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La terza Moira

2 Marzo

8 min di lettura

2 Marzo




Erano passati tre anni. L'attesa era finita.




In mezzo alla cascata di fili si formò una nebbia tetra dalla quale apparve Atropo, seduta su un trono sospeso fatto da rami di biancospino dorati intrecciati tra loro:la Moira era completamente avvolta in un logoro mantello nero, il cappuccio alzato le copriva il volto rugoso e impenetrabile, dal quale si potevano scorgere solo un paio di occhi arcigni, mentre una mano ossuta e affusolata teneva in pugno delle cesoie dorate.




Le quattro sorelle erano al cospetto di quell'entità solenne, la pioggia ramata sopra di loro. Le maggiori si inchinarono e le decantarono un breve inno, mentre Lachesi e Cloto, incarnate nelle minori, le rivolsero un sorriso affettuoso.




"Il Giudizio è giunto" gracchiò imperiosa l'Inesorabile fissando le gemelle "Oggi saprò in chi di voi due dovrò incarnarmi"




Sollevò un dito grinzoso davanti a sè, in direzione di un filo giovane.




"Visto che siete in parità, il filo di fronte ai miei occhi sarà quello decisivo. La prima che lo taglierà, farà lo stesso con il filo dell'altra e a quel punto le Moire torneranno a essere tre, l'Ordine sarà ripristinato e un'altra discendenza governerà sulle vite dei mortali"




Le sorelle si salutarono per l'ultima volta:Zoe e Cloe sarebbero rimaste volentieri in quell'abbraccio per i prossimi trecento anni, pur di non scoprire a chi avessero appena detto addio.




Neanche le gemelle volevano abbandonare quelle braccia dolci e familiari ma, come per i mortali, il loro tempo era giunto al termine.


Si separarono a fatica e le piccole salirono su un carrello, dirette al sessantesimo piano, da dove avrebbero visto bene quello che sarebbe accaduto. Durante la salita non smisero un secondo di guardare le gemelle e nemmeno quando scavalcarono la balaustra lo fecero. Kira e Yvonne le osservarono a loro volta, registrando nella loro mente ogni più piccolo dettaglio dei loro visi.




La Moira sollevò le braccia e, man mano che le abbassava, due fili argentati scesero ai lati della cascata. Appena arrivarono raso terra la dea si fermò e battè le cesoie sul trono, producendo uno stridere metallico.




"Che la prova giunga al termine!"




Le gemelle furono come attraversate da una scarica elettrica, sembrava che gliel'avesse provocata Zeus in persona, e si fiondarono di scatto ognuna su una scalinata diversa.




Non avevano mai corso così tanto e così tanto in fretta come allora, tutte le altre volte erano delle passeggiate tranquille a confronto. Zeus aveva certamente chiamato in loro soccorso suo figlio Ermes e questo doveva aver sostituito le scarpe delle ragazze con i propri calzari.




Più livelli superavano, più pensavano e i pensieri si rincorrevano a loro volta, senza sosta, dentro le loro menti.


Per una di loro quelle erano le ultime scale, le ultime corse, le ultime sensazioni di fatica, gli ultimi dolori ai piedi, l'ultima volta in cui erano consapevoli di avere dei piedi. L'ultima volta in quella Torre, insieme alle proprie sorelle e al proprio doppio.




Cloe e Zoe osservavano con trepidazione quella scena, angosciate e curiose al tempo stesso di sapere come sarebbe finita, mentre Atropo le scrutava dall'alto del suo trono, incombente.




Yvonne era arrivata all'undicesimo piano quando vide un carrello sfrecciare sopra la sua testa. Tornò indietro e, dopo essere quasi scivolata, saltò dentro il primo carrello che trovò. Era esausta, tutti i muscoli indolenziti e pulsanti, e Kira l'aveva superata di molto, ma nonostante questo scelse di non darsi per vinta e tirò le corde con tutta la forza che aveva.


Quello sforzo immane stava dando i suoi frutti:era a meno di un metro dalla sorella.




