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Lyra - Destini incrociati

Corsa di libertà

7 min di lettura

POV LYRA

La mano di Kael è ruvida e grande. Stringe la mia con decisione mentre mi trascina dietro di lui. Non ho il tempo di pensare, mi muovo velocemente cercando di stargli dietro. L'aria fresca contrasta con le goccioline di sudore che iniziano a scendermi sulla nuca. Kael accelera il passo. Il respiro mi si mozza in gola prima ancora che riesca a chiedergli di rallentare. Kael mi molla la mano e mi fa cenno di passare. Io davanti, lui subito dietro, così vicino che sento il suo respiro sulla nuca. Scendiamo le scale di corsa. Il cuore rimbomba forte nel petto e averlo così vicino non aiuta... non ora.

La luce della torcia si fa sempre più vicina, abbagliandomi per un secondo. Mi blocco a metà sulle scale, cercando di trattenere una risata. Che assurda situazione. Kael mi fa segno di scendere. Ora siamo nel punto peggiore, i lampioni spargono la loro luce fin qui. Il custode potrebbe vederci, anche senza l'aiuto della torcia.

Ispiro ed espiro diverse volte. I miei occhi restano incollati ai suoi. Devo calmarmi. Lui non dice nulla, annuisce solo un paio di volte.

Riprendo a scendere velocemente. Le mani sudate scivolano sul metallo freddo. Solo una volta arrivati a terra mi guardo intorno. Kael arriva al mio fianco e mi riprende per mano. È strano, ma confortante in questo momento. Forse fin troppo.

È una serata come tante, lo stadio è silenzioso e solo la mia macchina è ancora ferma nel parcheggio. Sola, come dovrei essere anch'io. Devo andare via. Subito. Prima che mi becchino qui e mandi a puttane tutto il mio futuro.

Lascio cadere la mano. Kael si gira un secondo a guardarmi. Alla luce dei lampioni i suoi occhi blu brillano, confusi.

«Andiamo!» sussurra, eppure nel silenzio il suono della sua voce rimbomba diverse volte.

Nego con la testa, indicandogli la macchina con la mano. Non ho intenzione di parlare. Il custode potrebbe decidere di scendere e noi siamo ancora maledettamente troppo vicini alle scale, troppo vicini tra noi.

«Andiamo via», ripete prendendomi di nuovo per mano.

Mi guardo intorno, insicura. Dovrei passare in redazione, Paul mi starà ancora aspettando. Solo che stasera ho deciso di non pensare, di non essere la solita Lyra diligente. E se questo è ciò che mi offre l'universo, lo accetto volentieri.

Lancio un ultimo sguardo al cielo, dove le stelle fanno capolino. Senza rispondere gli stringo la mano.

Camminiamo in silenzio, vicini, fino a superare la curva che porta dietro lo stadio.

Un'enorme moto da cross sembra essere stata abbandonata vicino a un albero. Il rosso della carrozzeria spicca alla luce tenue, regalando a quella trappola un senso di potenza.

Di chi può essere?

Ma immagino di sapere già la risposta, anche se non voglio ammetterlo.

E infatti, prima che possa avere il tempo di chiedere, Kael si avvicina alla moto. Recupera i caschi e me ne lancia uno. Lo prendo più per inerzia che per volontà, studiando il suo colore nero con sfumature rosse.

«Tieni», sorride nel dirlo.

Me lo passo tra le mani per il laccetto, pentendomi della mia scelta. Non è troppo tardi, potrei sempre tornare indietro. La mia auto è a poca distanza. Andare in dormitorio o in redazione.

Kael deve intuire il mio pensiero perché velocemente si infila il suo casco, alzando la visiera e allungandomi la mano.

Incrocio le braccia d'istinto. Quasi come se potessero proteggermi dalla decisione di salire sulla moto.

«Io su quella cosa non ci salgo», sbotto, cercando di non sembrare troppo infastidita. Il mio tono, però, suona più preoccupato che severo. Me ne rendo conto da sola.

Mi lancia un lungo sguardo mentre scende, per poi avvicinarsi divertito. Non appena mi si ferma davanti, faccio un passo indietro.

«Non abbiamo tempo, donzella», sono le sue uniche parole.

Lascio perdere quell'odiosa parola, non mi sembra il momento. Ancora una volta ho la sensazione di non capire, come se ci fosse un doppio senso che non riesco ad afferrare.

«Andiamo.»

Mi infila il casco enorme, togliendomelo dalle mani. Il profumo di tabacco e ambra mi avvolge. Non dovrebbe essere così piacevole; eppure sorrido, nascosta alla sua vista.

Si siede sulla moto e mi allunga la mano.

«No», lo dico sia a voce, sia muovendo l'indice davanti al viso.

«Sali! Svelta, o preferisci che ti carichi a forza?»

Siccome resto ferma, scende nuovamente e si avvicina ancora una volta. Da come mi guarda non ho dubbi, lo farebbe veramente. Ne sono sicura.

Mi mordo un labbro. La tentazione di scappare via è forte. Ho deciso, però, di non seguire le regole stasera.

