto io! Un po' di determinazione, qualche colpo ben assestato e lo tolgo di mezzo”.

“Ma che diavolo stai dicendo?”

“Festeggiare amico, mio, sto parlando di questo! Che succede, non ti senti bene? Sei impallidito di colpo”

“No, sto bene, credo sia solo ancora un pò della stanchezza che ho accumulato, adesso passa. Facciamo così, vai pure a casa, ti ho trattenuto fin troppo, farò lo stesso anch'io. Una doccia, un po' di riposo e sarò come nuovo per la nostra serata.”

“Ci conto! E non trattenerti nel riposo, mi raccomando, è bene che ti riguardi dalla valanga che ti ha sommerso di questi tempi. Lasciati tutto alle spalle, amico mio, la parola d'ordine è DI VER TI MEN TO! Cos'altro importa?”.

*

Ciao, sono John.

La risposta alla tua domanda è si, stai sognando in questo momento.

Difficile non accorgersene. Certo, per potere devi prima essere capace di distinguere sogno e realtà, non è così?

Guardo questo specchio e vedo il mio riflesso. Ma so che “Io sono te e quello che vedo sono io”. Era anche un insegnamento buddhista, sai caro Filippo? Al di là di quello specchio ci sei tu, che mi fissi con le tue domande, con i tuoi perché, credendo che non esista altro fuori e dentro di te che il tuo punto di vista, i tuoi problemi. Ma anch'io soffro, sai? Anch'io ho i miei dubbi, le mie paure, i miei affetti, il mio amore, la mia casa.

Ma tutto questo non importa. Non più.

Bisogna fare quello che bisogna fare. E anch'io farò quel che devo.

Saluta i tuoi cari e poi si parte.

Mi hanno detto che t’incontrerò nelle radure dei sogni. E lì ti verrò a cercare.

*

Cara Sofia,

Ho ascoltato il rumore del tempo e nella memoria solo questo nome appare, come un fiore sconosciuto allo sguardo e alla mente. Mia amata Sofia, solo la luna conosce le notti trascorse a sognare di te, pronto a sentirti accanto al mio risveglio, avvicinato soltanto dal vuoto di un letto senza amore. Ti ho cercato tra la gente, in ogni sguardo seducente, in ogni piacere sottile, e sempre mi sfuggi come un pensiero troppo pieno per potere essere contenuto. Oh Sofia! Se solo il mondo intero si fermasse per un attimo, di modo che io possa arrivare da te, i miei occhi correranno verso le onde dei tuoi capelli, unico scorrere di un mondo in attesa. E lì saremo insieme.


*


Cara Sofia,

So che non esisti, che sei dolce frutto di questa mente innamorata. Sono giunto sino a te per trovare quello che stavo cercando, poterti finalmente vedere negli occhi di un destino parallelo. Quanto sono stato sciocco, così convinto che tu fossi lì per me, da qualche parte, lontani eppure sotto un comune angolo di cielo. Pensavo a come sarebbe potuto essere quel giorno, quello in cui ci saremmo incontrati finalmente. Ero certo che tutto sarebbe stato così naturale che sarebbe sembrato essere insieme da sempre. E così avrei potuto rivelarti che davvero siamo insieme da molto tempo, perché da tempo il mio pensiero va a te, se anche non conosco il tuo nome, non conosco il tuo volto. Ogni sogno è dolce nell'inconsapevolezza del sonno.

Se tu continuerai ad amarmi come penso tu faccia, io ti dimenticherò cosicché un giorno ti possa conoscere ancora una volta ed innamorarmi di nuovo di te.

Sinceramente tuo,

Filippo Peres

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-Amore, ti sei svegliato presto stamattina. Come mai questa fretta?

-Tesoro, non ricordi? Oggi è il gran giorno, devo andare a quella conferenza su cui stavamo lavorando con dei colleghi, quello per cui mi sono tanto preparato ed ho perso molto prezioso tempo che non ho potuto dedicare a te.

-Ah, sei il solito. Ok tesoro, divertiti mi raccomando!! E non fare tardi a cena, ho in mente una deliziosa sorpresa per te stasera.

-Ti amo, Sharon.

-Ti amo anch'io tesoro.