Come avrebbe fatto l'una a stare senza l'altra, senza riflettersi più nella sua immagine o senza dirle quanto le volesse bene?


Come avrebbe fatto l'una a condannare l'altra alla sparizione, a quella che aveva capito essere la morte definitiva per chiunque, semidèi compresi.




Kira tirava le corde con ancora più forza di quella che ci stava mettendo Yvonne, ma la stanchezza si stava facendo sentire. Allentò la presa quanto bastò per essere superata e si maledisse per quel gesto che avrebbe potuto costarle tutto.




Arrivate al quarantesimo piano, vicine al filo a sufficienza, presero le rispettive cesoie e con un movimento fulmineo le aprirono sopra di esso, all'unisono.




I loro occhi si incrociarono e le due ragazze rimasero immobili. Entrambe erano sudate, distrutte, ansimavano e avevano i palmi in fiamme. Sembravano due figure dipinte su un cratere attico, nella stessa posa plastica, speculari.




Cosa stavano aspettando? Perchè nessuna di loro si decideva a recidere quel filo?




Cloe e Zoe si scambiarono delle occhiate interrogative, mentre la Moira non cambiò di una virgola l'espressione apatica che aveva mantenuto da quando si era manifestata nella Torre.




Kira e Yvonne rividero, l'una negli occhi dell'altra, la vita che avevano condiviso fino a quel momento:la loro infanzia umana, la rivelazione di Ermes, la loro quotidianità nella Torre, interrotta dalle occasionali visite al mondo dei mortali, gli ultimi tre anni, quel medesimo, intenso istante.




Non c'era un solo ricordo dove l'altra fosse assente, nel bene o nel male.


Ucciderla sarebbe stato come uccidere se stessa.




Yvonne sobbalzò:lo sguardo di sua sorella non era più impassibile, ma sofferto e premuroso. I suoi occhi si inumidirono e Yvonne capì che aveva avuto la sua stessa idea.




"Ti voglio bene...Troppo..." sussurrò.




Due lacrime le rigarono il viso.




"Anche io...Troppo"




In quel preciso momento, si arresero davanti al loro destino e decisero di sfidare il Cosmo e il suo stesso Ordine, tagliando il filo contemporaneamente.




Quel pezzo di rame precipitò piano, pianissimo, lieve come il primo fiocco di neve, ma mentre questo si dissolve al contatto con la terra fredda, il filo sparì quando era ancora sospeso in aria, trascinandosi dietro l'esistenza del mortale a esso legato.




La festa si trasformò in tragedia. Tutti si affacciarono alla terrazza, dove si stavano svolgendo i festeggiamenti, e guardarono sconcertati il ragazzo che era precipitato al suolo.




Stava ballando, quando cadde giù dal parapetto. Era successo tutto troppo in fretta per capire come fosse effettivamente andata la vicenda:forse era inciampato su qualcosa o era troppo brillo per porre attenzione a ciò che lo circondava.


Fatto stava che adesso la sua testa galleggiava in una pozza di sangue.


I ragazzi urlarono, piansero, entrarono in panico. Alcuni riuscirono a mantenere un minimo di lucidità e chiamarono l'ambulanza, ma ormai per Hugo non c'era più niente da fare.




La Torre fu inondata da un bagliore dorato potente quanto il sole a mezzogiorno, così tanto da costringere Cloe e Zoe a coprirsi gli occhi. La Moira era scomparsa:non c'era più traccia del trono o della nebbia e i due fili ai suoi lati si sgretolarono in infiniti granelli argentati.




Tutto diventò confuso, sfumato, ogni cosa si mescolò con l'altra, fino a fondersi con la realtà stessa, mutandola definitivamente. Sembrava che il Caos stesse generando un nuovo Cosmo, più stabile del precedente.




Le gemelle non riuscivano a comprendere cosa stesse accadendo fuori e dentro di loro. Sentivano di liquefarsi lentamente, per poi ricomporsi fino a formare un tutt'uno, un agglomerato resistente e compatto. I loro corpi si fusero, come anche le loro menti e le loro anime. Potevano vedere le stesse forme, sentire gli stessi suoni, pronunciare le stesse parole, formulare gli stessi pensieri:adesso non esistevano più due entità distinte e separate, ma una sola, completamente divina.




