22 Febbraio
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22 Febbraio
Il Giudizio era alle porte. La Torre del Fato in fermento, l'ansia palpabile.
Le gemelle passavano da un piano all'altro, facevano su e giù per le scale, si appostavano dentro un carrello, all'erta, inquiete, e appena un filo raggiungeva la lunghezza massima, si scagliavano su di esso e lo recidevano senza pietà.
Yvonne stava imparando a non farsi più intenerire dai mortali:c'era in gioco la sua esistenza e lei non poteva permettersi di perderla a causa di qualcuno che non si curasse minimamente di lei. Kira, d'altro canto, non aveva mai smesso di mietere vite con la stessa insensibilità con cui aveva iniziato.
Erano ancora in parità:ormai era diventato un tira e molla infinito. Ogni volta che una si portava in vantaggio, l'altra recuperava subito dopo.
La tensione che c'era tra loro ricadeva anche sulle altre due. Cloe e Zoe, infatti, erano continuamente in agitazione, senza sapere il perché:Cloe correva sui suoi giovani piedini tutto il giorno, avanti e indietro, per rimpiazzare il prima possibile i fili tagliati, seguita subito dopo da Zoe, che le stava con il fiato sul collo e la esortava a sbrigarsi, in modo che lei potesse prolungarli senza perdere tempo.
La sua voce era ormai l'unica che riecheggiava nella Torre:l'atmosfera conviviale e serena era stata rimpiazzata da un cupo silenzio e le quattro sorelle quasi non si rivolgevano più nemmeno uno sguardo. L'Ade non era più solo fuori da quelle pallide mura, ma anche dentro di esse.
La bambina fu la prima a crollare a causa di quel legame familiare distrutto e un giorno, mentre stava scendendo le scale per andare a creare altri fili, scoppiò a piangere.
Quello strillo disperato riecheggiò per tutta la Torre e le tre sorelle si voltarono di scatto verso il trentatreesimo piano, dove si trovava la sua fonte. Yvonne e Zoe salirono sul carrello più vicino senza nemmeno pensarci.
Kira si era bloccata nel carrello opposto a quello di Yvonne, con le corde ancora strette nelle mani. Alzò lo sguardo verso un filo e rimase a fissarlo, titubante. Fra qualche minuto avrebbe smesso di allungarsi e si stava portando lì in anticipo, ma qualcosa l'aveva frenata.
Se sua sorella lo avesse tagliato al suo posto si sarebbe portata in vantaggio, però...nonostante questo...forse prima doveva...
Si riscosse e scese dal quarantesimo piano a quello dove si trovavano le altre, scavalcò una balaustra e trovò le due chine su Cloe, rannicchiata a metà delle scale, la faccia nascosta dalle mani. Zoe fu la prima ad abbracciarla, seguita dalle gemelle. Sembrava inconsolabile, ma bastarono poche parole d'affetto per calmarla.
Yvonne guardò la sua gemella con la coda dell'occhio e notò che le sue sopracciglia erano lievemente aggrottate e che i suoi occhi non erano coperti dal solito velo di menefreghismo:due segni impercettibili agli altri, ma perfettamente visibili a lei.
"Scusaci se ti facciamo sentire così..." sussurrò a Cloe, baciandole la fronte.
Kira capì che si stava scusando per entrambe e rimase in silenzio. Il suo volto era tornato apatico.
L'ultimo piano, lontano dalle sue sorelle, era l'unico posto in tutta la Torre in cui poteva permettersi di piangere. Un pianto silenzioso ma liberatorio, lungo, senza freni.
Non ce la faceva più a non esternare nulla, a mostrarsi sempre come un guscio di tartaruga vuoto o come un sasso levigato dall'Egeo. Quando era ancora totalmente mortale, lei era spensierata come Cloe e preda dei propri sentimenti come la gemella, ma si era dovuta adeguate in fretta alla sua nuova natura.
Se fosse rimasta legata al suo vero carattere, non avrebbe mai potuto sperare di diventare la terza Moira e questa non era una scelta contemplabile.
In realtà, nessuna scelta lo era:lei doveva solo compiere il suo destino a discapito della sorella, senza rancori o ripensamenti, punto.
Che cosa crudele…
E che cosa ipocrita tentare di convincere Yvonne con quest'argomento, quando anche lei stessa titubava prima di recidere un filo.
Male!
Se la intenerivano dei mortali, come avrebbe fatto a tagliare il filo della sorella durante il Giudizio?
Rimandava la risposta a quella domanda ogni giorno, senza accorgersi che il momento era sempre più vicino. Il solo pensiero la faceva stare male e le dava la nausea.
Non ce l'avrebbe mai fatta.
Male!
Doveva per forza fare in modo che Atropo si incarnasse in lei, non poteva lasciare il posto a Yvonne.
Lei voleva continuare a esistere.