-Vado a dare un bacio alla piccola, non ti preoccupare non la sveglierò. Dille che le voglio bene.

-Amore?

-Si?

-Va tutto bene?

-Si, va tutto bene. Finalmente oggi termineremo questa faccenda. Non darti pensiero, ti chiamerò prima di tornare a casa. A dopo tesoro.

*

Buona sera, signor Filippo


John? John Swanson ? Dove mi trovo? Che succede?


Ho cercato di spiegartelo due sere fa, ricordi? Ci incontreremo nelle radure. Ed eccoci qui, Liberi di ogni costrizione, leggeri e decisi, lontani da ogni oggetto e creatori di ogni cosa.Questo è il sogno, amico mi, Qui tutto può essere trasformato. Basta volerlo


Che scherzo è mai stato quello che è durato fin troppo a lungo? Che cosa vuoi da me?


Voglio solo quello che mi spetta. Mi è stato tolto qualcosa di prezioso e adesso ciò che voglio lo otterrò da te.


Che significa? Di che cosa stai parlando? Cos'erano tutte quelle cose che in sogno ho vissuto con te? Cosa può mai riguardare la tua vita e la mia?


Mi sono fatto sfuggire qualche piccolo frammento, ma un errore può sempre capitare. Così come vi si può sempre porre rimedio. Il mio mondo sta cambiando, niente sarà più come prima.Vedi, vivo un momento molto infelice della mia esistenza. Forse dovrei correggermi nel dire che il mondo intero vive un triste periodo, vessato com'è da guerre, pulsioni distruttive, odio e prevaricazione. Se il mondo ha mai vissuto ere migliori da che l'uomo pascola sulle sue verdi terre, non mi riguarda. Qualsiasi buio potesse accerchiarmi, qualsiasi vita potesse spezzarsi sotto i miei impotenti occhi, trovavo sempre conforto e ristoro nel mio lucente regno. Ovviamente sto parlando della mia casa, della mia famiglia, la mia amata Sharon, la mia dolce, piccola Meg.

Tutto questo è cambiato da un po' di tempo a questa parte. Delle persone, non so come né perché, si sono messe in contatto con me. Mi hanno descritto ciò che in quell'esatto momento stavo facendo, anche se mi trovavo nello scantinato, in solitudine, a riflettere su di una mia ricerca.

Hanno minacciato me e la mia famiglia, hanno detto di essere la potenza più temibile che questo mondo conosce e che in nessun luogo sarei stato al sicuro se in quel momento avessi interrotto la comunicazione, credendo si trattasse di una stupida burla, così come in effetti credevo fosse. Penso di aver realizzato in quel preciso momento che senza conoscere attraverso quale perverso meccanismo, il mio interlocutore dall'altra parte della cornetta avrebbe potuto in qualsiasi momento leggere i miei movimenti, pensieri, qualsiasi cosa. Sentivo davvero una mano pesante su di me, di quelle che ti adombrano ma senza schiacciarti, e due occhi divertiti fermi a fissarti in ogni tuo dubbio, paura e menzogna. Una formica, impotente dinanzi allo sguardo dell’uomo. Mi hanno riferito di un luogo in cui ci saremo incontrati, ma credo sia superfluo parlarti di questo dato che lo hai già sognato insieme a me. Aggiungerò soltanto che la loro identità mi rimane sconosciuta, mi sono diretto in loro presenza una volta salutata mia moglie e mia figlia nel luogo in cui ci siamo incontrati e, appena aver detto loro di esser pronto, mi hanno assicurato che avrebbero sfruttato il collegamento che in questi giorni hanno strutturato fra me e te. Così in pochi attimi mi sono ritrovato qui. Non m’importa di altro se non di adempiere il compito che mi hanno assegnato, per avere salva la vita, non mia ma della mia famiglia. Dopotutto, due vite valgono sempre più di una. Possa Dio avere pietà.


Che cosa significa, che vai blaterando, che storia è mai questa?


