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Il capo branco

Cercando Wataha

2 min di lettura

Ulv continuava a dimenarsi esagitato mentre il concerto ululante continuava. E mentre lui continuava a muovere freneticamente la testa come se, così facendo, potesse meglio capire ciò che quegli ululati volessero significare, io dal mio non riuscivo a trovare il coraggio - nè tanto meno il modo giusto - per chiedere cortesemente al nostro strano anfitrione di dirci qualcosa di più su questa misteriosa Wataha.


Mentre questi pensieri attraversavano la mia mente un mio amico, con voce tremula, chiese: "Ma quei lupi stanno rispondendo a te? Ma sono vicini?". Ulv rispose che no, i lupi non amano abbandonare la terra sacra. Si erano soltanto allontanati di poco, cercando di sfruttare il fianco della montagna per meglio percepire gli odori giù a valle. Giusto per continuare a seguire i passi di un vecchio amico. Giusto per dare un ultimo addio a un compagno di tante avventure.


"Vedete, loro mi conoscono bene, come io conosco bene ognuno di loro" disse Ulv. Trovai il coraggio di chiedere di più su Wataha prima che un altro argomento ne allontanasse da me la possibilità. "Vuoi sapere di Wataha? Oh, ma io posso dirti ogni cosa su Wataha! Ci ho abitato per tanto tempo, sai? Fu la mia casa per molti anni prima che...". Un'ombra parve impossessarsi del vecchio, gli occhi prima vispi e liquidi ora vacui, arsi fino a farsi cenere nel falò che Ulv fissava distratto. Le fiamme danzavano sul suo viso contratto, descrivendo contorni e suggestioni. Come se il fuoco avesse avuto la forza di rendere reali, visibili a tutti, le cose che in quel momento il vecchio Ulv stava rimettendo in ordine nella sua mente.

Nello sforzo di sostenere la piena di sentimenti che inondava le pareti della sua coscienza, sferzato dai venti dell'affetto e del rimpianto, Ulv pareva trascinarci con sè nelle più insidiose rapide conosciute. Come se il fiume, accanto a noi, avesse abbandonato il suo comodo letto per sollevarsi in alto, fino al cielo e lì deviare in giù verso un luogo misterioso, intrappolato nel vento e nella roccia: Wataha. Così, accompagnato dal lontano ululare, Ulv iniziò a raccontarci.

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