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L'ULTIMA LETTERA - Il segreto che poteva cambiare la Rivoluzione

CAPITOLO XXIX – Re Enrico III di Francia

3 min di lettura

A questo punto è doveroso che il vostro autore dia una spiegazione, seppur breve, di questo re.

Enrico10 della dinastia Valois-Angoulême, nacque a Fontainebleau, il 19 settembre 1551. Enrico aveva già regnato, sia pure brevemente, come re di Polonia, con il nome di Enrico di Valois. Lasciò, però, Cracovia per la Francia non appena seppe della morte del fratello Carlo IX, violando gli Articoli enriciani che aveva giurato di rispettare. Durante il suo cammino verso la Francia, il suo itinerario lo condusse in Italia. La tappa più spettacolare fu Venezia: vi giunse a metà luglio 1574, accolto dal Doge Alvise I Mocenigo con celebrazioni degne d’un imperatore. Per circa due settimane alloggiò in un palazzo sul Canal Grande e ricevette omaggi di nobili, patrizi e letterati della Serenissima. Fu in questi ricevimenti che il giovane re conobbe la più celebre “cortigiana onesta” del Cinquecento veneziano. Veronica Franco, poetessa raffinata, erudita e padrona di un salotto frequentato da ambasciatori e intellettuali. La tradizione vuole che Veronica fosse invitata a intrattenere l’augusto ospite con musica, versi e conversazione. La sua bellezza e il suo ingegno, però, colpirono Enrico a tal punto che, secondo i diaristi dell’epoca, egli le fece dono di preziosi tessuti e di un’ingente somma di denaro. Veronica immortalò quell’incontro in alcuni suoi componimenti e, più tardi, in una lettera familiare densa di maliziosa eleganza, ove celebra “Henrico, re cristianissimo” come mecenate delle arti e signore che “onora il bel sesso quando sia congiunto a virtù e dottrina”.

Le maliziose cronache veneziane insinuano che il legame travalicò la semplice cortesia letteraria. Per Enrico, quel soggiorno lagunare fu l’ultima parentesi di giovinezza spensierata prima di ereditare un regno lacerato dalle guerre di religione. Per Veronica Franco, invece, fu il punto culminante della sua fama, la prova che una donna di talento poteva dialogare, da pari a pari, con un sovrano europeo. Così, sullo sfondo d’acque scintillanti e palazzi dorati, nacque un idillio breve ma leggendario, sorretto fra politica, poesia e desiderio: un pezzetto di storia che le due lettere rinvenute dai nostri esploratori ora sembrano riaccendere. Sul fronte interno tentò di ricomporre le lacerazioni convocando gli “Stati Generali” e promulgando editti di pacificazione di breve durata. Tuttavia non riuscì a contenere né il fanatismo cattolico né la sfida ugonotta. La sua autorità, già indebolita da dissesti finanziari e dalla sua corte considerata “edonistica”, fu seriamente minata dall’assassinio, da lui ordinato, dei potentissimi fratelli Guisa. Quel gesto provocò l’ira della Lega cattolica e l’isolamento politico del sovrano. Il 1º agosto 1589 Enrico III fu accoltellato a Saint-Cloud dal frate domenicano Jacques Clément, emissario degli ultracattolici. Morì il giorno seguente senza eredi diretti. Con la sua morte, non avendo discendenti diretti, si estinse il ramo Valois-Angoulême. Si aprì, quindi, la strada per l’ascesa al trono di Enrico di Navarra, primo re Borbone col nome di Enrico IV, che sposò la sorella di Enrico III, Margherita. Il suo regno, durato quindici anni, resta emblematico del crollo dell’autorità monarchica di fronte alle guerre di religione e ai giochi di potenza europei: un’epoca segnata da diplomazie segrete, passioni cortigiane, violenza confessionale e transizione dinastica verso la Francia moderna.

Continuiamo ora, con il nostro racconto, cioè dal punto in cui i nostri esploratori stavano ancora guardando i documenti contenuti nel baule.


Grazie a chi ha letto l'anteprima del mio libro. Ogni commento in proposito sarà gradito: mi aiuterà a migliorare come scrittore.


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