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Frequentarsi

La conoscenza

2 min di lettura

Da quel giorno abbiamo cominciato a frequentarci, anche se non in maniera continua.


Lui viveva sulla Gold Coast, distante circa 8 ore di treno da Rockhampton e da me. Ma desideravamo talmente tanto frequentarci che ci sforzavamo di tenerci in contatto e vederci il più spesso possibile.


Un giorno mi ha raggiunto alla stazione di Rockhampton e da lì abbiamo preso un taxi verso il teatro, a vedere una rappresentazione teatrale de "Il mercante di Venezia".


Dopo non so quante ore di noia siamo andati a vedere un'esposizione temporanea di sculture fatte da un artista bulgaro mai sentito e che, a mio parere, non costruisce tralicci così diversi da quelli che realizzavo io alle medie nell'ora di tecnologia.






"Ah sì?"


Quando glielo confessai, spalancò gli occhi e mi guardò turbato, poi abbassò lo sguardo sul panino che aveva davanti e lo addentò.


"Be'..." biascicò, sforzandosi di fare meno rumore possibile "Danailov si ispira moltissimo al dadaismo, un movimento abbastanza denigrato nella storia. Sicuramente cerca di sconvolgere il pubblico con delle opere che sembrano banali o 'fatti da bambini delle medie', come dici tu. O lo si ama o lo si odia"


Tirò su col naso e mi puntò addosso un'espressione interrogativa, aspettandosi una qualsiasi risposta.


Mi si contrasse violentemente lo stomaco.


Rivolsi lo sguardo verso la finestra accanto alla quale eravamo seduti e mi arricciai i capelli indifferente, simulando un'espressione disinvolta, sforzandomi di non balbettare.


"Sì, be'...Io non ne capisco di queste cose...Mi limito solo a dire se una cosa mi piace o meno..."


Lo guardai di sbieco e pensai bene di punzecchiarlo.


"Sai, non tutti comprendono l'arte come te..."


Notai che sollevò un sopracciglio e morse nuovamente il panino, facendo colare sul tavolo delle gocce di salsa barbecue.


"La bellezza è soggettiva. E sopravvalutata, aggiungo. Comunque hai ragione, il popolino non sa riconoscere la genialità, figuriamoci se sa distinguere quando essa è ostentata o nascosta..."


Mi voltai fulmineamente verso di lui, aggrottando le sopracciglia.


"Quindi io faccio parte del 'popolino' ?!"


Mormorò qualcosa di volutamente incomprensibile e fece spalluce. A quel punto spalancai la bocca, fingendomi offesa, e gli lanciai una patatina fritta mandandolo a quel paese. Lui ricambiò lanciandomi una fettina di pomodoro e continuammo così per un po', tra gli sguardi perplessi e schifati provenienti dagli altri tavoli.


Quando sparsimo ovunque il cibo che avevamo pagato, mi misi una mano davanti alla bocca per trattenere le risate e mi fermai a guardarlo. Notai come i suoi occhi blu diventassero più luminosi quando sorrideva e quanto fossero carine le piccole fossette che gli si formavano sulle guance.


Il cuore sbatteva violentemente contro il mio petto, nel tentativo di uscire fuori. All'improvviso, Robert mi prese l'altra mano, unta come la sua, e una serie di scariche elettriche mi attraversarono da capo a piedi, come se avessi messo il dito in un cavo scoperto. A un tratto iniziai a non sentire più niente, nessun rumore di chiacchiere o posate che sbattevo tra loro. Il suo profumo si depositò nei miei polmoni e per alcuni istanti dimenticai anche dove mi trovavo, credendo di galleggiare in un'altra dimensione.


Sembra buffo, ma sentire i suoi giudizi sullo spettacolo e l'esposizione, vederlo così coinvolto e interessato, fissare il suo sorriso divertito, hanno reso quest'uscita la più bella della mia vita.



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