«Va bene», dico. Sembro ancora poco convinta. È così. Le moto mi mettono terrore. I casi di incidenti sono enormemente più alti rispetto alle utilitarie.

A piccoli passi mi avvicino per poi sistemarmi sulla moto. Solo a una cosa presto attenzione. Sto attenta a non toccarlo. Per oggi ho dato abbastanza. E non solo con lui, anche il rivedere Drax mi ha scombussolata più di quanto sono pronta ad ammettere.

«Così cadi», mi avvisa.

Ma non sarei Lyra se lo ascoltassi.

«Non cado, parti.»

Mette in moto, passando da zero a cento in un secondo.

Urlo.

Un urlo forte e lungo che sembra riverberare nel silenzio della notte, ma non lo tocco. La moto sotto di me ruggisce, Kael è un vero e proprio diavolo alla guida.

Alla prima curva scivolo di lato e sono costretta a stringermi forte a lui per non cadere. L'essere così stretta, così vicina a qualcuno è insolito. Per niente da me.

Non sento la sua risata, ma la percepisco. Il suo stomaco si alza e si abbassa ripetutamente.

Alzo gli occhi al cielo anche se so che non può vedermi. Cerco di distrarmi guardando intorno, volendo capire dove stia andando.

Abbiamo lasciato il campus indietro e ci stiamo muovendo verso le campagne. Mi piace l'aria fresca e le distese immense di campi, ma non ora. Con la moto che fa le fusa sotto di me e soprattutto non con lui che sfreccia veloce sull'asfalto.

Prende un'altra curva, più stretta della precedente, e sono costretta a stringere ancora più forte. Le mie braccia intorno alla sua vita sembrano ganci idraulici.

Arrossisco.

Accelera ancora e io perdo un battito.

Cosa mi è saltato in mente?

Fa tutto il rettilineo a una velocità folle. Il cuore mi batte in gola, ma l'aria fresca sul corpo mi dà energia.

È meglio di quello che pensavo.

È libertà.

Urlo contenta alzando le braccia al cielo, come quando ero piccola e papà mi faceva volare in alto.

Per un attimo mi sembra che il tempo si sia fermato.

Lui accelera ancora e impenna. Lo stringo di nuovo velocemente mentre rido euforica.

Lentamente decelera, il mio cuore torna a battere a un ritmo più normale.

Si ferma in fondo alla strada, spegne la moto come se fosse il suo bene più prezioso, lasciandole anche una pacca sul sellino.

La corsa verso la fine è stata fantastica, anche se non lo ammetterei mai e poi mai. Non a Kael, almeno.

Scendo il più velocemente che posso, visto che sono di nuovo instabile sui piedi. Desidero ripristinare quel minimo di distanza tra noi.

La sensazione di vuoto sul mio corpo mi fa irrigidire. Mi manca il calore che mi avvolgeva lì sopra. Sembrava così naturale stargli vicino, con la moto che ruggiva impazzita e i capelli al vento.

«Dove siamo?» chiedo guardando l'enorme ingresso di pietra grezza davanti a noi.

Deve esserci dell'edera tra le pietre, forse muschio, ma è troppo buio per capirlo. Mi stringo le mani con forza, dimentica persino del casco ancora sulla mia testa.

«In un posto speciale, donzella», sorride mentre parla.

Sembra che per lui significhi qualcosa. Lo intuisco da come si muove. È come se fosse a casa.

La mia bocca si incurva all'ingiù per quel termine. Lo odio, mi fa sentire debole e in cerca di protezione, cosa che non sono mai stata.

Il suo sorriso, però, si apre ancora di più.

«Qui troverai solo appassionati di moto. Alcuni non sono affidabili», continua grattandosi la testa. Ora sembra anche lui nervoso.

«Resta vicino a me per sicurezza.»

Si avvicina e sono tentata di spostarmi di lato, ma non lo faccio. Come se il mio istinto si fidasse di lui più di me.

Allunga un braccio fino al casco e me lo sfila con sicurezza.

Come ho fatto a non pensarci subito?

Percepisco immediatamente la mancanza del profumo ambrato che mi ha accompagnato per tutto il viaggio.

Senza sforzo mi riprende per mano e glielo lascio fare, piena di pensieri che non vorrei avere. O forse non dovrei nemmeno immaginare di avere.

Passiamo sotto il lampione e noto che avevo ragione: il muro d'ingresso è ricoperto di uno strato di muschio verde scuro.

Strano, perché dare questo senso di trascuratezza a un locale?

Entriamo dentro. La luce è soffusa e c'è veramente molto rumore.

Musica, risate e confusione ci danno il benvenuto.

Lui sorride, le spalle larghe, i capelli spettinati dal casco.

Mi chiedo se anche i miei abbiano lo stesso aspetto trasandato al momento.

Resto semi-nascosta da Kael, come se questo potesse salvarmi.

Stravolta da tutto ciò che sta così rapidamente succedendo, cammino dentro quel caos che è il locale.

O che forse sta diventando la mia vita?

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