Il bagliore si affievolì fino a sparire del tutto, facendo piombare nella Torre la consueta atmosfera eterea e sulfurea. Le ragazzine riaprirono gli occhi con cautela e si affacciarono verso il punto da cui era scaturita quella luce, bramose di scoprire chi avesse vinto.


Una sola ragazza, che si guardava le mani a testa bassa, si stagliava al centro del pavimento, con il volto coperto dallo stesso mantello nero che indossava Atropo.




La loro ansia aumentava man mano che scendevano. Erano combattute:volevano sapere e non sapere. Provavano lo stesso affetto per ognuna delle gemelle, era impossibile dire chi avrebbero preferito trovarsi davanti.




Appena scesero dal carrello, scrutarono per un po' quella ragazza e lei, sentendosi osservata, sollevò delicatamente la testa verso di loro.


Di solito riuscivano a distinguerle dai loro sguardi, ma stavolta c'era qualcosa di diverso:l'espressione della ragazza era al tempo stesso spenta e ardente, calma e partecipe.




Fu Cloe a porre la fatidica domanda.




"Ma tu...sei Kira o Yvonne?"




La ragazza abbassò nuovamente lo sguardo. Esistevano parole per descrivere la sua trasformazione a chi non l'avesse vissuta in prima persona? E se le avesse trovate, sarebbe stata compresa?




"Entrambe"




Le ragazzine si guardarono tra di loro, perplesse.




"Visto che l'ultimo filo è stato tagliato sia da Kira che da Yvonne, entrambe si sono fuse ad Atropo e sono diventate la terza Moira. Io sono Yvira, il risultato di quella fusione"




La consapevolezza con cui parlava si scontrava con l'incredulità sui volti delle sorelle.


Sperava che fossero riuscite a capire.




Le due si guardarono un'altra volta e sorrisero, ma cercarono di non cantare vittoria troppo presto. Volevano sapere la cosa più importante.




"Quindi...nessuna di voi due è sparita?"


"Resterete tutte e due insieme a noi, fino al trecentesimo anno?"




Yvira fu intenerita da quelle domande e, quando rispose di sì, fu investita dall'abbraccio migliore che avesse mai ricevuto e pianse di gioia, insieme a loro. Anche Lachesi e Cloto furono contente di riabbracciare, finalmente, la loro sorella.




Tutti quegli anni a tagliare fili, tutta quella competizione, quella paura per il futuro, l'angoscia, la tristezza, tutto era sparito, spazzato via da quei granelli d'argento.




La ragazza, ancora tra le braccia delle sorelle, si voltò verso la porta e vide che era sparita. Allora guardò la finestra e vide un lettino coperto salire sopra un'ambulanza. Fu turbata da quell'immagine, non per quello che vide, ma per quello che provò.




Il nulla.




Eppure aveva posto fine alla vita del suo unico, vero amico, doveva pur provare qualcosa:dispiacere, malinconia, rabbia, qualsiasi cosa.


Nulla. Quelle lacrime non erano per lui, nessuna lacrima lo era.


Forse era questa l'apatia di Atropo, quella che eliminava ogni sentimento verso i mortali.




Solo quando quella scena venne sostituita dall'immagine di una partoriente, Yvira provò qualcosa.




Gratitudine.




"Hai sempre aiutato Kira e Yvonne nel corso della loro vita mortale e oggi l'hai fatto nel modo più importante. Il tuo sacrificio non sarà sprecato:la tua anima resterà in eterno nei Campi Elisi, lontana dalle ombre dell'Ade. Grazie, amico"




Su una delle pareti del quarantesimo piano apparve un nuovo bassorilievo. Vi erano scolpite tre figure e dietro a quella avvolta da un mantello nero si stagliavano due ombre, perfettamente identiche l'una all'altra.

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