Il timore
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A San Valentino, dopo quasi un mese di frequentazione incostante, mi aveva invitata sulla Gold Coast per passare tutta la giornata insieme. Avevamo fatto una passeggiata in centro e visto i posti più belli della città, tuttavia non ero riuscita a divertirmi. Ero inquieta.
La sera mi aveva portata sulla spiaggia a vedere il tramonto.
Mi si accartocciavano le budella, ma questa volta non era come le altre. Era una sensazione sgradevole. Mi sentivo terribilmente pesante e ad amplificare questa sensazione contribuivano tutti gli altri organi.
Io e Robert non potevamo continuare.
Troppe difficoltà, troppe differenze. Non potevo illuderlo e non potevo illudere nemmeno me stessa. Ero arrivata a questa conclusione da giorni e aspettavo solo di dirglielo.
Ma come avrei fatto?
Mi sentivo così pesante che mi sembrava di sprofondare lentamente sotto la sabbia. Mentre stavo venendo risucchiata sotto terra, vidi qualcosa fermarsi davanti ai miei occhi e una voce rauca mi fece trasalire.
"Che te ne pare?"
Mi si fermò il cuore. Non sapevo se o quando avrebbe ricominciato a battere.
Robert mi stava mostrando il ritratto che aveva appena finito di farmi.
Era tutto perfetto:i miei lineamenti, la mia espressione, persino i particolari come il piercing al sopracciglio e il neo vicino al labbro superiore.
Sembrava la mia gemella, intrappolata su un foglio di taccuino.
Sudavo e mi venne la pelle d'oca. All'improvviso il mio cuore aveva ricominciato a battere così forte e intensamente che mi sembrava di averlo buttato dentro una centrifuga.
Non vedevo più niente, era tutto sfocato.
"Non ti piace?"
Si grattò la testa con la matita, perlpesso.
"Posso ridefinire i contorni e fare più ombreggiature se..."
"Non possiamo andare avanti così"
Lo interruppi senza accorgermene, la voce mi era uscita da sola. Robert fece una faccia esterrefatta e io ingoiai della saliva amara, che quasi si bloccò in gola.
"Cosa? Ma come..."
Tenevo la testa fissa sulla sabbia. Non avevo il coraggio di guardarlo in faccia.
"Tu..."
"Io...?"
"Tu mi piaci...e molto anche. E il tuo modo di fare mi affascina un casino ma...proprio non può funzionare"
"Perchè no? Credevo che stesse andando tutto bene"
"È così ma..."
"Allora qual è il problema?"
Abbassò la testa, cercando di incontrare i miei occhi, e io mi strinsi nelle spalle.
Era più difficile di quanto avessi immaginato.
Sospirai e sollevai lo sguardo verso di lui. Era confuso, proprio non capiva.
"Ce ne sono tanti di problemi. Inanzitutto, abitiamo troppo lontano l'uno dall'altra"
"Facciamo tutto il possibile per vederci"
"Ma è veramente troppo stressante, lo sai...Passiamo ogni giorno a scriverci e a farci videochiamate, ma, a conti fatti, ci saremmo visti di presenza nemmeno tre volte in un mese! E poi, non abbiamo niente in comune:età diverse, obiettivi diversi, stili di vita diversi. Non siamo compatibili"
Il suo sguardo era indecifrabile. Non riuscivo a capire se fosse deluso, arrabbiato o amareggiato.
"Di tutte le cose che hai elencato, solo la distanza è un problema vero. Il resto sembra che lo stai usando per trovare delle scuse"
"NON SONO SCUSE!"
O forse lo erano?
Le mie preoccupazioni erano solo un pretesto per non mettermi in una storia seria? Per non impegnarmi?
Era più facile fare così che ammettere di avere paura?
Mi sentivo girare, come se un vortice mi stesse risucchiando nelle profondità della terra. Il mio cervello elaborava troppi pensieri confusi e sentivo le viscere accartocciarsi su loro stesse con maggiore violenza.
"Con te mi sento in un'altra dimensione, ma questo non basta. Cosa succede se dopo aver trovato delle soluzioni a tutto ci lasciamo? O se tra qualche mese non ci troviamo più interessanti a vicenda? Non posso vivere con quest'incertezza..."
Era questo il vero problema. Oltre che dell'amore, avevo bisogno di sicurezze, stabilità, di una relazione concreta e duratura. Qualcosa per cui impegnarmi non sarebbe stato vano.
Notai che lo sguardo di Robert era cambiato:sembrava più sollevato.
"Ho capito che cosa ti preoccupa..."
Mi prese per mano e si fermò a pochi centimetri dal mio viso, sorridente. Il mio corpo collassò definitivamente e una coperta di magma e olio bollente mi avvolse, stritolandomi.
"Naelle, tutte le relazioni sono dominate dall'incertezza. Hai ragione, non possiamo decidere come si evolveranno o se finiranno, nè come risolvere degli ipotetici problemi. Soprattutto non possiamo decidere per quanto tempo amare qualcuno"
Avevo l'impressione che la sua voce fosse diventata soave e delicata, l'opposto di quella che avevo sentito fin'ora. Pure i suoi occhi blu erano delicati, come anche il profumo che emanava la sua pelle. Tutto di lui, in quel momento, mi trasmetteva un grande senso di sicurezza.
"Ma io non voglio stare con te nel futuro, voglio stare con te adesso. Adesso voglio vederti il più spesso possibile, adesso voglio disegnare il tuo viso ovunque, adesso voglio amarti. Non sappiamo se sarà per sempre, ma se dovesse essere così? Se dovesse andare tutto bene?"
Quelle parole mi illuminarono.
Lui si era innamorato di me e io di lui. Entrambi volevamo stare insieme.
Quindi che senso aveva farsi tutte quelle paranoie?
"Ti chiedo di stare insieme qui e ora, senza preoccuparci troppo di come andranno le cose in futuro"
"E se dovessero andare male?"
"Le sistemeremo. O ci lasceremo, non lo so. So solo che nel presente ci amiamo e siamo felici. O no?"
"CERTO!"
Urlai più forte di quanto avessi voluto.
"Anche per me è così"
"Allora non c'è nient'altro da dire..."
Chiuse gli occhi e mi diede un bacio che ero pronta rivivere altre volte, finchè ce ne sarebbero state.