Mi spiace per te ma hai dei nemici, amico mio. Quelle persone mi hanno spiegato che Filippo Peres, uno degli innumerevoli abitanti del pianeta, porta su di sé un peso terribile. La sua sola esistenza è una minaccia per il mondo tutto, ogni suo respiro è un insulto alla sicurezza e alla stabilità dell'equilibrio che ci governa tutti. Mi hanno detto che necessitano di un sicario, una mente fine e brillante capace di addentrarsi in quella caotica coltre che sono i pensieri ed i sogni. Attraverso di me compiranno la loro opera, mi hanno detto che salverò la mia famiglia e che salverò il mondo.


Sei qui per uccidermi? No, amico, non ho intenzione di stare al loro gioco, né al tuo, io devo andarmene da qui, sono una persona normale, che conduce una vita normale, non ho mai fatto del male a nessuno! Perché mai dovrei portare sulle spalle quel peso tanto grande che tu mi attribuisci? Cosa mai potrei fare di tanto negativo per il mondo, sono solo un uomo, santo cielo!?


E come pensi di fermarmi? Risparmiami gli sciocchi convenevoli da ultimi momenti di un condannato a morte, sono qui per fare ciò che devo e lo farò.


Ti prego, non farmi questo, ho visto il tuo dolore, le tue insicurezze, sei un uomo buono, come potrai vivere con questo peso sulla coscienza, con questo dolore nella carne? Fammi uscire da qui, permettimi di svegliarmi e andare ad abbracciare le persone che amo....


Tu, razza d’idiota, tu dovresti andare ad abbracciare le persone che ami? E cosa dovrei fare io, stare qua a posto tuo? IO devo tornare dalla mia famiglia, e lo farò non appena ti avrò sistemato. Non sono venuto qui a rendere conto a te di ciò che sto per fare, ho soltanto voluto concederti un momento di comprensione prima del buio delle tue palpebre, e non dovresti nemmeno lamentarti, caro Filippo. Quale morte più dolce ed indolore per te e i tuoi cari se non morire nel sonno? La sofferenza durerà un momento, il tuo esistere scivolerà come le acque di un fiume, non potevano immaginare, loro quanto me, una fine più delicata e sublime. Ti ho mai detto che sono un grande appassionato dei conflitti? Ma non le guerre dei giorni nostri, non c'è onore in quelle guerre, non c'è disciplina, non c'è la consapevolezza delle tue azioni. Non c'è altro mezzo possibile, nella risoluzione di un conflitto, che la spada. Toh, guarda un po'! eccone una nella mia mano.


Come hai fatto, dannazione?


Te l'ho detto, queste sono le radure e nei sogni tutto è possibile.


No, aspetta, aspetta, parliamone con calma, tutto questo può finire in un altro modo, c'è sempre un'altra scelta! Come farai a guardare ancora tua figlia negli occhi, tua moglie? Come potrai vivere condannato e recluso per il resto dei tuoi giorni, quale Dio avrà pietà di questo tuo peccato, maledizione!? Aspetta, ti prego, fermati, aspetta!


Non so chi tu sia realmente e per quale motivo la tua vita potrà mai essere così dannosa per il mondo intero ma quale altra scelta posso mai avere? Mi hanno detto che tu sei pericoloso e niente e nessuno mi ha ancora dimostrato il contrario. Mi hanno detto di essere sapienti, di sapere ciò che è meglio per me, per noi, per te. Ciò che oggi hanno dimostrato è in effetti una capacità che a nessuno compete: leggere i miei pensieri, addentrarsi nei tuoi, collegare entrambi in un'unica rete di astrazione ed esistenza allo stesso tempo. Mi spiace Filippo, non ho altra scelta, qui morirai, poiché qui tutto è possibile..


Aspetta!

Queste sono le radure dei sogni! Hai fatto apparire una spada, maledizione, ogni cosa può accadere qui, basta sceglierlo, basta volerlo. E se puoi tu, posso anch'io.

*

.....Buongiorno e bentrovati al telegiornale delle 20.00, ecco la cronaca del giorno: pare

che Filippo Peres, rinomato scienziato e premio Nobel nella chimica e nella fisica, sia stato accidentalmente investito dopo un'intensa giornata in laboratorio. L'autista colpevole del fatto, John Swanson, è un professore ordinario di storia che, alla guida della sua auto, stava rincasando. Entrambi sono stati soccorsi prontamente dalle autorità e trasportati d'urgenza all'ospedale vicino. Le ultime notizie ci dicono che i due si trovano in uno stato di profondo coma, in prognosi riservata. Il dottor Peres stava lavorando con entusiasmo alla diffusione della tecnologia Keshe, nuova frontiera della scienza che permetterebbe all'umanità intera di abbandonare i combustibili fossili alla volta di un’energia pulita, gratuita, passibile di enormi passi in avanti in ogni campo della conoscenza. La comunità scientifica ha oggi dichiarato il proprio cordoglio per questo tragico incidente e augura ad entrambi una pronta guarigione. Passiamo alle altre notizie...

