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Lyra - Destini incrociati

Un tetto per due

5 min di lettura

POV KAEL

Sento Lyra che mi segue e un sorriso mi increspa le labbra. Sapevo che l'idea della birra si sarebbe rivelata quella giusta. Nessuno può dire di no a una bella bionda ghiacciata.

Quando ho visto qualcuno salire qui su, non immaginavo potesse essere lei. Non avrei usato quella frase, non sapendo la situazione che ha con quell'idiota.

La vedo sempre alle mie partite, la sua macchina fotografica in mano, l'impegno che ci mette nel suo lavoro. È bella. Non una bellezza comune, ha qualcosa che va oltre. Non so descriverlo.

«Da questa parte», urlo anche se non ce n'è bisogno. «Donzella!» lo dico solo per infastidirla ancora.

Ho visto l'espressione che le ha attraversato il viso prima. Quel mix di furia cieca e che cazzo dice questo? È stato esilarante. Anche adesso la sento sbuffare.

Mi siedo al solito posto, aspettando che questa lumaca mi raggiunga. Quando arriva si guarda intorno, stranita. Non deve salire qui sopra molto spesso.

Incurva le spalle e io mi apro in un enorme sorriso. Le lucine che ho appeso le danzano sul viso; giocando a creare luci e ombre.

La sua bocca carnosa è leggermente aperta per la sorpresa. Si tocca ripetutamente le braccia. Mi ricorda un cucciolo di panda che ho visto una volta allo zoo. È buffa.

Bevo un sorso di birra. «Cosa c'è che non va?» chiedo per il gusto di prenderla in giro.

Il suo sguardo è eloquente, sembra chiedere: sei serio?

«Qui... qui...» non trova le parole. «È bellissimo, Kael», sussurra a bassa voce come se si vergognasse ad ammetterlo.

Faccio una specie di inchino che da seduto risulta assurdo anche a me. «Oh, credimi», sussurro a mia volta, ricopiandola. «Questo è ciò che accade a tutte le donzelle in pericolo che si imbattono in me».

Solo dopo che mi è sfuggito mi rendo conto di aver detto una cazzata. La sua faccia si incupisce, prima di diventare rosso fuoco. Io scoppio a ridere, nervoso. Mi gratto la nuca, cercando di capire come uscire da questa situazione.

«Scherzo.» Mi lancia uno sguardo assassino. «Scherzo. Okay?» mi ritrovo a ripetere.

Le faccio cenno di sedersi sul divanetto improvvisato e apro il frigo portatile che ho sempre dietro. «Bionda o rossa?» chiedo prima di prendere la bottiglia giusta.

Mi guarda stranita, come se stessi parlando di una ragazza e non della birra. Non deve bere spesso, altrimenti avrebbe subito capito.

«La birra», sottolineo mostrandole una. La studia come si potrebbe fare per un essere mitologico, torcendosi le dita ed evitando il mio sguardo.

«Qual è la più forte?» chiede in un sospiro.

Ho sentito le voci che girano su di lei e quel bastardo di Drax, ora però il suo viso, ancora rosso, me lo conferma. Quello non merita nulla. Neanche uno zerbino davanti la porta.

«Decisamente la rossa» rispondo risoluto, cercando di smorzare la tensione che sento crescere nel petto.

Senza dire nulla allunga la mano, i suoi occhi ancora bassi, lucidi. Deve aver pianto. Le passo la birra e ne beve un lungo sorso. Si pulisce la bocca con un gesto brusco, una smorfia le attraversa il viso, la rossa è tosta.

Mi ricorda me un paio di anni fa, quando ancora perdevo tempo con mia madre. Scappavo da lei per poi comportarmi uguale. O forse peggio. Ora ho imparato a dosare la mia rabbia ma all'epoca spaccavo tutto desiderando che lo schifo smettesse di tormentarmi. Odiavo vederla ridotta in quello stato catatonico. Adesso non mi interessa più.

Chiudo gli occhi. Devo scacciare subito il pensiero. Prendo un lungo sorso dalla mia bottiglia, svuotandola.

Il silenzio si protrae tra noi e sento il bisogno di spezzarlo, di sapere cosa le passa per la testa. «Bene, donzella.» Sospiro, sono troppo curioso. «Si può sapere cosa succede?» chiedo sorridendo, sforzandomi ad essere allegro.

Lei muove la testa, il corpo rigido. Il suo no è chiaro.

«Non sono abbastanza ubriaca per parlarne con uno sconosciuto.» Quasi urla prima di coprirsi la bocca con la mano.

La guardo sbalordito, la mascella si serra. Dopo tutte le partite che ha seguito pensa ancora di non conoscermi, eppure sono il soggetto preferito delle sue foto. Socchiudo gli occhi mentre lei incrocia le gambe, chiudendosi a riccio.

«E va bene.» Le passo un'altra birra e ne prendo una nuova anche per me. «Dopo questa però voglio sapere tutto», la butto lì, cercando di essere leggero. In realtà il mio desiderio di scoprire cosa le è successo mi sta mangiando vivo. Sono curioso se Drax fa ancora parte della sua vita. O se è altro che la turba.

Bevo ancora. Non dovrei, domani agli allenamenti sarà dura e nel frattempo continuo a osservarla.

Si accorge del mio sguardo e ricomincia a torturarsi le mani, appoggiando il vetro vuoto a terra. Anche le spalle le si incurvano.

«Perché lo stai facendo?» mi spiazza.

Allungo le gambe fino a sfiorarla con i piedi. Volendo capire se si ritrae o meno. Non lo fa.

«Perché posso?» rispondo alla sua domanda con un'altra. Già mi aspetto la sua risposta acida. Non arriva. Si limita ad alzare le spalle in un gesto di resa, per poi mettersi a giocare con la bottiglia. La fa roteare a terra come in quello stupido gioco che si fa da ragazzini. Aspetto che si fermi in un qualsiasi punto.

«Obbligo o verità?» La sbeffeggio sperando che questo la faccia sorridere.

«Non siamo all'asilo, Kael», mi rimbrotta ma un leggero sorriso le illumina gli occhi.

Proprio ora che si sta aprendo un rumore sordo ci fa bloccare. Lei subito blocca il rumore del vetro allungando la mano, mentre io spengo le luci lasciandoci nel buio totale. Se mi beccano qui con lei mi escludono dalla squadra e non posso permetterlo. Il coach è stato chiaro: niente divertimento fino alla fine dell'anno o addio agli sponsor. Non posso permettermi di perdere anche solo uno di loro.

Mi guardo un attimo attorno, pur sapendo di non vedere nulla. La sento però irrigidirsi.

«Se ci beccano...» sussurra, lasciando la frase incompleta. Non serve aggiungere altro.

Annuisco, prima di ricordarmi che non può vedermi. «Sì», le sussurro.

Nel silenzio assoluto echeggiano le nostre parole. I rumori di passi si avvicinano e Lyra mi prende per il braccio. Un sorriso sbieco mi spunta da solo.

Si intravede la luce di una torcia che si avvicina. Probabilmente il custode. Quando sono solo chiude un occhio ma oggi non credo lo farebbe, non dopo che il coach ha avvisato tutti gli addetti ai lavori.

Stringo la mano di Lyra. Lei ricambia il mio gesto. Non pensavo lo avrebbe fatto. Per un attimo resto sorpreso. Senza pensarci due volte la trascino via da lì. Inizio a correre portandomela dietro fino a raggiungere le scale antincendio.

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