*

-Signorina Peres! Signorina Peres! Mi scusi, lei è la signorina Amanda Peres, sorella di Filippo Peres?


-Si sono io, sono corsa in ospedale appena ho potuto. Mi scusi ma sono molto stanca, ho appena fatto un viaggio aereo molto lungo e la tensione si fa sentire. Risponderò alle sue domande tra breve, agente, la prego di permettermi di cercare il dottore che si sta occupando del caso di mio fratello, devo sapere come sta!


-Signorina si calmi. Sono l’agente Mendez, vengo proprio dal mio ultimo colloquio col dottore che si occupa del caso di suo fratello, il primario Frigieri, un medico chirurgo di elevata statura professionale. Suo fratello è in buone mani. Il dottore mi ha informato che le condizioni di suo fratello sono stabili, giace in un coma profondo da qualche giorno e, per ora, non ha accennato alcun cambiamento. Si sieda, la prego, vuole bere qualcosa, ha fame? Cosa posso portarle?


-Sarà sufficiente un po’ d’acqua, la ringrazio, ho solo bisogno di calmarmi un attimo. Mi rendo conto che lei è qui per fare il suo lavoro, non la tratterrò più a lungo del dovuto. Mi dica, cosa vuole sapere?


-Signorina, non sono qui per avere delle risposte ma per darle conforto. Vede, il giorno dell’incidente io e il mio collega stavamo facendo un giro di pattuglia per le strade. Il caso ha voluto che la nostra volante si trovasse nella stessa strada in cui è accaduto l’incidente, pochi istanti dopo l'accaduto. Siamo stati io e il mio collega a soccorrere per primi il signor Swanson e suo fratello. Nello specifico, sono stata io a soccorrere il signor Peres. Quando mi sono avvicinata a lui, ho cercato di coprirlo e di raccomandargli di stare fermo, l’impatto con l’auto lo aveva scalzato di diversi metri. Giaceva in terribili condizioni, eppure i suoi occhi erano spalancati e lucidi. Non so come descriverle quel momento ma sono rimasta come pietrificata di fronte allo sguardo di Filippo, non avevo mai visto degli occhi simili. So che può sembrarle strano ma nessun uomo mi ha mai guardata a quel modo. Sono qui per dirle che non c’è stato un momento in cui suo fratello è stato solo, mi sono presa la libertà di prendermi cura di lui, di rimanergli accanto, mentre i miei colleghi continuano le indagini per scoprire se si è trattato di un semplice incidente o se il signor John Swanson era un sicario di qualcuno. Suo fratello ha molti nemici signorina, gente ricca e potente che non tollera la possibilità di progredire verso qualcosa di diverso, soprattutto nei loro settori di interesse. Nel bene e nel male, spero in ogni modo che di semplice incidente si tratti. Il signor John è anch'esso in coma, sua moglie e sua figlia sono distrutte.

-E hanno tutta la mia comprensione, non m’importa riguardo la dinamica di ciò che è accaduto, spero solo con tutto il mio cuore che entrambi si rimettano e presto.

-Le assicuro, signorina, non potrei volere io stessa di più che questo. Non ho potuto parlare con lui e di certo non lo conosco, ma suo fratello, ne sono certa, è un uomo forte. Supererà questo momento e riaprirà presto gli occhi.

-La ringrazio per le sue parole e per essere stata vicino a mio fratello. Sono sicura che, qualora volesse tornare a trovarlo, soprattutto quando si sveglierà, mio fratello ne sarà ben lieto.

-Lo spero tanto signorina, di certo mi rivedrà e presto. Ho davvero a cuore le sorti di suo fratello Filippo.

-La ringrazio ancora, agente?

-Sofia. Mi chiami pure Sofia...

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